sabato 19 novembre 2022

THE REPAIRMAN (L'uomo Riparatore)

 

The RepairMan (L’uomo riparatore)

A Sant’Angelo in Vado se c’è da aggiustare un apparecchio elettrico c’è la persona giusta. A chi sarà capitato di andare in via Mancini, al civico 34, c’è quella che era una vecchia vetrina espositrice. All’interno, davanti alla luce, ci sono un paio di banchi da lavoro colmi di pezzi e attrezzi. L’idea che si ha entrando, è quella di un luogo con materiali ed attrezzature accumulate, quasi un ammasso caotico di materiali, si direbbe; in realtà osservando bene ogni scatola ha la sua dicitura: interruttori, spazzole, cuscinetti, alimentatori, fusibili, morsetti di ceramica, di gomma e via così sino a riempire ben tre locali.


Appare subito che dentro quella che sembra un grande assortimento, solo lui possa orientarsi: il nostro repairman, l’Archimede vadese come lo chiama Di Domenico, “Fagiulin” gli dicono gli amici, in anagrafe Gabriele Faggiolini, in arte Lello.

Anno 1945 (la classe di don Pasquini e don Pellegrini, di Gabriele Tombi, di Daniele Montecchi), racconta subito della sua esperienza all’IPSIA, presso quella che oggi la sede di una nota banca in piazza Mar del Plata. “C’erano come professori, Sartini Lucio, Ferri Piero. l’avvocato Spezi, Don Giovanni Lani ed il direttore Cognini di Ancona ed il bidello Curzio Curzi. C’era Spezi Luigi, Spezi Renato, Spadin, el Pì, Ettore Faggiolini, Grassi Aleardo. Nel piano sottostante c’era il laboratorio di elettrotecnica dove si facevano gli avvolgimenti dei motori. Il filo veniva ricavato dalle sperimentazioni precedenti e spesso quelli realizzati dai ragazzi, al collaudo si bruciavano, suscitando una forte ilarità in tutti.


Avevamo fatto il collegamento citofonico con quella che era la “palestra” in via Piobbichese dove c’erano i torni; avevamo steso un cavo lungo le strade, via delle Rimembranze, fino alle scuole medie e quindi l’officina. C’era un telefono da campo a manovella. A casa mia ho rifatto un quadro di prova identico a quello della scuola e lì mi allenavo con i circuiti elettrici.

Uscito da scuola ho fatto il tornitore alla Benelli di Pesaro e abitavo dalla signora Zella di S. Angelo, parente della Maria Cucchiarini, ma quel lavoro non faceva per me. Nel 1970 sono entrato come operaio nella Vetreria Lapilli, poi alla INPE di Fantoni di Urbania, con Antonio Ferri ho montato la parte elettrica ai depuratori fino a Napoli, con Giovagnoli per la illuminazione pubblica vadese e di Borgo Pace dove ho illuminato l’abete recentemente caduto. Poi mi sono messo in proprio come elettricista e riparatore di elettrodomestici”.

Lui lo dice sommessamente, ma sorridendo, che ogni tanto qualche scossa elettrica l’ha presa, ma tutto a posto. Ha sempre studiato e si è tenuto aggiornato sulle norme CEI sugli impianti elettrici. In casa ha due scrivanie con libri, documenti, le sue progettazioni e valutazioni sui circuiti che sta analizzando. C’è anche una teca con tutte le apparecchiature elettriche del passato, prevalentemente di ceramica e vetro.

Lello non ama vedere le cose sprecate e fino a ieri ha recuperato nelle festività, la legna secca trasportata dalle piene del fiume. Il suo termocamino, anche questo autocostruito, gli ha permesso di riscaldare il suo appartamento anche nei freddi inverni. Ora avanti negli anni, lo ha integrato con una caldaia a metano, più facile da alimentare.


E’ in pensione dal 2012, ma non sa smettere la sua professione “Altrimenti cosa faccio?” dice. Ecco che allora l’ho visto riparare con un giovane ragazzo il monopattino elettrico, che con lui ha smontato fino alla batteria, che però è risultata inefficiente. Mentre aspetto nella sua officina, ecco che arriva il vicino con una radio “Lello non mi fa più la voce”. Smontata rifatte le saldature eccola cantare al massimo volume . Nel frattempo una signora arriva con una lampada da salotto “Fa ad intermittenza quando muovo il filo”. Smontato l’interruttore rifatti i collegamenti eccola lì risplendere di nuovo. Gli hanno portato ad aggiustare una fresetta a batteria il cui motore è risultato bruciato, quindi irriparabile. Al proprietario che era tornato a riprenderla, gli ha chiesto di lasciarla, così ci avrebbe preso i pezzi per altri.

Quando i morsetti dei pirografi degli scout si rompono, vado da lui perché sono in ceramica. “Aspetta che ho quelli delle stufe elettriche” va nel locale attiguo e rientra con un paio di scatole; ecco le morsettiere nuove di ricambio. Recentemente gli hanno portato a collegare un generatore ed un motore, per realizzare la corrente perpetua, come si vedono spesso nei social. “L’ho provato, ma quando ci metto la lampadina si ferma il tutto. Non sanno che ogni apparecchio ha un rendimento che abbassa quello generale. Non esiste il moto perpetuo”, sostiene. Gli ci esce anche di aiutare le famiglie in difficoltà con diversi bimbi e a volte ci rimette il materiale ed il tempo. Lui si accontenta del caffè, del dolce domenicale, del pranzo, visto che è solo in casa e deve anche cucinare .

Certamente una attività quella che svolge, che appartiene al passato e forse dovremo recuperare. Oggi dove impera l’usa e getta, il riparare diventa un eccesso a volte anche impossibile, viste come vengono sempre più realizzate le attrezzature, molte delle quali però, vanno in discarica con un carico di risorse ancora elevato e potenzialmente recuperabile.

Grazie Lello per tutto quello che ancora fai, anche per farci capire che prima di buttare un attrezzo, è importate cercare di riparalo e rientra in quella che oggi si chiama economia circolare.


martedì 18 ottobre 2022

COLPA DEGLI AMBIENTALISTI ?

 COLPA DEGLI AMBIENTALISTI ?

Errare è umano perseverare è diabolico.

Il Corriere Adriatico prima ed ora Il Resto del Carlino hanno pubblicato  gli articoli, che addossano apertamente le responsabilità delle alluvioni avvenute gli scorsi giorni, agli ambientalisti. A far eco a questi interventi anche quello del Presidente della Regione Acquaroli, che presiedendo il consiglio regionale del 4 ottobre, attribuisce le responsabilità ad un “ambientalismo ideologico che vuole lasciate tutto in una visione museale”.

Occupandomi di tutela ambientale da oltre 40 anni, mi è sembrato importante intervenire in merito. Che gli ambientalisti fossero così forti, una lobby così energica, mi pare davvero eccessivo. Così potenti da indirizzare le scelte degli amministratori sull’azione nel territorio.


In questi 40 anni ho visto tantissimi colleghi, amici, frazionati in tante sigle da agire soprattutto di persona, facendosi carico dello studio di progetti, di valutare scelte politiche, di stimare i piani territoriali, mettendo in evidenza lacune, errori, scelte ed in base ai risultati, agire nei vari aspetti. Molte volte gli interventi si basano sulle normative realizzate, non certamente dagli ambientalisti, ma dagli amministratori di turno.

Che gli strali provengano dalla zona di Frontone fa specie, dal momento che il comune ha voluto realizzare le piste da sci in un comprensorio intorno ai 1500 m di altezza quando nelle Alpi non vengono più finanziati impianti oltre 2000 m slm. Nel 2010 quale coordinatore regionale delle guardie del WWF inviai una copiosa informativa alla Procura proprio in merito allargamento delle piste da sci, con la conseguente sparizione di una tipica felce, che si trovava solo in quel luogo. Un articolo di due pagine intere di Mauro Ceccarelli evidenziava la problematica.

Successivamente il comune delegato dalla Provincia, curò il progetto che vediamo oggi sotto gli occhi, ma guarda caso non aveva personale per il normale andamento amministrativo.

Ho visto l’intervento effettuato sul fiume Metauro nel mio comune, dove si è disalberato l’alveo che “così è più bello” ed i tronchi interrati ai margini, con oggi, la conseguente nutrita gemmazione di fitte talee. Lavori fatti senza la opportuna autorizzazione, di intervento in alveo, prevista dalla legge ittica regionale (1). E’ successo anche recentemente a Trasanni sull’Apsa.

Una delibera regionale del 1996 prevede che qualsiasi cittadino possa asportare dall’alveo dei fiumi, i tronchi secchi e seccaginosi, quelli che ostacolano il flusso, quelli trasversi, ma pochi lo fanno. Così come è obbligo per i confinanti tenere pulito l’argine, cosa che pochissimi mantengono anche perché oggi la coltivazione viene effettuata dalle aziende, più frettolose nel terminare i lavori.


Nessuno ha messo in evidenza anche per non infierire, che a Cantiano il Tenetra passa sotto piazza Bartolucci per aprirsi sul piazzale della chiesa ed in fondo a via dei Molini, unirsi col Bevano; anche questo a valle del centro di troticoltura è intubato fino a fine via e guarda caso è letteralmente esploso. L’ansa del Burano è stata deviata in una ampia galleria,  che la piena non ha rispettato, finendo sul suo vecchio alveo. Dallo spazio web della provincia si evidenzia che il rischio per Cantiano è R4, il più alto.


A Senigallia, il Misa aveva il fosso Penna che serviva per smaltire parte delle piene fu tombato nel 1930. L’ unica cassa si espansione di undici progettate, dopo l’alluvione del 2014, deve ancora essere ultimata.

Eppure nel piano triennale trasparenza 2021 della Regione Marche, si metteva in evidenza il rischio di corruttibilità proprio nel settore ambientale pari al 49 %, mentre l’attuale piano 2024, da un rischio elevato del 9% ed un rischio medio del 37%. 

Vale la pena ricordare il recente scandalo che ha coinvolto il Genio Civile regionale a Pesaro, con estesi tagli fluviali per fare biomassa legnosa (2). O lo scandalo biogas del 2014 (3) ed anche lo scandalo Protezione Civile del dopo terremoto (4).

E’ il caso di dare ancora responsabilità agli ambientalisti?

Credo che si debba davvero valutare insieme e con spirito collaborativo reciproco, le azioni sul territorio. 

La trasparenza deve essere la regola e la partecipazione dei cittadini in particolare negli interventi ambientali (5), deve essere prevista prima delle decisioni finali, senza sotterfugi di sorta, con la chiarezza di chi vuole davvero difendere i beni comuni.


 

 

1) L.R. 11/2003 art. 14 https://www.ambientediritto.it/Legislazione/Caccia/2003/marche%20lr2003%20n.11.htm 

2)https://www.sr71.it/2022/06/14/tangenti-per-fare-piu-tagli-boschivi-scandalo-ambientale-nelle-marche-ai-domiciliari-un-imprenditore-aretino/

3) https://www.cronachemaceratesi.it/2014/07/18/indagine-biogas-20-denunciati-e-10-milioni-di-euro-sequestrati-chiusa-loperazione-green-profit/552538/

4) https://www.corriereadriatico.it/macerata/macerata_inchiesta_appalti_costruzione_casette_terremoto_sae_david_piccinini_protezione_civile_ultime_notizie-6063478.html

5)  https://www.isprambiente.gov.it/it/garante_aia_ilva/normativa/Normativa-sull-accesso-alle-informazioni/normativa-sovranazionale/la-convenzione-di-aarhus

 

sabato 3 settembre 2022

CASO ACQUA POTABILE A SANT'ANGELO IN VADO

 

Caso acqua potabile a Sant’Angelo in Vado


Con ordinanza sindacale del 13/07/2022 abbiamo appreso della non potabilità della nostra acqua di rubinetto. Il prelievo è stato dell’11/07/2022. Dopo appena 3 gg il problema è stato risolto. Tutto a posto verrebbe da dire, ma in questo caso, mi permetto alcune osservazioni, perché penso di conoscere discretamente sia le problematiche che le normative della nostro acqua potabile sbandierata da tutti, anche da molti colleghi ambientalisti, come sicura, controllata, più ecologica dell’acqua in bottiglia.

Ho fatto domanda delle analisi al nostro comune che mi sono state date immediatamente. La presenza in due diverse zone di prelievo di 2 e 5 Escherechia coli e di 25 e 40 coliformi totali, mi ha stimolato una serie di domande che ho inoltrato agli organi competenti, Asur servizio di Prevenzione e gestore Marche Multiservizi.

Ho richiesto ai sensi della normativa sulle informazioni ambientali (1), di conoscere la motivazioni di questa forma di inquinamento organico, anche se, solo supposta, di conoscere quale erano le forniture di acqua potabile attuate a Sant’Angelo in Vado nei giorni immediatamente precedenti all’ordinanza: acqua dal ripartitore di Fermignano (Giordano o potabilizzatore di Pole), delle sorgenti di Cà Alessandro, dai pozzi in località Bersaglio, dai pozzi in località Bensi, di avere copia delle relazioni in merito, effettuate dai vostri uffici relativi al problema, non solo quelle inviate al sindaco, ma anche quelle inoltrate all’Asur. Ho aggiunto se sia il caso di riclassificare, le acque captate a Sant’Angelo in Vado, dai pozzi di subalveo dei Bensi e del Bersaglio da A1 ad A3 (2), in considerazione anche che le acque del potabilizzatore di Mercatello sul Metauro prese dalle sorgenti del S. Antonio sono classificate A3. Ho chiesto inoltre di valutare il caso, di adottare le possibili “aree sensibili” di cui alla direttiva 271/91 allegato 2 (3), anche per il fiume Metauro visto che l,85% delle acque potabilizzate proviene da acque superficiali.

Ineccepibile la risposta di Marche Multiservizi. “La forma di inquinamento è dovuta ad una anomalia sull’impianti di disinfezione individuata il 13/07/2022 e risolta. Serbatoio Cappuccini alto, (prelievo 1) con acqua da località Bersaglio circa 2 l/sec, da Ca’ Alessandro 0,2 l/sec; serbatoio Cappuccini centrale (prelievo 2) con acqua da Bersaglio 6 l/sec, da Ripartitore di Fermignano (potabilizzatore di Pole) 4 l/sec.”

Da parte del Servizio Prevenzione dell’Asur è stato comunicato che: “I prelievi sono stati effettuati l’11.07.2022. Le cause di contaminazione possono essere diverse. Marche Multiservizi ha indicato la causa nel malfunzionamento nella pompa di clorazione dei pozzi del Bersaglio. E’ stato comunicato dal gestore, l’avvio del potabilizzatore di Pole a maggio. Le analisi non vengono al momento pubblicate sul sito di Vesa Marche da parte dell’Arpam, a causa di un attacco hacker serio, subito a marzo.” Sia gestore che Asur si sono dichiarati non competenti per la classificazione delle acque superficiali ai fini della potabilizzazione e dell’applicazione delle “aree sensibili”, entrambe di competenza della Regione.

Questa in estrema sintesi, i fatti, come potrete leggere nella documentazione allegata.

Qui mi permetto di inserire alcune considerazione di merito. Va detto chiaramente che le analisi disponibili sul sito Veterinaria Alimenti Marche (4), grazie alle pressioni del Forum Beni Comuni. In genere per Sant’Angelo in Vado si trovano pubblicate nel mese di ottobre quelle complete chimiche e nel mese di Luglio le batteriologiche quindi in un anno vengono effettuate 5 prelievi. Questo è stabilito nel D.Lgs 31/2001 sull’acqua potabile nell’allegato 2 tabella B (5). In totale noi a luglio, utilizziamo 12,2 l/sec, equivalenti a 1054 m3/giorno, circa 256 l/abitante/g. Teniamo presente che le nostre perdite di rete, ammontano a 41,25 % (dati Istat 2015) (6) .

Se davvero si volesse fare prevenzione sarebbe auspicabile, a mio avviso, cercare di fare analisi dell’acqua in mesi diversi da quelli prestabiliti, in particolare nei mesi estivi, dove abbiamo maggiori problematiche. Il fiume abbassa la sua portata ed il carico inquinante aumenta in percentuale; sono considerazioni da fare. Così come le pompe elettriche abbassano il cono di emungimento della falda sotterranea, col rischio di richiamare attraverso dei canalicoli, direttamente acqua del fiume. Basta vedere le analisi per accorgersi che i problemi vengono direttamente dalla zona fluviale e vengono resi più evidenti nel serbatoio che più si approvvigiona dal Bersaglio. Negli anni ‘80-’90 questo problema fu così evidente che si ridusse l’uso dei pozzi del Bersaglio, si realizzarono interventi di ripulitura del fango limoso depositato e successivamente si realizzarono i pozzi dei Bensi.

Solitamente le pompe dosatrici di cloro, sono di tipo peristaltico, (non conosco quelle montate al Bersaglio), ma non hanno problemi con le bolle d’aria, a meno che non si rompi il tubicino flessibile di spinta, per usura. Certo è, che a 1500 metri a monte del fiume sono stati depositati oltre 90 scarichi di letame a circa 60 m dal fiume da marzo-aprile scorsi. La velocità della falda idrica, nella nostra zona, è di 1 metro al giorno. In due mesi il percolato raggiunge il fiume. L’escherechia coli è presente anche nelle deiezioni animali (7). Dalle analisi non possiamo dirlo in quanto non è stata fatto l’esame batterico dei ceppi di provenienza, diversi tra quelli umani e animali. Basterebbe indagare.

Per quanto riguarda la pubblicazione delle analisi dell’acqua potabile, la norma sulle informazioni ambientali prevede che siano pubblicate purché detenute dall’ente. Mentre ci si è affidati alla diffusione, a quelle messe nel sito del gestore (8). Se provate non troverete alcuna analisi nonostante che la norma obblighi alla pubblicazione dei dati, anche i concessionari di pubblici servizi. E’ un problema che più volte sollevato nel passato e qualche mese prima, col Forum, fa abbiamo fatto apposito ricorso all’ANAC per questa mancanza di trasparenza, non solo del gestore, ma anche dell’AATO.

Inoltre l’ordinanza del divieto di uso dell’acqua comunale, è stata fissata anche nella casetta distributrice, a conferma che l’acqua erogata è la stessa dell’acquedotto, non contenendo il distributore, alcun sistema di filtrazione particolare.

Per quanto riguarda l’estensione della “aree sensibili” esse sono indicate nella direttiva CE del 1991 e mai attuate nella provincia di Pesaro Urbino nonostante che essa ha un rifornimento di acqua potabile da acque superficiali per circa l’85 %. In queste aree sarebbe previsto la riduzione degli scarichi inquinanti, in particolare dell’azoto, proprio per proteggere la risorse destinata all’uso umano. Ho effettuato la richiesta alla regione da tempo, mi hanno notificato che risponderanno in merito, ma già siamo a due mesi, senza ricevere le dovute informazioni. Sarà mia cura diffondere quanto da loro comunicato.

Per concludere credo che sia doveroso lanciare un appello: interessiamoci a queste problematiche ambientali, anche perché mettono a rischio la nostra stessa salute e quella dei nostri figli.


(1) D. Lgs. 195/2005 https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2005-08-19;195!vig=

(2) Classificazione acque superficiali https://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4249&area=acque_potabili&menu=acque

(3) Direttiva CE 271/1991 allegato 2 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:31991L0271

(4) Veterinaria alimenti Marche https://veterinariaalimenti.sanita.marche.it/ARPAM-Rapporti-di-Prova-Acque-Potabili

(5) D. L.gs. 31/2001 Allegato 2 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2001/03/03/001G0074/sg

(6) Perdite reti 2015 https://www.openpolis.it/le-perdite-di-acqua-potabile-sono-un-problema-nel-nostro-paese/

(7) Escherechia coli https://www.ecdc.europa.eu/en/escherichia-coli-ecoli/facts

(8) Marche Multiservizi analisi acqua potabile comuni http://www.gruppomarchemultiservizi.it/#/acqua/informazioni_allutenza/

Fotografie in ordine di apparizione:

Torrente S.Antonio Mercatello sul Metauro. Presa del potabilizzatore A3

Fiume Metauro Loc Bersaglio Sant'Angelo in Vado. Acque fluviali A1

Deposito letami a 1500 m a monte della zona Bersaglio

Scarico di liquami sul Morsina avvenuto il 10 gennaio 2022

 

Rsposta Asur Servizio Prevenzione

Risposta Marche Multiservizi

















 

mercoledì 3 agosto 2022

Fotovoltaico a Sant’Angelo in Vado


Fotovoltaico a Sant’Angelo in Vado


Apprendo dal giornale, della possibile realizzazione di un campo fotovoltaico proprio ai confini dell’area urbana in località Paradiso. Si tratta di un impianto che avendo l’area a disposizione potrebbe arrivare ad una potenza installata di oltre 6 megawatt. E’ possibile? Si può fare? Dai piani alti nulla è trapelato, se non attraverso la carta stampata.


Il decreto del 2003 sulle energie rinnovabili, ancora attuale sostiene che sono opere “di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti”, ma aggiunge che la loro realizzazione deve avvenire “nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell'ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico” e con “le modalità stabilite dalla legge sui processi amministrativi del 1990”.

Sono vietate qualsiasi forma di compensazione, non solo a Provincia e Regione, ma anche ai comuni (il comune di Apecchio, ne sa qualcosa per l’eolico installato).

La legge del 1990 prevede sia un iter agevolato, ma anche il coinvolgimento nel procedimento autorizzativo, degli interessati privati, collettivi e diffusi. A dare man forte a questa norma c’è la convenzione di Aarhus, recepita in Italia nel 2001. Riguarda l’accesso alle informazioni ambientali con la conseguente partecipazione del pubblico ai procedimenti che interessano gli interventi di trasformazione degli ecosistemi nel sua globalità, prima della conclusione autorizzativa.

E’ però poco recepita dagli enti pubblici, tant’è ho interpellato proprio la Provincia in tal senso per le autorizzazioni ambientali rilasciate alla realizzazione di un eolico da 900 chilowatt in comune di Piobbico.


Strano, ma intuibile, anche le varie operazione di marketing delle parole via via adottate: inceneritore diventa termovalorizzatore, digestore anaerobico diventa biodigestore ed ora un impianto fotovoltaico più elevato da terra diventa un agrovoltaico (c’è da capire poi che coltura nascerà all’ombra dei panelli).

Nella conversione in legge del decreto citato nell’articolo, è stato eliminato il limite del 10 per cento di copertura della superficie agricola aziendale, ai fini dell’accesso agli incentivi statali per gli impianti agro-voltaici con montaggio dei moduli sollevati da terra.

Tali impianti, ai fini dell’accesso agli incentivi, devono rispettare le linee guida del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura), realizzate in collaborazione con il GSE, (Gestore servizi elettrici) entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge.


Va fatto presente, che la nuova impostazione della disciplina degli impianti fotovoltaici su terreni agricoli
non aiuta le imprese agricole, in quanto da una parte viene confermata l’ammissibilità agli incentivi solo per gli impianti agro-voltaici elevati da terra, con l’estensione agli impianti galleggianti, impianti difficili per gli agricoltori sia nella realizzazione che per la gestione, dall’altra, gli stessi non potranno accedere agli incentivi per piccoli impianti a terra, ma nei tetti sì.

domenica 17 luglio 2022

ACQUA TORBIDA

 Acqua torbida

Un  percorso arzigogolato e lungo, che rivela le fatiche fatte dal WWF e dal Forum Beni comuni per tentare di avere dati e informazioni, sul ciclo della nostra acqua potabile.

Il WWF Marche ed il Forum Provinciale Beni comuni il 5 aprile scorso, hanno richiesto all’AATO1, nel rispetto della normativa sulle informazioni ambientali, di poter conoscere, i dati delle sorgenti monitorate, le autobotti usate nella scorsa stagione e la loro destinazione finale, i dati dei pozzi del Burano e S.Anna degli ultimi anni, i consumi dei singoli comuni, le relazioni presentate al parlamento.

L’AATO1 ci risponde di non avere a disposizione queste informazioni, che invece, suggerisce: “Potranno essere richieste ai gestori, sorgenti, autobotti, consumi comuni, alla Protezione Civile regionale i dati dei pozzi, ad ARERA le relazioni parlamentari.”

Il 23 aprile scorso si richiedono i dati ambientali agli enti, così proposti dall’autorità e si contatta il difensore civico regionale, al quale si chiede di valutare la risposta dell’AATO1, scrivono: Che pare poco attinente anche agli obiettivi elencati, evidenziando una mancanza di dati, informazioni, che non si addice ad una Autorità preposta al coordinamento, vigilanza e controllo, del Sistema Idrico Integrato”.


Il difensore civico risponde: “Sostanzialmente, sono state negate tutte le richieste presentate… Ora, corre l’obbligo di evidenziare che le informazioni ambientali, richieste dagli attuali ricorrenti, traggono piena legittimazione dalle disposizioni di cui della Direttiva CE sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale. Peraltro, le informazioni non risultano annoverabili nei casi di esclusione...debbono sottostare agli obblighi di pubblicazione nel sito «Informazioni ambientali», al fine di rendersi fruibili ai cittadini.”

Nel frattempo i gestori rispondono inviando parte dei dati richiesti. I dati sono semplici fotocopie, mentre dovrebbero essere in formato aperto, editabile, così come previsto per una qualsiasi amministrazione pubblica. Marche Multiservizi non indica la destinazione finale delle autobotti; per le sorgenti ci viene inviata la lettera del Prefetto del 2013, che li negava in quanto obbiettivi sensibili, non vengono neanche indicati i comuni dove situate. Trattati quindi alla pari di ipotetici terroristi, non si evince l’aspetto collaborativo sottolineato dalla stessa norma sui dati ambientali. Eppure il potabilizzatore di Saltara, con la fornitura più grande della provincia, è facilmente raggiungibile tramite navigatore ed i dati di una ventina di sorgenti erano riportati sul giornale locale del luglio scorso. 

Essendo scaduti i 30 giorni previsti per le risposte si ricorre nei confronti di ARERA presso la Commissione 241/90 competente per le contestazioni agli organi statali.


L’autorità ci risponde dopo qualche giorno, direttamente sulla “busta” della posta certificata, senza una firma se non la stessa sigla dell’ente. In sostanza ha a disposizione sul suo sito solo la relazione parlamentare del 2017.

Non avendo avuto risposte dalla Protezione civile regionale, le associazioni sollecitano ancora il difensore civico, stimolando l’immediata risposta della regione sui dati dei pozzi; piuttosto dettagliata ed estesa, ma con dati in formato non aperto, non editabile. Vi emerge che le informazioni del Burano erano già disponibili all’AATO1, ai comuni di Cagli e Cantiano. Eppure l’autorità ha fatto intervenire il suo responsabile per la trasparenza, che in sostanza ha dichiarato che i dati non sono detenuti dagli uffici, quindi non possono essere forniti; un intervento anomalo in quanto non si è fatta la richiesta di accesso civico, prevista dalla norma, che chiede sì il suo concorso, ma sull’accesso alle informazioni ambientali non è previsto.


Aspetto grave che gli stessi dati sui comuni e sulle sorgenti erano stati forniti nel passato all’assessore del comune di Montelabbate, quindi anche questi in possesso dell’ente.

Infine le associazioni ambientali, si sono rivolti all’Anticorruzione, a motivo della mancata pubblicazione dei dati sull’acqua per l’AATO1, in quanto non riporta alcun dato locale ed a Marche Multiservizi che dovrebbe pubblicare tutti i dati dell’acqua che gestisce per il servizio pubblico, comprese le analisi del proprio laboratorio, ancora irraggiungibili.

Sono passati oltre 3 mesi per concludere questa raccolta del WWF e del Forum; sono stati spediti e ricevuti 25 diversi documenti e note. Questo percorso, oltre che essere una interessante lezione di didattica sulle normative relative all’accesso ai dati, rivela davvero la torbida applicazione delle leggi dedicate ai cittadini.


Eppure va detto, che la trasparenza è la regola, l’esclusione è l’eccezione e il contrario di pubblico non è privato, ma oscuro, nascosto.

 

 

Legenda foto

1) Simbolo AATO1

2) Centrale Pian di Rose Comune di Cagli. Alimenta il potabilizzatore di Pole

3) Pozzo del Burano in fase di erogazione

4) Manometro del Pozzo che indica una pressione di 19 bar, contro i 32 bar di quando è stato perforato

5) Piena del Metauro località la Chiusa a S.Angelo in Vado 

sabato 2 luglio 2022

Problema idrico. La vigilanza

 PROBLEMA IDRICO. LA VIGILANZA

Ho letto questi giorni, relativamente al problema idrico di questa stagione, l’appello del sindaco di Cantiano al Prefetto, al fine di aumentare la vigilanza sulla risorsa idrica. Il sindaco Gambini che sostiene l’inutilità delle ordinanze, se manca la vigilanza.

Eppure cari sindaci la vigilanza c’è a disposizione e sono le Guardie Ecologiche Volontarie della Regione Marche. Le vostre guardie, che operative amministrativamente su tanti settori ambientali, quali acqua, rifiuti, caccia, pesca, cave, flora e forestazione, funghi e tartufi, eppure nel tempo mai una amministrazione pubblica ha voluto tentare una sola convenzione.

Anzi sono state trattate proprio con poca considerazione: si pensi soltanto che la Provincia sta ancora bloccando 25 nuove GEV per una cattiva interpretazione delle leggi, che hanno riportato la formazione direttamente alla regione; alla Prefettura che nonostante i solleciti non ci risponde in merito.

L’associazione che ho l’onore di presiedere, inoltre ha a disposizione, personale con decreti di guardia ittica, che hanno le funzioni di polizia giudiziaria non solo sulla pesca, ma anche sull’intera idraulica. Sono pronte, aggiornate e da utilizzare, eppure gli enti non li considerano o quanto meno non tentano rapporti organizzativi ed operativi con loro.

Le ordinanze sul contenimento idrico, effettuate dai sindaci sin da ora, ad esempio, nell’assegnare la vigilanza delle disposizioni, non li citano neanche e quindi le GEV non possono applicarle. E’ sembrato che il comune di Cagli volesse usare le GEV per la vigilanza sul Bosso e sul Burano, ma non si è fatto niente. La stessa Regione Marche non propone finanziamenti, né risoluzioni alla vecchia norma che li ha voluti, perché richiesti dall’Unione Europea che esigeva garanzie territoriali sul controllo sull’ambiente; la legge regionale del 1992, che li istituisce, necessita di revisione alla luce dell’eccessiva burocratizzazione formativa, ma nonostante i nostri appelli è tutto fermo!

Col coordinamento del Questore, negli anni abbiamo dimostrato di intervenire sul territorio, anche se a nostre spese, col contributo di diversi privati e del 5x1000. Rendeteci più efficacemente operativi per la conservazione e tutela dell’ambiente e faremo efficacemente del nostro meglio per il bene di tutti!

Giuseppe Dini

Presidente Raggruppamento GEV PU

sabato 14 maggio 2022

L’AATO 1 Marche Nord nega l’accesso ai dati ambientali.


L’AATO 1 Marche Nord nega l’accesso ai dati ambientali.

La storia inizia con gli incontri effettuati a contorno della eventuale realizzazione di un invaso nell’entroterra, ad Apecchio promosso dal comune, con Legambiente Marche. Gestore e AATO 1 sono lì a snocciolare numeri e dati ogni volta nuovi, non rintracciabili, mettendo in difficoltà i portatori di interesse quali le associazioni ambientali: sorgenti in calo, autobotti nel territorio interno, pozzo del Burano.

Giuseppe Dini per il WWF Marche e Roberta Lombardi del Forum Provinciale per i beni comuni, nel passato già membri della consulta utenti dell’autorità, scrivono al direttore Ranocchi per avere le informazioni ambientali non pubblicate in Amministrazione Trasparente. La risposta del dirigente è stata una delega: “I dati di produzione delle sorgenti monitorate, loro quantitativi, il numero delle autobotti e relativi quantitativi portati nei comuni nel 2021, i consumi relativi all’anno 2021 dei singoli comuni della Provincia, rilevati dalle sommatorie dei contatori allacciati in rete, possono essere richiesti ai gestori del servizio idrico. I quantitativi erogati dal pozzo del Burano nelle estati dal 2019 ad oggi e le relative pressioni, rilevate a febbraio dell’anno successivo sono stati resi disponibili a Regione, Protezione civile e Comune di Cagli. Relazioni tecniche sugli interventi gestionali e strutturali in emergenza idrica, presentate al Parlamento, dal 2018 ad oggi, vanno richieste ad ARERA e sono presenti nel sito dell’autorità.

Sostanzialmente, sono state negate tutte le richieste presentate” dice il Difensore Civico. Inoltre aggiunge “Sono informazioni non rientrano nei casi di esclusione. Debbono sottostare agli obblighi di pubblicazione nel sito “Informazioni ambientali”, al fine di renderli fruibili ai cittadini. Non vanno sottaciute, infine, le funzioni in materia di ricognizioni delle reti degli acquedotti e delle altre componenti del ciclo integrale delle acque, assegnate ad Aato 1 Marche Nord, che non consentono alla stessa di esautorarsi dalla responsabilità di fornire adeguate risposte ai cittadini, indicando, in sua vece, il concessionario di servizio. Si chiede di voler riesaminare il diniego.”

Le due associazioni non sono nuove a queste sfide: nel recente passato sono riuscite a far pubblicare le analisi dell’acqua potabile di tutti i comuni marchigiani, all’Autorità Sanitaria Regionale diffidando i dirigenti responsabili: ora qualsiasi cittadino ha la possibilità di controllare l’acqua del proprio rubinetto nel sito https://veterinariaalimenti.sanita.marche.it . Tutto questo solo utilizzando bene l’arma che qualsiasi cittadino ha a disposizione: l’accesso ai documenti e la trasparenza.


 


venerdì 4 marzo 2022

L’attività 2021 delle Guardie ecologiche volontarie

 

L’attività 2021 delle Guardie ecologiche volontarie

Il Raggruppamento GEV è una associazione che è formata da guardie volontarie di diversa provenienza associativa. E’ affiliata alla FEDERGEV nazionale e per questo riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente oggi della Transizione.

Ormai da tempo impegnata nelle tutela ambientale del territorio provinciale, ogni anno manda puntualmente le attività svolte dalle singole guardie, al questore, a cui sono sottoposte per la diretta vigilanza.

Per il 2021 le guardie del Raggruppamento GEV e quelle del WWF che hanno aderito, hanno effettuato complessivamente 211 servizi per 1581 ore complessive. Hanno percorso 9305 km, notificato 17 verbali amministrativi per un importo totale di 6566 €.

Sono state inviate 6 comunicazione di reato ai sensi dell’art. 331 del c.p.p. e 14 segnalazioni ufficiali agli enti competenti.

Sono stati recuperati 43 animali selvatici per il CRAS e svolto 18 interventi di Protezione civile, in assistenza ai centri Covid.


Tutto questo è stato possibile con 13 guardie attive, con il contributo finanziario di alcuni privati, del 5/1000 e delle risorse personali, non avendo alcuna forma di convenzione da parte di enti pubblici.


Con il corso effettuato presso l’Università di Urbino sono state formate 25 nuove allievi di cui 4 provenienti da altre regioni (l’ultima attività formativa è del 2010 da parte della Provincia). Avremmo la possibilità di dare il decreto da GEV a 21 persone giovani ed interessate, ma per un cavillo burocratico, a nostro avviso superabile, la Provincia ha bloccato le nomine, chiedendo la modifica della legge regionale.

La regione d’altro canto, fa fatica ad attivarsi per questa semplice modifica, come purtroppo non finanzia la vigilanza delle GEV da tempo, come invece sarebbe previsto dalla stessa norma.

Ci appelliamo quindi ai cittadini sensibili affinché solidarizzino con noi, contribuendo direttamente e col 5x1000, o sollecitando gli enti preposti ad una soluzione che garantisca la nomina delle nuove guardie ed il miglioramento della vigilanza ambientale nel territorio.