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sabato 16 novembre 2019

Registro tumori nelle Marche

Registro dei Tumori nelle Marche

Un interessante convegno si è tenuto l’8 novembre in Ancona presso la regione Marche, sala Raffaello. Si è trattato della presentazione della pubblicazione del Registro dei tumori per il triennio 2010-2012. Dal sito dell’Agenzia Regionale Sanitaria ARS, che ha promosso questo incontro si legge in merito: “La pubblicazione di questo Volume “Atlante Tumori Regione Marche, primi dati di incidenza 2010-2012” completa il primo importante traguardo dell’iter di attivazione del Registro Tumori, nato con Legge n.6 del 2012 e regolamentato con atto deliberativo nel 2015. Questo percorso virtuoso ha portato la Regione Marche ad avere un territorio completamente coperto dal Registro Tumori, un’attività di sviluppo e implementazione molto importante, raggiunta grazie al coinvolgimento attivo delle strutture del Servizio Sanitario Regionale.”
Il Presidente della Giunta Regionale Luca Ceriscioli ha affermato: “Abbiamo lavorato per dare soluzioni”.
Interessanti le presentazioni di facile lettura anche per me semplice cittadino, immesso in una maggioranza di professionisti del settore sanitario. Due le Università coinvolte quella di Camerino che da lunga data ha sperimentato il Registro dei tumori della provincia di Macerata ed il Politecnico nelle Marche a cui spetta la rielaborazione dei dati delle province di Ancona e Pesaro Urbino.

Ma davvero dobbiamo felicitarci di tutto ciò ?

C’è da dire che le Marche è tra le ultime regioni a pubblicare queste informazioni e lo facciamo con due trienni di ritardo; è stato detto che il 2015 sarà pubblicato il prossimo anno. A dare il pungolo alla diffusione di queste informazioni, è stata la legge sul Registro dei tumori (1) varata recentemente, che ha imposto la pubblicazione dei dati entro il 30 aprile 2020. Un testo approvato a maggioranza da tutti i 457 presenti nel parlamento, per il quale l’allora ministro Giulia Grillo ha affermato “Grazie alla Rete nazionale dei registri dei tumori e al referto epidemiologico avremo dati certi, pubblici e sempre aggiornati, colmando un vuoto che caratterizzava il nostro Servizio sanitario nazionale, e migliorando la qualità dei dati oncologici raccolti e consentendo di realizzare una fotografia, aggiornata annualmente, dello stato di salute dei territori".
Inoltre mancano i dati aggregati per comune; infatti l’Artium (2) che raccoglierà tutte queste informazioni regionali, sostiene a proposito dei registri di popolazione:
“La maggior parte dei registri italiani sono registri di popolazione ovvero raccolgono i dati relativi alle malattie tumorali di tutti i residenti di un determinato territorio (può essere una singola città o un'intera regione, una provincia o il territorio di una ASL). L'importanza di legare la raccolta di dati alla residenza sta nel fatto che in questo modo la casistica raccolta non sarà selezionata, ma rifletterà la reale condizione di un territorio dove sono presenti tutte le fasce di età, tutti gli strati sociali, ecc.” Ecco quindi la necessità di correlare le malattie all’ambiente vissuto, ambiente fisico e sociale, dove il legame ambiente/patologia è ormai indiscusso.
Non è un caso, ad esempio, che il sito di Falconara sia nei 58 siti italiani, tra i gravemente inquinati ed ad elevato rischio sanitario (3)
Per tutto questo i dati del registro dei tumori, non sono di esclusiva competenza degli specialisti, ma anche di tutti i cittadini, che quando fanno accesso, sono spesso visti come rompiscatole e poco accreditati.
Per tutti va richiamata perciò la normativa sull’accesso ai dati ambientali che obbliga la pubblicazione e l’accesso ai richiedenti di “qualsiasi informazione disponibile...” art. 2, anche “dello stato della salute e della sicurezza umana”, comma 6 (4). Ma sul settore trasparenza e accesso ai dati da parte dei cittadini, le istituzioni sanitarie regionali devono ancora attivarsi debitamente.
La pubblicazione dell’Atlante è nel sito dell’ARS regionale.(5)


1) L. n 29 del 22 marzo 2019, “Istituzione e disciplina della Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione.”
2) Associazione Italiana Registro Tumori https://www.registri-tumori.it
4) D. L.vo n. 195 del 19.08.2005

domenica 26 agosto 2018

Coltivare l'alleanza con la Terra

13.a Giornata per la custodia del Creato. "COLTIVARE L'ALLEANZA CON LA TERRA".


Questa 13.a giornata del creato, ha un titolo semplice, ma profondo: “Coltivate l'alleanza con la terra” Questa terra è di Dio e in questo momento, siamo di fronte ad una crisi ecologica che richiede una forte conversione vocazionale, nell'essere custode del creato. Eppure stiamo assistendo ad un saccheggio continuo e alla codardia nella sua difesa.
Abbiamo il dovere coltivare e custodire questo meraviglioso creato, perché anche le future generazioni possano continuare a trarne frutti utili.
La prima giornata del mese di settembre o meglio ancora tutto settembre, è dedicato alla catechesi della natura, alla riscoperta della cura per il creato per riscoprire quella bellezza di cui ogni uomo, in ogni angolo della terra, ha il diritto di godere.
Occorre fare attenzione alla nostra società, per non essere vittime di una alleanza tra consumismo efferato e tecnologia che lasciano ai margini, gli scarti di una economia assassina.
Si suggerisce di recuperare spazi abbandonati, bonificare luoghi inquinati e favorire una rapporto rispettoso con la natura particolarmente tra i giovani e le nuove generazioni.
Anche gli ultimi mesi hanno visto diverse aree del paese sconvolte da eventi meteorologici estremi, che hanno spezzato vite e famiglie, comunità e culture le cui prime vittime sono spesso i poveri e le persone più fragili.
Né il cambiamento climatico è l’unica minaccia legata alla crisi socioambientale: si pensi all’inquinamento diffuso ed ai drammi che talvolta esso porta con sé correlati, ma non rassegnamoci.
Oggi è così evidente il mutamento climatico in atto, da essere attenti a fronteggiare forme di negazionismo antiscientifico. E' altrettanto vero anche come esso sia legato in gran parte a comportamenti umani, che possiamo modificare. Ecco, allora, allo sguardo preoccupato per la devastazione del territorio a seguito del riscaldamento globale, dovremo attivarci per una efficace opera di prevenzione.
Nella Conferenza internazionale COP 24, che si terrà a Katowicze in Polonia nel dicembre 2018 dovrà servire per “ripensare ed approfondire le iniziative contro il mutamento climatico avviate tre anni fa dalla precedente COP 21 svoltasi a Parigi. Sarà importante che l’Italia svolga un ruolo attivo e lungimirante in tale contesto, proponendo impegni realistici ed ambiziosi per l’azione della comunità internazionale. Il criterio sarà quello di un bene comune inteso in prospettiva ampia, ad includere le generazioni future e tutte le creature.”
“Avremo anche modo di abbinare così, la promozione di un lavoro dignitoso, con una attenzione forte per l’ambiente, in una prospettiva di cura integrale.
Occorre ritrovare il legame tra la cura dei territori e quella del popolo, anche per orientare a nuovi stili di vita e di consumo responsabile, così come a scelte lungimiranti da parte delle comunità.”
A fronte di diverse iniziative legate alla promozione ambientale da parte di associazioni e diocesi, molte comunità ecclesiali fanno fatica ad attivarsi in tal senso ai fini di una conversione ecologica, per raggiungere la pace interiore:
  • Coinvolgimento attivo dei rappresentanti delle confessioni cristiane presenti nel territorio.
  • Incontri di preghiera, che potranno trovare ispirazione nei temi biblici dell’alleanza e della creazione.
  • Incontri di approfondimento del tema della Giornata da un punto di vista biblico-teologico.
  • Incontri di approfondimento su tematiche specifiche, ad esempio, sulla custodia dei beni comuni ambientali (acqua,energia…) o sul clima.
  • Un momento di festa-celebrazione all’aperto, in qualche luogo significativo caratterizzato semplicemente per la sua bellezza naturale o stimoli momenti di particolare accentuazione del rapporto con la creazione, o la visita a qualche luogo che testimonia di una situazione ecologica particolarmente critica, che incide sulla vita della comunità.
Nel 1990 papa Giovanni Paolo II scrive per la Giornata Mondiale della Pace “Pace con Dio creatore, pace con tutto il creato”, una prima vera catechesi ecologica.
Dopo quasi tre decenni, in effetti, la situazione è forse ancor più complessa e mette in luce in modo persino forte, l'intreccio tra il grido della terra ed il grido dei poveri, che del degrado ambientale, sono spesso, le prime vittime meno responsabili, rispetto a quelli che contribuiscono a loro volta al depauperamento dell’ambiente.
Occorre riscoprire il nostro essere davvero custodi attraverso “un meraviglioso pellegrinaggio, legati dall’amore che Dio ha per ciascuna delle sue creature e che ci unisce anche noi con tenero affetto, al fratello sole, alla sorella luna, al fratello fiume e alla madre terra”.
L’ecologia integrale, invita allora alla speranza, di uno sguardo al futuro che non si lascia sopraffare dalla rassegnazione dinanzi alla difficoltà, ma opera per tessere legami nuovi, tra una vita umana di qualità ed un ambiente come casa abitabile.
L'invito per la chiesa ad impegnarsi nella tutela del creato e più indicativamente oggi nel contrastare i cambiamenti climatici, viene dalla citazione di papa Francesco: il “pastore” non può non occuparsi del benessere “integrale” del popolo, soprattutto dei poveri: spirituale e fisico, presente e futuro, locale e globale.
Il tema dei cambiamenti climatici è esemplare. Il primo “dovere” consiste nell’informarsi e uscire dallo stato di scetticismo che caratterizza spesso il mondo ecclesiastico e non solo. I ghiacciai si ritirano, la temperatura media si alza, aumentano i fenomeni meteorologici estremi (temporali, trombe d’aria, esondazioni, siccità) che inducono grandi sofferenze e insicurezze. L’umanità sta modificando l’assetto biologico e chimico dell’ambiente: deforestazione, inquinamenti, sfruttamento.
A livello politico assistiamo a scelte amministrative devastanti: cementificazioni, disboscamenti, opere inopportune, gestione privatistica ed esclusivamente commerciale dei beni comuni essenziali, come l’acqua. Il collegamento e l’ascolto dei gruppi ambientalisti locali ci può aiutare.
A livello ecclesiale dobbiamo domandarci, ed agire in merito, se la parrocchia, l’oratorio, il convento, l’istituto religioso, ha iniziato una rigorosa conversione alle energie rinnovabili.
A livello personale dobbiamo cercare di modificare i nostri stili di vita: sobrietà, scelta di merci e prodotti sostenibili, rispettosi dei lavoratori e dell'ambiente, finanza etica, dare tempo alla magnificenza ed alla contemplazione.
Dobbiamo anche impegnarci per il lavoro soprattutto per i nostri giovani, “che non sia quello che non risponde alla sete di dignità dell’uomo. Pensiamo alle sofferenze di molte persone: i disoccupati, soprattutto giovani, le vittime sul lavoro, chi subisce la corsa agli armamenti o livelli crescenti di inquinamento, il fenomeno del caporalato, le donne costrette a scegliere tra lavoro e famiglia, i precari...” Attiviamoci per la “formazione di persone motivate a dare impulso alla pastorale sociale e del lavoro. La vita delle comunità non può limitarsi alla catechesi, liturgia, processioni e benedizioni! Deve promuovere un ben-vivere al servizio delle relazioni che sono costitutive per l’uomo: con Dio, con i fratelli, con la creazione e con se stessi.”

Per una lettura più corretta e completa, si rimanda a: https://lavoro.chiesacattolica.it/13a-giornata-nazionale-per-la-custodia-del-creato/