sabato 14 maggio 2022

L’AATO 1 Marche Nord nega l’accesso ai dati ambientali.


L’AATO 1 Marche Nord nega l’accesso ai dati ambientali.

La storia inizia con gli incontri effettuati a contorno della eventuale realizzazione di un invaso nell’entroterra, ad Apecchio promosso dal comune, con Legambiente Marche. Gestore e AATO 1 sono lì a snocciolare numeri e dati ogni volta nuovi, non rintracciabili, mettendo in difficoltà i portatori di interesse quali le associazioni ambientali: sorgenti in calo, autobotti nel territorio interno, pozzo del Burano.

Giuseppe Dini per il WWF Marche e Roberta Lombardi del Forum Provinciale per i beni comuni, nel passato già membri della consulta utenti dell’autorità, scrivono al direttore Ranocchi per avere le informazioni ambientali non pubblicate in Amministrazione Trasparente. La risposta del dirigente è stata una delega: “I dati di produzione delle sorgenti monitorate, loro quantitativi, il numero delle autobotti e relativi quantitativi portati nei comuni nel 2021, i consumi relativi all’anno 2021 dei singoli comuni della Provincia, rilevati dalle sommatorie dei contatori allacciati in rete, possono essere richiesti ai gestori del servizio idrico. I quantitativi erogati dal pozzo del Burano nelle estati dal 2019 ad oggi e le relative pressioni, rilevate a febbraio dell’anno successivo sono stati resi disponibili a Regione, Protezione civile e Comune di Cagli. Relazioni tecniche sugli interventi gestionali e strutturali in emergenza idrica, presentate al Parlamento, dal 2018 ad oggi, vanno richieste ad ARERA e sono presenti nel sito dell’autorità.

Sostanzialmente, sono state negate tutte le richieste presentate” dice il Difensore Civico. Inoltre aggiunge “Sono informazioni non rientrano nei casi di esclusione. Debbono sottostare agli obblighi di pubblicazione nel sito “Informazioni ambientali”, al fine di renderli fruibili ai cittadini. Non vanno sottaciute, infine, le funzioni in materia di ricognizioni delle reti degli acquedotti e delle altre componenti del ciclo integrale delle acque, assegnate ad Aato 1 Marche Nord, che non consentono alla stessa di esautorarsi dalla responsabilità di fornire adeguate risposte ai cittadini, indicando, in sua vece, il concessionario di servizio. Si chiede di voler riesaminare il diniego.”

Le due associazioni non sono nuove a queste sfide: nel recente passato sono riuscite a far pubblicare le analisi dell’acqua potabile di tutti i comuni marchigiani, all’Autorità Sanitaria Regionale diffidando i dirigenti responsabili: ora qualsiasi cittadino ha la possibilità di controllare l’acqua del proprio rubinetto nel sito https://veterinariaalimenti.sanita.marche.it . Tutto questo solo utilizzando bene l’arma che qualsiasi cittadino ha a disposizione: l’accesso ai documenti e la trasparenza.


 


venerdì 4 marzo 2022

L’attività 2021 delle Guardie ecologiche volontarie

 

L’attività 2021 delle Guardie ecologiche volontarie

Il Raggruppamento GEV è una associazione che è formata da guardie volontarie di diversa provenienza associativa. E’ affiliata alla FEDERGEV nazionale e per questo riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente oggi della Transizione.

Ormai da tempo impegnata nelle tutela ambientale del territorio provinciale, ogni anno manda puntualmente le attività svolte dalle singole guardie, al questore, a cui sono sottoposte per la diretta vigilanza.

Per il 2021 le guardie del Raggruppamento GEV e quelle del WWF che hanno aderito, hanno effettuato complessivamente 211 servizi per 1581 ore complessive. Hanno percorso 9305 km, notificato 17 verbali amministrativi per un importo totale di 6566 €.

Sono state inviate 6 comunicazione di reato ai sensi dell’art. 331 del c.p.p. e 14 segnalazioni ufficiali agli enti competenti.

Sono stati recuperati 43 animali selvatici per il CRAS e svolto 18 interventi di Protezione civile, in assistenza ai centri Covid.


Tutto questo è stato possibile con 13 guardie attive, con il contributo finanziario di alcuni privati, del 5/1000 e delle risorse personali, non avendo alcuna forma di convenzione da parte di enti pubblici.


Con il corso effettuato presso l’Università di Urbino sono state formate 25 nuove allievi di cui 4 provenienti da altre regioni (l’ultima attività formativa è del 2010 da parte della Provincia). Avremmo la possibilità di dare il decreto da GEV a 21 persone giovani ed interessate, ma per un cavillo burocratico, a nostro avviso superabile, la Provincia ha bloccato le nomine, chiedendo la modifica della legge regionale.

La regione d’altro canto, fa fatica ad attivarsi per questa semplice modifica, come purtroppo non finanzia la vigilanza delle GEV da tempo, come invece sarebbe previsto dalla stessa norma.

Ci appelliamo quindi ai cittadini sensibili affinché solidarizzino con noi, contribuendo direttamente e col 5x1000, o sollecitando gli enti preposti ad una soluzione che garantisca la nomina delle nuove guardie ed il miglioramento della vigilanza ambientale nel territorio.


 


martedì 1 marzo 2022

Problema cinghiali. Caccia in braccata?

 PROBLEMA CINGHIALI. CACCIA IN BRACCATA?

Rispondo in merito all’articolo dedicato ai cinghiali su Flaminia febbraio 2022.

La peste suina africana preoccupa giustamente i produttori di carni, così come il sovranumero di questi ungulati.

Quello che mi viene da mettere in rilievo, è che la caccia non risolve il problema, né tanto meno la caccia in braccata.

Mi spiego. Intanto la braccata, dove intere squadre di cacciatori e di battitori con cani inseguono la preda, non fa che diffondere i branchi di suinidi e disperdere tutta la fauna presente; la soppressione della matriarca e il conseguente sparpagliamento in piccoli gruppi del branco, stimola le giovani femmine che vanno in estro e partoriscono numerosi striati; essendo giovani, riescono a figliare anche più cucciolate all'anno. Non sono io a dirlo ma ci sono relazioni dell’ISPRA, relazioni parlamentari ed articoli di etologi a confermarlo.

Inoltre l’importazione di cinghiali non autocnoni di peso maggiore, più resistenti, ha sconvolto l’equilibrio ecologico, con l’aumento appunto delle cucciolate, una causa della conseguente presenza dei loro predatori, quali i lupi. Infine se la caccia deve essere la soluzione dal 1992 anno istituzione della normativa sulla fauna e caccia, avrebbero risolto il problema, cosa che non è avvenuta.


Resta il fatto inoltre, che molto spesso è facile trovare nei boschi, sempre realizzati da cacciatori, distributori di foraggiamento del cinghiali, pratica ormai vietata dalla normativa, destinata al penale.

Quali soluzioni? Una soluzione proposta da noi guardie ecologiche, accolta dalla Regione Marche, è l’uso di chiusini e di appositi recinti di cattura. Li utilizzammo nel 2008 nella riserva del Furlo dove in tre mesi, catturammo 58 cinghiali nonostante il sabotaggio di due recinti. Sono così efficaci che un noto agricoltore del Peglio la scorsa estate in due mesi, ne ha catturati 68, che sono finiti nella filiera carni dell’azienda, anche a rimborso automatico dei danni ricevuti. Fra l’altro a Sassocorvaro c’è l’unico mattatoio pubblico per i selvatici e tutti gli agricoltori possono attivarsi in tal senso.

Il fatto deprecabile è che l’agricoltore è stato visitato dal caposquadra cinghialai della zona, per rimproverarlo di catture destinate a loro.

Resta il fatto che da solo in due mesi estivi ha catturato 68 capi, mentre ad esempio la squadra di cinghialai di Mercatello ne ha soppressi 94 , con 30 cacciatori in tre mesi.

Non funzionano repellenti chimici come quelli usati ad Urbino, ma le trappole poi montate successivamente.

Altra considerazione importante è che questa caccia dove si usano carabine a canna rigata con gittata anche pari a 3 km, è piuttosto pericolosa; infatti la stessa legge li obbligherebbe a stare lontani dalle case, in sparo, ad una distanza pari ad una gittata e mezzo. Eppure è facile incontrare la squadra dei cinghialai di Acqualagna lungo la vecchia nazionale, tutti bardati a guardare il monte, non certo così lontani dalle abitazioni, oppure incontrare i cacciatori in battuta nei pressi del bocciodrono di Urbino lungo la strada principale o anche assistere ad Urbania alla battuta del cinghiale lungo il Metauro proprio nel centro dell’abitato.


domenica 19 dicembre 2021

Le ultime novità sull'acqua

Le ultime novità sull’acqua.

Mentre tutti da noi cercano soluzioni per portare, è il caso di dirlo, l’acqua sotto i ponti, il tempo e procedure continuano il loro lento percorso. Vediamo qualche aspetto.

Pochi oggi si ricordano della scossa di terremoto del 15 settembre 2021 con magnitudo di 2,9, che ha fatto sobbalzare diversi comuni dell’entroterra pesarese. L’epicentro è stato localizzato sopra Cà Bicchi (Apecchio) a 10 km di profondità circa 500 m di distanza dalla diga del famoso lago che vorrebbero realizzare sul Candigliano. D’altra parte le carte geologiche dell’ISPRA mettono in evidenza, sulla zona dell’ipotetico lago, l’attraversamento per tre volte delle faglie presenti, faglie che li si raggruppano.

Sempre L’ISPRA mette a disposizione una serie di studi idrogeologici su un nuovo sito, https://idrogeo.isprambiente.it/app/iffi?@=43.60998690576491,12.369200516202865,17 evidenziando le frane presenti attorno al bacino prospettato.

Altra novità ci viene dalla UE, si tratta ancora della ennesima sanzione per l’Italia in tema di depurazione, pubblicata il 24.09.2021. E’ possibile trovarla sul sito di https://lexambiente.it/materie/acque/111-giurisprudenza-comunitaria111/15934-acque-raccolta-e-trattamento-delle-acque-reflue-urbane.html

 

A dir la verità si tratta di un procedimento di precontenzioso, un avviso chiaro e determinato al fine di attivare le misure richieste. Nelle Marche i comuni difformi sono, Camerano, Civitanova Marche, Fermo, Grottazzolina, Mondolfo, Montecassiano, Montegranaro, Santa Maria Nuova, Castelfidardo, Cingoli, Corinaldo, Cupramontana, Fabriano, Falconara Marittima, Gallo Cappone, Macerata, Mogliano, Montappone-Massa Fermana, Montecchio, Montefano, Montelupone, Morrovalle, Orciano di Pesaro, Ostra, Potenza Picena, Recanati, Ripe, San Costanzo, Sarnano, Sassoferrato, Pesaro, Urbino. Gli interventi esposti riguardano non solo le acque reflue, ma anche i provvedimenti richiesti dalla direttiva CEE 271/91 sulle aree sensibili, non rispettate per Pesaro e Urbino. Se ricordate nel mio precedente articolo mettevo in evidenza come questa direttiva in Provincia di Pesaro non sia mai stata attivata, dato che la stessa si rende necessaria quando l’approvigionamento potabile provenga dai fiumi e da noi, in provincia di Pesaro e Urbino, l’85 % di acqua potabile è di origine superficiale (si veda l’allegato 2). 

Infine l’ultima novità ci viene dal decreto del Ministero delle Infrastrutture del 12 novembre 2021 che viene definito decreto partecipazione e cioè conferma il coinvolgimento del pubblico nei procedimenti attuattivi previsti da PNRR. Scorrendo, lasciando a voi la lettura in dettaglio, si legge per gli “Impianti destinati a trattenere, regolare o accumulare le acque in modo durevole” in sostanza le dighe come quella destinata al Candigliano, “Impianti con altezza superiore ai 30 m o che determinano un volume di invaso superiore ai 30 milioni di metri cubi”. Questo per chiarire che anche le opere del PNRR, devono coinvolgere il pubblico interessato, alla faccia dei politici decisionisti , che vorrebbero fare tutto da soli, accorgendosi dopo di avere la gente contro, basti vedere quanto sta accadendo per il digestore di Talacchio.

Qualcuno più malignetto, mi suggerisce anche la sentenza del 3 dicembre 2021, seppure di primo grado, che condanna l’a.d., il responsabile reti, il responsabile di zona di M.M.S. per la frana di Orciano.

lunedì 18 ottobre 2021

Quattro puntate a proposito del Lago sul Candigliano

 Quattro puntate a proposito del Lago sul Candigliano.

Il progetto


Siamo ormai in autunno, la calura estiva si è smorzata l'emergenza acqua è rientrata. Vi vorrei proporre, diciamo così , a puntate, la problematica del lago che l'AATO vorrebbe realizzare sul Candigliano. Per discuterne, per far sapere dati e problematiche. L'acqua sarà sempre più un problema futuro, è una risorsa non rinnovabile; è stata , è e sarà sempre quella quella utilizzabile dalle acque: lo 0,26 % di tutta quella disponibile.
Veniamo al lago sul Candigliano. Con una delibera del 22 febbraio scorso sono stati fatti studi di fattibilità di bacini in tutta la provincia, si sono ripresi progetti già presentati, si richiamano con una disanima "a volo d'uccello" gli studi fatti da Raimondo Selli degli anno '50, dove vi dedicò ben 4 righe del suo libro.
All'altezza del mulino Brincivalli tra Bacciuccheto e lo sprone montuoso che scende da Col Rosso, lungo la sp 90 dei Gratticioli, vorrebbero fare una diga, anzi lo studio è di due dighe distinte in terra battuta: la prima alta 40 m raccoglie un bacino di 8,3 Mm3 (milioni di metri cubi) ed una superfice di 506000 m2 (metri quadri); la seconda con una diga alta 50 m, un bacino di 13,8 Mm3 e una superfice di 708000 m2. E' prevista la connessione con il potabilizzatore di Pole, con una tubazione che seguirà tutto il Candigliano fino all sp di Piobbico passando per il passo di Cà Marcuccio. Il fatto è che le perdite di rete nella nostra provincia sono esattamente di 1/3 , 32% dati ISTAT 2019. Ma il gestore non vuol sentire di percentuali e parla di perdite lineari che sono di 7,17 m3/km*g, che moltiplicati ai 5600 km di reti della ns. provincia per i 365 giorni dell'anno, equivalgono pressocchè alla capacita' del lago più grosso sul Candigliano...
 
Impatto ambientale 
 

 
 Le perdite sono fisiologiche, sostengono, ma affermano una vera e propria balla. Sempre l'ISTAT ci dice che Macertata Marche è tra le più virtuose d'Italia, con l'8,6 % di perdite, fa da sponda a tutta la Germania che ne ha solo il 7%. Se andiamo su https://www.openpolis.it/.../quanta-acqua-potabile-si.../ possiamo vedere che Mercatello sul M. perde 66,86%, Apecchio 55,86%, S.Angelo in Vado 41,25%, Urbino 58,3%, Urbania 38,69%, Fermignano 45,53%, Cagli 49,03%...
Vediamo ancora questo lago. In sponda sinistra, confina con Mercatello sul Metauro mentre in destra con Apecchio e Città di Castello. Mi sarei aspettato che questi due sindaci avessero informato i propri cittadini, ma ben poco è stato fatto: Apecchio ha tentato un consiglio comunale allargato, che è stato rinviato. Mercatello niente, nonostante il sindaco sia anche presidente dell'Unione montana di Urbania. Qui in sindaco è anche Presidente AATO, ma in tutta questa estate non un parola non un riferimento, da chi dirige l'organo di controllo dell'acqua pubblica.
Dal punto di vista effettivo il lago va insistere per 2,8 km di lunghezza su una valle vergine, dalla natura incontaminata, inacessibile se non attraverso lo stesso alveo fluviale. Era chiamata la valle dei mulini e faceva ben 1300 abitanti nel periodo bellico.
Dal Sit del Comune di Mercatello vediamone le sue principali caratteristiche. Vi sono una serie di frane, seppure a rischio moderato, sono state tutte censite dall'organano nazionale competente e sono lì ferme basta non sollecitarle. 
 

 
Vi è un'area a forma di cuore (rosso) di "eccezionale valore geologico" Intorno l'area demaniale a tutela integrale. Presenza di crinali (arancio) e pendenze (verde) elevate. Infine la sismicità del luogo è più che evidente, tanto che a 500 m dalla diga, sopra Ca Bicchi il 15 settembre alle ore 23,03 c'è stata una scossa di terremoto che è stata sentita in più province...
 

Aspetti naturalistici

Come vi dicevo siamo in una valle non percorribile se non attraverso lo stesso letto fluviale. Negli anni '80 vi portai diversi gruppi scouts e l'assessore provinciale all'ambiente Tagliolini Luigi. E' notevole quindi l'interesse ambientale e naturalistico di quel tratto interessato dal lago per 3 km circa, del persorso fluviale. Veniva chiamata la valle dei Mulini per gli innumerevoli opifici distribuiti lungo il tratto fluviale e nei torrenti che lo alimentano. Fra tutti proprio sotto la diga c'è il mulino Brincivalli, unico ad essere inserito nel PPAR; proprio sotto l'omonimo ponte, abbiamo il mulino del Broccolo, con la traversa realizzata su una balza di circa 4 m, e con il suo canale in parte pensile; il mulino di Frigino sulla coda del proposto lago, sotto la strada che scende da Valpetrosa; più avanti il mulino di Caromanno, poi i mulini di Botina , il mulino Dante, il mulino di Scalocchio dove il parroco negli anni '60 ci montò una turbina per produrre elettricità che alimentava la prima tv in b/n utilizzata per la scuola dei ragazzi che orbitavano nei dintorni della parrocchia.

Sempre sulla coda del lago abbiamo la formazione di ansa enorme molto più grande della piazza di Sant'Angelo in Vado, suggestiva per il senso di grandezza e spettacolarità del luogo. Lungo il tratto è facile trovate le tane dei granchi di fiume che scavano l'argilla; le rocce sono infatti marne argillose e areniti in strati, con suggestivi decorazioni nel passaggio tra una strato e l'altro. 

 

Altra particolarità ambientale visibile dal ponte del Broccolo verso monte, è la presenza di questi strati di marne e areniti orizzontali, che nei giro di 800 metri passano a diventare verticali e poi ancora orizzontali; segno di stess geologico notevole. Gli stessi strati verticali sono visibili sia sul sentiero che dalla Metola va verso Cottriolo (antica strada medioevale) (le creste del Drago) e sulla sponda del fiume Metauro. Ricordo la presenza di una linea di faglia che passa proprio lì vicino (scossa del 15 settembre). 

 

Numerose le sorgenti di acqua solfurea presenti lungo il tragitto, di cui una proprio sotto il ponte del Broccolo ed esce da uno scoglio semisommerso. La presenza di queste sorgenti è indice appunto, di contesti geologici con deformazione fragile diffusa e o interessati da fenomeni gravitativi. E' una valle ricchissima di alberi di cui diversi sono frutto di rimboscimenti effettuati dai proprietari poderali, con vincoli da 90 o 100 anni.

 L'eventuale realizzazione del lago dovrebbe richiedere l'abbattimento di migliaia di essenze vegetali, mettendo a nudo gli strati di marna cedevole soggetta a facile erosione, con notevole produzione di fango. 

 

 Le ns. proposte.

Le proposte che vi presenterò nascono da leggi in vigore, poi vi indicherò quella realizzata da Progetto Acqua di Urbania che condividiamo in diverse associazioni ambientali.

La normativa in vigore oggi è la cosiddetta legge Galli (L. 36/1994), che ha istituito allora gli AATO, il Servizio Idrico Integrato ed i gestori. L’art. 5 è dedicato al risparmio idrico ed in prima battuta riporta già da allora:

  1. risanamento e graduale ripristino delle reti esistenti che evidenziano rilevanti perdite”;

  2. installazione di reti duali nei nuovi insediamenti abitativi, commerciali e produttivi di rilevanti dimensioni”;

  3. installazione di contatori in ogni singola unità abitativa nonché di contatori differenziati per le attività produttive e del settore terziario esercitate nel contesto urbano”. Questa indicazione è anche inserita nella legge Merli del 1979 (contabilizzazione della risorsa), confluita successivamente nel Testo Unico Ambientale del 2006. Eppure la Regione Marche deve ancora obbligare le concessioni irrigue all’installazione dei misuratori. Ricordo che l’agricoltura è il settore che ha il più alto consumo di acqua (60-70%).

Per riassumere non è possibile che nel 2021 si abbia in tutta la provincia il 32% di perdite nella rete acquedottistica e che ancora non sia data l’esecuzione a quanto chiede la legge Galli. La realizzazioni delle rete duali serve a separare le acque piovane, dalle cosiddette acque nere per un possibile recupero delle prime . Una responsabilità che grava sui politici di allora fino a quelli di oggi.

Nella finanziaria del 2008 al comma 288 è riportato: “A decorrere dall'anno 2009, ... il rilascio del permesso di costruire è subordinato alla certificazione energetica dell'edificio, ..., nonché delle caratteristiche strutturali dell'immobile finalizzate al risparmio idrico e al reimpiego delle acque meteoriche.” In sostanza nelle nuove case energetiche di classe A (basso consumo) è previsto il recupero delle acque piovane e sistemi di risparmio dell’acqua. Nessun PRG comunale l’ha inserito; basterebbe anche laddove possibile, l’installazione di serbatoi di accumulo nelle abitazioni che mediamente garantiscano anche una settimana di autonomia. 

 

 

Infine una parola per la qualità di queste acque e della trasparenza dei dati, anche questo rientra nei criteri di acqua bene comune. Proprio questi giorni (24/09/2021) la Ue ha elevato una sanzione all’Italia per fogne e depuratori, per il mancato rispetto della riduzione di fosforo ed azoto (direttiva CEE 91/271). La sanzione ha rilevato per la quarta volta la mancata attuazione della direttiva in 600 zone diverse d’Italia e nelle Marche anche a Pesaro e Urbino. La stessa direttiva nel suo allegato 2, chiede per le acque superficiali destinate alla potabilizzazione (da noi l’85% dell’acqua potabile proviene dai fiumi), la realizzazione di aree sensibili con la conseguente riduzione dei carichi inquinanti, mai attuata. La pubblicazione dei dati è indispensabile e dei dati ambientali fra i quali rientra l’acqua è espressamente richiesta dal 2005. Eppure l’AATO non pubblica tutti i dati che ha , il gestore che dichiara di fare 380 analisi al giorno manda un riassunto nella sola bolletta (le analisi dell'acqua potabile dei comuni marchigiani https://veterinariaalimenti.sanita.marche.it/ARPAM-Rapporti-di-Prova-Acque-Potabili ). Ciò impedisce ai cittadini interessati e alle associazioni ambientali riconosciute, portatrici di interessi collettivi, di raffinare le loro ricerche al fine di fare osservazioni puntuali e collaborative. Il problema dell’acqua merita il nostro interessamento perché sarà l’eredità che lasceremo ai nostri discendenti.

Per visionare la proposta dei laghi in rete di Progetto acqua , vi metto il link http://www.retelaghi.it/

 



 

mercoledì 11 agosto 2021

Risposta ad Amministratore Delegato di Marche Multi Servizi

 Risposta ad Amministratore Delegato di Marche Multi Servizi

Le affermazioni dell’A. D. di MarcheMulti Servizi, Tiviroli, lette sul Corriere Adriatico del 3 agosto, così come proposte, appaiono in contrasto con le informazioni in nostro possesso; si afferma che il pozzo del Burano si sia ripristinato di pressione nel giro di una ventina di giorni. Non ci risulta: nel  2017 l’uso del pozzo profondo ne ha abbassato la pressione, a novembre era ancora intorno ai 19 bar; per il ripristino a 21,5 bar pressione ordinaria, sono passate diverse settimane, anche perché il suo ciclo di ricarica delle acque, è di 12-16 anni.


Inoltre si afferma che “il centinaio di autobotti circolano ...quasi tutte nell’interno”. Forse noi montanari, siamo diventati tutti insieme grandi consumatori di acqua. Vorrei ricordare che Sant’Angelo in Vado consuma mediamente 14 l/sec di acqua potabile, 19 l/sec Urbania, 21 l/sec Fermignano, 90 l/sec Urbino e che ci mettessimo anche le altre cittadine interne, non arriveremmo mai ai 1000 l/sec richiesti per 57 gg, nella relazione del Direttore AAto1 presentata a inizio anno, a giustificazione della realizzazione dell’invaso sul Candigliano. Sono 900 l/sec erogabili dal potabilizzatore di Saltara, che fornisce l’acqua a Pesaro Fano; facile quindi fare confronti.

Se queste informazioni fossero sbagliate, cosa che non credo, invito MMS e l’AATO 1, a pubblicare tutti i dati in loro possesso inerenti l’acqua, come quelli del calo delle portate delle sorgenti, al fine di permettere le nostre osservazioni, quali portatori di interesse collettivo e di essere davvero trasparenti in tutto, come lo stesso presidente Tagliolini da sempre auspica.

Fra l’altro la normativa sull’accesso alle informazioni ambientali, prevede che “qualsiasi informazione disponibile… concernente lo stato dell’ambiente quali ...l’acqua” sia resa fruibile e pubblicata. Questo non solo riguarda le amministrazioni pubbliche, ma anche i concessionari di pubblici servizi come MMS, nonché persone giuridiche e fisiche che svolgono servizi pubblici (1)

Certo le 380 analisi giornaliere dell’acqua che MMS dichiara di fare, dovrebbero essere tutte pubblicate e non ridurle a quelle presentate in bolletta con soli 19 parametri analizzati su 62. Non è neanche corretto, non fornire i consiglieri comunali dei documenti richiesti, come quelli di Vallefoglia sul digestore o di Mercatello sul Metauro sulle acque potabili e al quale è stato risposto che Mercatello conta in MMS solo lo 0,026%.

Le proposte in tema acqua attuabili al momento, vengono dalle normative esistenti. Le legge Galli (2) del 1994 che istituì gli ATO, il Sistema Idrico Integrato ed i gestori di servizi, prevedeva in tema di acqua, ai fini del risparmio, la realizzazioni negli insediamenti, abitativi, commerciali, produttivi di grandi dimensioni, di reti duali col collettamento delle acque piovane ed acque reflue. Inoltre invocava già allora, il miglioramento della manutenzione delle reti di adduzione e di distribuzione di acque a qualsiasi uso destinate, al fine di ridurre le perdite.

La vecchia legge Merli del 1976 (3) prevedeva la contabilizzazione della risorsa con l’inserimento di contatori di misura sulle concessioni, cosa che ancora la regione Marche deve completare.

Entrambe le normative sono state inserite nel Testo Unico Ambientale del 2006 (4) a conferma della validità dei presupposti, ma devono ancora essere attivate.

Non solo, il DM del 1990 (5) sulle apparecchiature domestiche per il trattamento acque potabili prevedeva, nelle nuove costruzioni la doppia rete, una per l’acqua tecnologica ed una potabile.

La finanziaria del 2008 (6) ha inserito nella classificazione energetica abitativa, il risparmio idrico e il recupero delle acque piovane. 

Infine una direttiva della CEE del 1991 (7), prevede l’istituzione delle aree sensibili ai fini della riduzione degli inquinanti, proprio nelle acque superficiali destinate alla potabilizzazione: noi con l’85% potabilizzato nell’intera provincia, con i 9 impianti in uso su 11 della regione, ancora la dobbiamo applicare.

Sant’Angelo in Vado 08.08.2021

Giuseppe Dini

Coordinatore Regionale Guardie Giurate WWF Marche

1)  https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto_legislativo:2005;195

2) https://ambientediritto.it/Legislazione/ACQUA/Legge%2094%20n.36.htm

3)  http://www.comune.pontecagnanofaiano.sa.it/leggi/1976_0319.htm

4) https://www.bosettiegatti.eu/info/norme/statali/2006_0152.htm

5) https://www.kalkotronic.com/images/pdf-Leggi/Legge%20-%201990%20-%20D.M.21-12-90%20-%20443.pdf

6) art. 1 c. 288   https://www.bosettiegatti.eu/info/norme/statali/2007_0244.htm

7) http://www.edizionieuropee.it/LAW/HTML/191/eu6_02_039.html allegato 1

 

 


mercoledì 21 luglio 2021

L'acqua Potabile di Urbania

L'acqua potabile di Urbania

Va subito detto che al momento l’acqua è chiaramente potabile perché rientrante nei limiti dei parametri previsti dal Decreto Legislativo (D. L.gs) n. 31 del 2001.

Qui potrete capire come funziona il D. Lgs citato sulle acque potabili http://www.educambiente.it/Ambiente/acquapotabile.htm

Perciò le mie osservazioni non possono che essere vincolate a questo.

Altro motivo, non conosco come il gestore si comporti nella distribuzione, quindi le mie rimarranno solo supposizioni fino a conferma.

Alcuni aspetti posso non condividerli e lo dirò chiaramente!

Alcune premesse; a Urbania comune di 7000 abitanti sono previsti in ordinario n.10 controlli all'anno di
cui n. 8 di routine e n. 2 di verifica; a meno che non ci siano particolari esigenze, per eventuali forme di inquinamento. Le analisi vengono effettuate in due livelli, “routine” con parametri del gruppo A e “verifica” con parametri del gruppo B (si veda link). I parametri del gruppo A sono alcuni e indicati nella normativa di riferimento, che vengono effettuati con frequenza più alta, i parametri del gruppo B sono tutti quelli previsti dal D.Lgs. 31/01, che vengono effettuati con frequenza inferiore ed in base alle caratteristiche persistenti dell’acqua.

 

Questi controlli “esterni” vengono effettuati dal servizio pubblico, Asur Sian (Servizio Igiene Alimenti Nutrizione) ed Arpam. E’ previsto anche il controllo “interno” da parte del laboratorio del gestore del servizio idrico, che li riporta in bolletta con 19 su 62 parametri. A dirla tutta il gestore MMS dichiara che fa 380 analisi giornaliere per tutti i 54 comuni di sua competenza, ma di fatto non le pubblica, come invece fa ASET di Fano, contravvenendo a quanto disposto dal decreto sulle informazioni ambientali (1). Il Presidente AAto, sindaco di Urbania, ha la possibilità di pretendere dal gestore, il rispetto delle normative vigenti in fatto di pubblicazioni delle analisi dell’acqua potabile!

Altro aspetto da chiarire è la casetta dell’acqua messa a disposizione dei cittadini; non è nient’altro che un refrigeratore e addizionatore di bollicine, anidride carbonica. E’ l’acqua del tuo sindaco o acquedotto come lì c’è scritto. Basta andare nel sito web della ditta fabbricatrice (2) per vederne le caratteristiche tecnologiche. Una emerita presa per i fondelli per i cittadini che credono di trovare un’acqua decisamente migliore. Spetta al gestore il controllo dell’acqua erogata dalle casette e l’Asur predispone un programma di controlli in base all’afflusso di utenti con almeno due controlli annuali.

Visto che l’acqua dell’acquedotto si può anche imbottigliare (sì è proprio così) (3) e che alla casetta mettiamo l’acqua nei contenitori, si potrebbe applicare le disposizioni del D. Lgs 31/2001 per le acque potabili imbottigliate, che prevedono analisi ogni 5 metri cubi erogati.

Le analisi del servizio pubblico, le possiamo trovare su http://www.veterinariaalimenti.marche.it/ARPAM-Rapporti-di-Prova-Acque-Potabili.

Va dato merito al Forum beni comuni PU, che diffidando il direttore regionale ASUR e Arpam , si è riusciti a pubblicarle, come chiede espressamente il decreto sulle informazioni ambientali D. Lgs 195/2005.

Da queste possiamo notare che per Urbania, ci sono analisi batteriologiche a novembre ad aprile, mentre per le chimiche occorre andare ad ottobre 2020. A mio avviso andrebbero anticipate soprattutto nel periodo estivo, con la portata fluviale minore e con maggior carico proporzionalmente di inquinanti.

La fornitura corrispondente al bar Elis ha presente l’alluminio per 32 microgrammi/litro contro un valore limite di 200 microgr/litro; questo metallo viene usato come flocculante sotto forma di policloruro di alluminio nei potabilizzatori; nelle nostre acque di sorgente non è presente. Ha una durezza totale di 21,1 gradi francesi. I cloroderivati qui sono presenti, perché quest’acqua proviene dal ripartitore di Fermignano e quindi dal potabilizzatore di Pole di Acqualagna che è nel comune di Cagli; questo preleva l’acqua dal Burano all’altezza dell’invaso ex Crivellini. La somma dei cloroderivati è di 14,4 microgr/litro; questi sottoprodotti si formano dalla degradazione delle sostanze organiche nelle acque fluviali, con la combinazione dei disinfettanti usati. L’acqua prelevata al bivio di Cà Serrantonio ha 12 microgr/litro di alluminio, una durezza di 25,6 gradi francesi, cloroderivati totali 18,2 microgr/l.

L’acqua di S. Maria in Campolungo non ha alluminio, ha una durezza di 22,6 gradi francesi, non ha cloroderivati , non provenendo dal potabilizzatore.


In conclusione noi abbiamo il nostro laboratorio analisi, seppure non certificato, i nostri sensi, e l’acqua potabile deve essere inodore, insapore, incolore (parametri riportati nella normativa). Quindi quando si percepiscono odori, sapori, suggerisco di non usarla, così come quando sono presenti velature cromatiche di qualsiasi genere. Per evitare di acquistare l’acqua minerale, che è meno controllata, è regolata da una normativa diversa (4) e di cui siamo a livello mondiale, i terzi consumatori, dopo Messico e Thailandia e primi in Europa, produce un sacco di plastica come rifiuto, suggerisco l’uso di apparecchi di trattamento delle acque domestiche; a casa mia ho montato sul rubinetto, un semplice filtro a carbone con selettore per la potabilizzazione, garantita fino a 600 litri, il cui filtro costa intorno ai 20 euro; trattiene cloro, cloroderivati, metalli. Chiediamo insieme trasparenza a tutti, anche ai gestori, flessibilità delle analisi (non negli stessi periodi) e battiamoci per l’acqua pubblica!

1) D. Lgs 195/2005  https://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/05195dl.htm 

2) https://www.blupura.com/product/city-2-0/

3) https://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/01031dl.htm art. 5 c. "c", art. 6 c."d"

4) D. Lgs 176 del 08.10.2011 https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011;176


sabato 1 maggio 2021

Raggruppamento Guardie Ecologiche Volontarie Pesaro Urbino

Raggruppamento Guardie Ecologiche Volontarie Pesaro Urbino 

Il Raggruppamento GEV PU è una associazione di volontariato che come da intestazione "raggruppa" persone di diversa provenienza associativa, amante della cura ambientale, con la caratteristica di essere Guardia Particolare Giurata. 

Molti di noi hanno decreti diversi che sostanzialmente permettono la vigilanza nei settori venatorio, funghi e tartufi, zoofilo, ittico/idraulico, ecologico ai sensi della LR 29/1992. 

Ma abbiamo inoltre compiti di Protezione Civile, dove siamo inseriti (questi giorni diversi sono impegnati per le vaccinazioni) e recupero della fauna selvatica per il CRAS regionale.

Ovviamente il nostro intervento principale è la vigilanza del territorio e in questo caso abbiamo compiti di polizia amministrativa e nei settori Ittici/idraulico e zoofila abbiamo la qualità e la funzione di polizia giudiziaria. 

 
Ecco quindi che qui pubblichiamo il nostro resoconto del 2020. 

Abbiamo espletato complessivamente ben 248 servizi,
per 888 ore di impegno globale;
abbiamo percorso con le nostre auto 8625 km;
abbiamo contestato 37 verbali amministrativi,
per un totale di 10882 €.
I verbali hanno riguardato:
10 caccia,
5 funghi tartufi,
15 zoofila,
3 taglio piante,
2 fitofarmaci,
2 moto sentieri.
Inoltre si sono promosse una ordinanza di abbattimento costruzione abusiva e 3 comunicazioni di notizia di reato.
 
Grazie a tutti quanti hanno permesso questi risultati anche durante la pandemia
 
Tutto questo è stato possibile con il solo contributo del 5x1000 che serve esclusivamente per le spese vive. Dalla Regione al momento non abbiamo avuto nessun contributo finanziario, nonostante che la legge istitutiva delle GEV preveda che si mettano a disposizione "mezzi e attrezzature".
Metto quindi qui sotto il nostro codice fiscale per effettare la vostra scelta.
 

 

martedì 2 marzo 2021

FACCIAMO UN LAGO ...

 Facciamo un lago…

E’ di questi giorni la notizia proveniente dall’AATO 1 Marche nord, sulla possibilità di realizzare nella nostra provincia di Pesaro Urbino, alcuni laghi di approvvigionamento idrico, ai fini potabili. Si sono presi alcuni vecchi progetti e si sono dati una serie di punteggi per verificarne la fattibilità in base a determinati standard. La scelta è ricaduta su un progetto del 1950 del geologo Selli, in zona San Martino del Piano, all’altezza del primo ponte sul Candigliano, che si incontra scendendo da Sant’Angelo in Vado sulla provinciale 90 dei Gratticioli.

Pare che di questa idea se ne sia parlato l’estate scorsa, nella biblioteca di Urbania, ma certamente i sindaci non ne sapevano niente in sede di assemblea Aato, di lunedì scorso (spesso accade così), tant’è sollecitati dai primi cittadini di Mercatello sul Metauro ed Apecchio, hanno rinunciato ad approvare la relativa delibera.

Certamente il Selli ragionava con il clima e le portate di allora e poco importa dei vincoli storici e culturali, avranno un iter semplificato; si è pensato anche ad un possibile uso idroelettrico, col surplus idrico. Con uno sbarramento di 188 m di lunghezza si otterranno, 8,5 milioni di metri cubi di acqua, mentre con 254 metri di diga ne avremo ben 14 milioni di metri cubi. Ovviamente il tutto definito con una valutazione sommaria “a volo d’uccello”.

Eppure la nostra provincia ha, dati ufficiali, il 33,15 % di perdite nelle reti, (Fermignano il 45%, Cartoceto il 48 %). Non è vero che è fisiologico; Macerata è la più virtuosa d’Italia con l’8% di perdite, in Germania “tutta” la nazione ha il 7% di perdite. Da noi dissipiamo un terzo dell’acqua potabile, captata, pompata, potabilizzata, tanto la pagano gli utenti; sono 6,29 metri cubi al giorno, al km di rete, per un totale di 11,5 milioni di metri cubi all’anno. Guarda un po', è più o meno lo stesso quantitativo dei laghi proposti.

Dal SIT del comune di Mercatello, è possibile valutare un po' meglio le caratteristiche di quella zona, soprattutto dal punto di vista delle tutele; tutta la sponda sinistra è “a rilevante valore”, c’è un buon tratto di foresta demaniale, la tutela dei crinali e dei versanti, aree interessate da pericolosità sismica, una area a pericolosità geologica e con frane a rischio moderato. Ci sono strati rocciosi verticali, che hanno subito un forte stress dinamico, col rischio di permeabilità della tenuta idrica.

Quell’area ha in sostanza un notevole interesse ambientale e naturalistico. Si chiamava la valle dei mulini per la presenza di questi diversi opifici, carichi di storia e cultura; mulino Brincivalli, proprio sotto l’ipotetica diga, è inserito nel Piano Paesaggistico Regionale.

Don Luigi Maioli, già parroco di San Vincenzo in Candigliano, che sapeva tutto della sua valle ed i suoi abitanti, mi raccontava che vi erano, prima della seconda guerra mondiale circa 1300 abitanti e lui che conosceva il Candigliano, mi fece scoprire le diverse sorgenti solfuree presenti nel su alveo; una proprio sotto il ponte del Broccolo, in estate, esce da un foro, su uno scoglio affiorante, ma andrà tutto sommerso.

Più volte ho accompagnato amici ambientalisti e scouts, nella risalita del Candigliano per far ammirare questa natura prorompente e magnificante, fino a sant’Andrea in Corona, alla sorgente del Candigliano. C’è chi con fatica è riuscito a riabitarci e realizzare la sua piccola oasi famigliare e non e vero che a valle non ci sono insediamenti, ce ne sono proprio diversi. Tutta questa zona, fin dai tempi di don Sante Trottini parroco di San Martino del Piano, non è riuscita a completare la sua strada, ora questa, sarà attraversata da tutta la tubazione, che svalicando a Ca’ Marcuccio, lungo la sp 81, si collegherà al potabilizzatore di Pole.

Una considerazione negativa mi sia permessa; questa casta generazionale di politici, è ancora poco avvezza alla partecipazione popolare ed alla trasparenza, eppure le normative sono ormai assodate per far partecipare fin dall’inizio i cittadini a scelte come queste: nel 1990 la partecipazione ai procedimenti e accesso agli atti, nel 2001 partecipazione e informazione ambientale, nel 2013 trasparenza e accesso ai documenti, ma come dire, piuttosto che dei diritti dei cittadini, sono ritenuti orpelli scomodi, allora come diceva il vecchio sindaco di Fermignano, il maestro Giovanni Bischi
“Caro professore, qui si vince con la democrazia della matita (voto)”!


Peppe Dini

Coordinatore guardie giurate

WWF Marche

sabato 20 febbraio 2021

NUOVE NORME EUROPEE PER L'ACQUA POTABILE

Nuove norme europee per l’acqua potabile.

Con la Direttiva UE 2020/2184 del 16.12.2020 entrata in vigore il 12 gennaio 2021, l’Europa intende rivedere i parametri di controllo, le garanzie e le prescrizioni delle acque potabili, di quella di sorgente e di quella del rubinetto imbottigliata.

Una associazione di consumatori il Right 2 Water aveva chiesto, con una raccolta di un milione e mezzo di firme, la revisione della direttiva, che in Italia era stata recepita nel 2001 (D. Lgs. 31/2001) e tuttora in vigore.

Quattro le aree da cambiare e dove si è intervenuti:


  1. elenco dei valori di parametro basati sulla qualità,

  2. migliorare decisamente il ricorso basato sul rischio

  3. incrementare e valorizzare le informazioni fornite ai consumatori

  4. omologare i materiali che entrano in contatto con queste acque e relative implicazioni sulla salute umana.

Alla luce degli studi effettuati dall’OMS, nelle analisi si sono aggiunti enteropatogeni e la legionella, gli interferenti endocrini di cui uno in particolare e 6 parametri chimici (il cromo è tuttora in studio presso OMS). In particolare il piombo che per 15 anni dovrà avere un valore di 10 microgrammi. Entro il 2024 saranno stabilite le linee guida per il rilevamento, la frequenza di campionamento, i valori di parametro dei PFAS, non analizzati finora, rilevati nelle acque potabili del  Veneto ed in alcuni pozzi privati di Fermignano PU. Vengono resi meno rigidi 3 parametri e eliminati 5; i parametri cosiddetti “indicatori” non intervengono direttamente sulla salute, ma stabiliscono il corretto funzionamento degli impianti.  In sostanza diventano 55 parametri di analisi, contro i 63 della precedente direttiva.

Quindi acque sicure, non solo per l’assenza di sostanze e microrganismi nocivi, ma anche per la presenza di quantità giuste di minerali nelle acque addolcite, desalinizzate.

Un approccio sul controllo delle acque, basato su piani di gestione della sicurezza dell’acqua, sui suoi possibili rischi, non solo quindi monitoraggio, tempo e risorse dedicate alle analisi delle sorgenti, serbatoi, reti; ma anche valutazione dei possibili rischi delle aree e dei bacini di captazione, in sostanza sull’intera catena di approvvigionamento.

E’ quindi, una valutazione e gestione del rischio dei bacini idrografici, con un approccio olistico, che tenda alla riduzione dei rischi prima delle analisi, per ridurne soprattutto l’inquinamento, con attenzione in più, alle microplastiche ed interferenti endocrini.

Rispetto dei parametri al rubinetto, almeno nei locali prioritari quali ospedali, RSA, scuole, ristoranti, dove sarà necessario fare controlli.

E’ necessaria una omologazione, a livello europeo, dei materiali che vengono a contatto con l’acqua potabile, perché questo tipo di sostanze, possono avere un impatto sulle acque attraverso la migrazione di sostanze potenzialmente nocive o alterandone l’odore, il sapore, il colore.

La direttiva sarà rivista tra 9 anni per un necessario riesame alla luce di tutto questo.

Nei casi in cui l’erogazione di acqua rappresenti un potenziale pericolo per la salute umana, la sua fornitura dovrebbe essere vietata o l’uso della stessa limitato, ma era già così. Le deroghe alla direttiva sono condizionate dal fatto che non sia messa a rischio la salute umana.


Su iniziativa dei cittadini europei «Acqua potabile e servizi igienico-sanitari: un diritto umano universale! L’acqua è un bene comune, non una merce!», la UE ha invitato gli Stati membri a garantire l’accesso a un livello minimo di erogazione idrica a tutti i cittadini, in conformità alle raccomandazioni dell’OMS (40 litri/giorno), ma a discrezione degli stati membri.

I consumatori inoltre dovrebbero ricevere informazioni in modo facilmente accessibile su tutto il sistema acqua, dovrebbero avere accesso a informazioni chiare in materia ambientale a livello nazionale; tali informazioni dovrebbero essere aggiornate, accessibili online, così come i risultati dei programmi di monitoraggio, informazioni sui procedimenti di trattamento e disinfezione dell’acqua applicati, informazioni sul superamento dei valori di parametro pertinenti per la salute umana, sulla valutazione e gestione del rischio del sistema di fornitura, consigli su come ridurre il consumo idrico ed evitare i rischi per la salute causati dall’acqua stagnante; ma anche informazioni complementari che potrebbero essere di utilità per il pubblico, quali informazioni sugli indicatori, ai dati storici disponibili, sull’efficienza della prestazione, i tassi di perdita, l’assetto proprietario e la struttura tariffaria.

L’aspetto della trasparenza dei dati dell’acqua pervade tutti gli atti preparatori della direttiva dal marzo 2018, è poco considerato, soprattutto dai gestori privati, ma il paradigma inserito nella direttiva è preciso: più trasparenza, più fiducia da parte dei consumatori, più uso dell’acqua del rubinetto.

A tal fine la direttiva richiama anche la convenzione di Aarhus del 1998, recepita in Italia con la L.108/2001 sulle informazioni ambientali, dati da fornire sia tempestivamente su richiesta, che da diffondere attivamente.

Altro aspetto della norma europea, è la riduzione delle perdite delle reti messe in evidenza anche dall’ISTAT.

La direttiva europea, sulle acque potabili, dovrà essere recepita entro 3 anni dagli stati membri.


https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L:2020:435:FULL&from=ES la direttiva UE

https://www.arpal.liguria.it/images/stories/testi_normative/DLgs_31-2001.pdf attuale norma sulle acque potabili

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=LEGISSUM:l28056&from=IT convenzione di Aarhus

https://www.istat.it/it/files/2020/03/Le-statistiche-Istat-sull%E2%80%99acqua.pdf Acqua ISTAT

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/acqua-potabile-rete-colabrodo-si-perdono-274mila-litri-minuto/886100ba-5841-11e8-9f2b-7afb418fb0c0-va.shtml perdite reti

http://dati.istat.it su “distribuzione acqua comuni” verificare perdite del proprio acquedotto.