venerdì 2 ottobre 2026

Andare per tagliar piante


Andare per tagliar piante


E’ lo sport che tanti amministratori conducono nella gestione del loro territorio. Forse perché più facile, rende più visibile l’intervento che spesso è immediato, accontenta una serie di persone sensibili agli eventuali danni.

Vorrei qui fare una doppia analisi: quella giuridica, in base alle normative, sentenze e quella più ecologica, più legata agli effetti che produce una pianta.


Va detto subito che gli alberi non sono un puro ornamento cittadino, ma costituiscono un patrimonio dello stato. Non sono proprietà, del sindaco, del dirigente, dei forestali, ma appartengono all’intera collettività. Essi in quanto bene e bellezza pubblica sono soggetti a tutela penale (1). Vi rientrano tutti quei beni tutelati dal codice dei beni culturali e quelli inseriti architettonicamente nell’area urbana.

Inoltre non basta dichiarare che una pianta è pericolosa o che è d’intralcio a lavori: è necessario dimostrarlo con elementi documentabili rilasciati da figure tecniche come gli agronomi, periti forestali, dendrologi. Lo ha stabilito chiaramente una sentenza del Consiglio di Stato (2) e una serie di TAR che hanno annullato numerose ordinanze comunali mancanti della relazione agronomica adeguata. D’altra parte se riflettiamo bene, abbattiamo un albero centenario perché il fortunale ne ha strappato rami. Dovremmo trattare allo stesso modo i tetti che durante lo stesso fortunale, hanno lasciato cadere le loro tegole. Dite la verità , lo fareste?

A livello regionale c’è la legge sulla forestazione (3) che da alcuni criteri di abbattimento, indica le piante tutelate, prevede la compensazione con la piantumazione di alberi sostitutivi a livello urbano.


Questa norma ha i suoi limiti: nessuno controlla i rimpianti compensativi (ancora dopo 3 legislature si devono piantare gli 8 tigli della rotonda di ingresso alla città), nelle esecuzione di opere basta che il professionista esecutore dichiari che non di ci siano soluzioni alternative (prima andava dimostrato), non vengono valutati altri vincoli rilasciando l’autorizzazione per la sola legge sulla forestazione. A Urbania dove sono stati abbattuti filari di tigli riportati in una cartolina del 1926, questi erano soggetti ad altri due vincoli, idrogeologico e Galasso per i quali necessitavano apposite autorizzazioni, non bastando solo quella forestale. Anche qui la distanza dei 75 m dal torrente Morsina forse avrebbe salvato una pianta. Ma nell’area ricreativa dell’oratorio sono stati abbattuti nel tempo, due cipressi adulti, il filare di tigli e di ippocastani, segno evidente di una scarsa coscienza ecologica, sollecitata in vari messaggi papali.

L’analisi ecologica è legata al lavoro che gli alberi effettuano nella loro vita. Un albero adulto offre numerosi benefici ambientali, sociali ed economici. può assorbire fino a 20-30 kg di anidride carbonica all’anno e produrre ossigeno sufficiente per 2-10 persone al giorno, a seconda della specie e delle dimensioni. Gli alberi filtrano inquinanti atmosferici come biossido di zolfo, ozono, monossido di carbonio e particolato fine (PM10 e PM2.5), riducendo i rischi di malattie respiratorie e cardiovascolari, migliorando la qualità dell’aria nelle zone urbane. Riducono l’effetto “isola di calore”, abbassano la temperatura locale di 3-5°C grazie all’ombra e alla traspirazione dell’umidità. Contribuiscono a mantenere l’equilibrio idrico del suolo e dell’atmosfera. Riducono la velocità del vento fino al 50%, proteggendo colture e edifici.


Le radici stabilizzano il terreno, evitandone l’erosione, riducendo il rischio di frane e smottamenti. Le foglie cadute e i residui organici arricchiscono il suolo di nutrienti.

Un albero adulto, inoltre, può ospitare una grande biodiversità: centinaia di specie tra insetti, uccelli, mammiferi e funghi, fungendo da habitat e fonte di cibo. Gli spazi verdi con alberi riducono lo stress, l’ansia e la depressione, di chi li frequenta Studi dimostrano che vivere vicino a aree alberate migliora la salute mentale e aumenta la soddisfazione della vita. Una fascia di alberi può abbattere il rumore di 5-10 decibel, rendendo gli ambienti urbani più vivibili.
Le proprietà vicino a aree verdi con alberi, possono valere
fino al 20% in più rispetto a quelle prive di vegetazione. Gli alberi ombreggiano le case in estate, riducendo la necessità di condizionatori (fino al 30% di risparmio energetico) (chiediamolo agli abitanti di via Mazzini ad Urbania). Molti alberi adulti producono frutti commestibili (mele, noci, olive, ecc.), resine, oli essenziali, rimedi erboristici, miele (se l’albero è un habitat per api tipo i tigli).

Gli alberi sono fondamentali per parchi, giardini pubblici e aree naturali, attirando turisti e promuovendo attività all’aperto. Sono strumenti preziosi per insegnare alle nuove generazioni l’importanza della natura e della sostenibilità. Ecco perché la ripiantumazione per quanto viene fatta è limitata: l’attecchimento è al 50% di suo ed le piante piccole messe a dimora, per compensazione delle 38 tagliate dall’ANAS, lungo la strada per Lunano, non sostituiranno mai quelle tagliate o come quelle per le piante secolari di via Piobbichese.


Per tutto questo c’è chi ha valutato l’intero valore economico: col metodo svizzero una pianta adulta, viene valutata sui 110.000 € per il lavoro di un anno, mentre il metodo CAVAT, più dettagliato, assegna per accrescimento del legno microclima, abbattimento polveri, produzione di ossigeno, abbattimento anidride carbonica e altro, un valore di 340.000 €.

Da noi però gli alberi non sono importanti, mentre lo sono decisamente i soldi!


1) Art. 734 del Codice Penale Distruzione e deturpamento Bellezze naturali

2) Sentenza Cons. Stato, Sez. V, 27 ottobre 2022, n. 9178

3) LR n.5/2006

martedì 22 settembre 2026

Agrivoltaico. Sant'angelo in Vado si prostituisce.

 Agrivoltaico. Sant'angelo in Vado si prostituisce.

La scelta di questa amministrazione di resa nei confronti dell’agrivoltaico di Cà Rinalduccio, mi ha fortemente stupito, allibito. Soprattutto per avere in cambio 60.000 €, il gruzzolo di chi si vende, di chi vende Sant’Angelo in Vado.

Ho voluto rivedere quanto abbiamo fatto, (dico ancora abbiamo) nei confronti di questo impianto che è bene ricordarlo si innesta a 52 m dal centro abitato. Nella mia cartella “FV santAngelo” sono salvati ben 171 files, segno di una intensa attività. Tutto è iniziato con la raccolta firme, con tanto documento di riconoscimento, asseverate dal vicesindaco Guerra.

Abbiamo sostenuto che su ben 7 ettari, si installeranno pannelli per 6,1 milioni di watt (allora) superiore all’impianto di Pole di Acqualagna, a ridosso del centro abitato e che non erano stati coinvolti i vicini interessati al progetto. A dir la verità il vicino importante a valle della strada comunale di Ca Rinalduccio era stato direttamente contattato (io so io voi non siete un …direbbe il Marchese Del Grillo). Eppure le norme sono chiare “Qualora da un provvedimento possa derivare un pregiudizio a soggetti individuabili, l’amministrazione è tenuta a fornire loro con le stesse modalità l’inizio del procedimento”. Un aspetto ritenuto di poco conto dai dirigenti Provinciali che hanno sostenuto di non applicare la Valutazione Impatto Ambientale, né considerare le osservazioni avviate.


Mi sono rivolto quindi alla Commissione per la Convenzione di Aarhus. Questa convenzione firmata dall’Italia diventando legge nel 2001, prevede nell’articolo 1. “Per contribuire a tutelare il diritto di ogni persona, nelle generazioni presenti e future, a vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere, ciascuna parte garantisce il diritto di accesso alle informazioni, di partecipazione del pubblico ai processi decisionali e di accesso alla giustizia in materia ambientale in conformità delle disposizioni della presente convenzione.”

Non è stato semplice studiare la convenzione, adattare il ricorso
, tradurlo in inglese, eppure quando sono intervenuto in videoconferenza con la commissione ONU a Ginevra, è stato per me un gran risultato. Mi sentivo emozionato, seppure ero supportato da mia nipote madrelingua. Quando la Presidente mi ha interpellato, ha elogiato il “nostro” intervento perché “i diritti alla partecipazione fanno parte della grande schiera dei diritti dell’uomo”. Contro c’era il Ministero dell’ambiente che balbettava che eravamo stati contattati, che le norme sulla partecipazione funzionavano, che non avevano loro il progetto, delegato alla regione o alla provincia. Ma la commissione è poco efficace giuridicamente e si è fidata del fatto che il procedimento fosse stato bloccato col ricorso al TAR del Comune. Non è servito neanche riscrivere.

Nel frattempo ci sono giunti i vari pareri. Dell’Anas, della Regione, della Soprintendenza che chiede di intervenire nei movimenti di terra.

Sentire ora che ci è accordati per 60 danari, mi ha stretto il cuore; tutte le nostre fatiche andate, in evanescenza; vedere poi dei cittadini uniti per uno scopo, separati dalle idee politiche ancor più deludente, perché in queste battaglie c’è bisogno della forza di tutti; solo se stiamo insieme siamo forti.

Che dire, la richiesta di denaro in cambio di autorizzazioni è espressamente vietata, anche per i comuni; è stato il Tribunale Superiore delle Acque a dirlo per primo. Ma la finanziaria del 2018 ha inserito che i comuni che avevano avuto le compensazioni queste dovevano essere mantenute. Un comma nato per salvare il comune di Apecchio, cui la ditta dell’eolico chiedeva indietro ben 350.000 €.

Oggi non sono ammessi semplici corrispettivi monetari ai Comuni, ammettendo invece misure collegate agli effetti ambientali e territoriali dell’opera con compensazioni fino al 3 %; devono essere stabilite in sede di Conferenza di servizi, ma non possono configurare come un prezzo dell’autorizzazione.

Un dubbio mi rimane: l’eolico di Sessaglia Apecchio non è stato autorizzato anche per la mancata partecipazione dei cittadini (nel sito del comune c’è la sentenza), per l’agrivoltaico vadese no!


domenica 25 gennaio 2026

Quando si abbatte un albero

Quando si abbatte un albero.

Abbattere un albero non è una operazione da prendere alla leggera. Solitamente, si dice, che di alberi ne abbiamo tanti, che un albero in meno non dice nulla e ovviamente con le dovute precauzioni, tagliare un albero è una operazione che si conclude in alcuni minuti.

Eppure va ragionata la cosa, soprattutto in questo periodo di crisi climatica, di aumento di anidride carbonica. Infatti le piante sono forti assorbitori di CO2, che assieme ai sali minerali, viene trasformata in zuccheri: i più semplici nei frutti che consumiamo: pere, mele, arance, limoni,ecc; ma anche il grano, mais, ceci, fagioli, ecc; per finire anche in quelli più complessi come la cellulosa, la stessa sostanza di accrescimento della pianta.

Oltre quindi a delineare un paesaggio, pensiamo agli antichi viali di campagna costeggiati da piante maestose, riescono con le radici a regolare il flusso idrico sotterraneo, riducono l’erosione del suolo, trattengono le frane, proteggendoci dalla siccità, generano un microclima soddisfacente, particolarmente evidente nei periodi estivi; riescono perfino ad assorbire le sostanze inquinanti dall’ambiente circostante, diventano essi stessi, un ecosistema che ospita numerosi esseri viventi. C’e chi ha fatto anche una valutazione economica dell’albero adulto abbattuto: col Metodo Svizzero Modificato 100.000 € (1) col metodo CAVAT 340.000 € (2)


Certamente in città , è più difficile la loro gestione, non solo per i fastidi che questi possono produrre: sollevamento del suolo da parte dell’apparato radicale, otturazione di sistemi smaltimento acque, rotture di muretti, riempimento delle grondaie con le foglie e pulitura conseguente delle aree sotto la chioma, rischio di crolli.

Il fatto è che in città aumentano le esigenze e le linee tecnologiche solitamente interrate chiedono il passaggio laterale effettuate con macchine a cingolo estrusore, che danneggia pesantemente gli apparati radicali, riducendo la capacità di ancoraggio al suolo dell’albero, che in caso di venti forti precipita a terra.

Quello che è più drammatico oggi, particolarmente nelle città e che non c’è una valutazione complessiva del verde urbano, su quale diciamolo, si opera solo a suon di motosega, senza pensare a valutazioni di variazioni climatiche, paesaggistiche, idrogeologiche e, essendo interventi di tipo ambientale, senza sentire almeno la popolazione del luogo.


E’ più facile far vedere una esecuzione interventista, da parte degli amministratori, abbattendo le piante, la cui tutela è passata alle regioni e da queste delegate alle Unioni Montane e uffici municipalizzati. La pianta abbattuta a Sant’Angelo è inserita nel PRG quindi non è solo sufficiente l’autorizzazione ai fini dell’abbattimento, ma anche a quella ai fini paesaggistici. Ad Urbania l’abbattimento dei tigli di via Mazzini è stata autorizzata con le motivazioni della legge regionale sulla forestazione (3)  ma quelli avevano anche il vincolo ex Galasso (4) e quello idrogeologico (5) che devono essere autorizzati a parte. Con dichiarazione del geometra che non c’erano soluzioni alternative, (oggi basta dichiararlo no dimostrarlo). I 33 platani abbattuti lungo la ss 73 bis nel rettilineo di S.Maria del Piano, erano in pieno vincolo paesaggistico (6) e avrebbero dovuti essere autorizzati in tal senso. A Fermignano sono stati abbattuti pini con ordinanza di pericolosità, non sostenuta da una verifica strutturale dell’albero da parte di professionista abilitato. (7)

Quello che più indispone, è soprattutto l’incapacità di prendere provvedimenti seri; se c’è da abbattere ed è una giusta necessità, lo si deve fare, ma si deve saper garantire la piantumazione compensativa all’abbattimento, proprio pensando alle variazioni climatiche. Eppure ancora devono essere ripiantati gli 8 tigli della rotonda di ingresso a Sant’Angelo in Vado, i 34 alberi dati dall’ANAS per il taglio di alberi adulti lungo la pedementana per Lunano, ahimè concessi con taglie di poche annualità, piccoli insomma.

Vedremo anche quante piante piantumerà la Snam per l’abbattimento di milioni di alberi nel tracciato del metanodotto Sulmona Sestino.

Se le amministrazioni non si attiveranno in tal senso, non saranno mai di esempio per i cittadini.

1) https://www.agralia.it/quanto-vale-un-albero/  

2) https://www.fondoforestale.it/ilblog/2025/08/05/valore-economico-alberi-urbani/ 

3)  https://www.consiglio.marche.it/banche_dati_e_documentazione/leggi/dettaglio.php?arc=vig&idl=1455

4) https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1985-08-8;431!vig= 

5)  https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:regio.decreto:1923;3267

6)  https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1939-10-14&atto.codiceRedazionale=039U1497&tipoDettaglio=multivigenza&qId=

7) sentenza Cons. Stato, Sez. V, 27 ottobre 2022, n. 9178  

lunedì 12 gennaio 2026

IL CREATO Parola di Dio

Il Creato Parola di Dio

Marco è laureato in ingegneria, ma con convinzione si è messo a coltivare la terra. Poi si è fatto prete, continuando a coltivare la terra nelle parrocchie del Monte Amiata in provincia di Siena e Grosseto. Amante della montagna, ha avuto un gravissimo incidente nel 2019, che l’ha completamente paralizzato.


Oggi aiutato da degli amici carissimi, ha continuato a trasmettere il suo amore per il creato. L’ho conosciuto in occasione dei 40 anni di fondazione del gruppo scout Agesci Vadese e l’avevo invitato per un incontro formativo per insegnanti sul suo libro “Biotecnologie animali e vegetali: Tradimento del disegno di Dio” , sostanzialmente una lettera scritta alla Congregazione della fede, a Giustizia e Pace, fermamente sostenuta, nonostante i toni forti.

In questo nuovo testo dal titolo “Il Creato Parola di Dio” c’è il presupposto di ricucire un grosso strappo.”quello tra il Verbo creatore ed il Verbo che si fa uomo”, perché l’uomo ha trascurato la sua volontà. Infatti è la terra a sostenerci ad accompagnarci a farci sentire la sua vicinanza.

La creazione è anche maestra è segno del dono dell’amore del Padre, per noi. Anche la coltura è vista da Marco come architettura del pensiero che guida la vita quotidiana, lo stare insieme , i valori di un gruppo con le sue scelte e comportamenti che dettano l’arte, l’artigianato, i mestieri, il rapporto con Dio e tra le persone, la saggezza che forma l’impianto di un popolo. Indicazioni fornite e elaborate dall’intelligenza e dallo spirito dell’uomo, ai casi di vita concreti, più risolvibili se guardati con gli occhi del Creatore.

L’uomo oggi e rapportato alla natura attraverso due mentalità quella utilitaristica e quella dei popoli indigeni; nella prima, la natura diventa un supermercato da cui prendere il possibile con l’aiuto della scienza e tecnologia. La seconda è la linea di pensiero dei popoli nativi di coloro che vivono o vivevano in armonia con l’ambiente che li accoglie, così come nella cultura contadina europea.

Numerosi i richiami agli scritti papali a partire dal anno ’50. La chiesa ha il modello preciso da proporre, quello della parola del Creatore, ma sembra non porsi il problema di come non venga per niente posto il problema, se quella scelta intrapresa dalla scienza e tecnologia sia la direzione che Dio vuole veramente. Il salto qualitativo viene dalla Laudato sì di papa Francesco, alla cui lettura si rimanda, la quale ricorda che la cura dell’ambiente è parte integrante dell’impegno spirituale, morale e sociale nella vita di ogni cristiano.

Da già insegnate di educazione Tecnica della scuola Media, mi sono proprio piaciute le distinzioni che Marco ha proposto tra Tecnica e Tecnologia. Nei vari capitoli del libro ogni tanto appaiono riferimenti o all’una o all’altra e come insieme, appartenendo oggi ad una civiltà tecnico scientifica, si confrontano con la natura. L’uomo di oggi, con la tecnologia è giunto ad una potenza materiale illimitata e può incidere evidentemente, in maniera mortale, sugli equilibri vitali del pianeta. La tecnologia ha permesso ad un immenso materiale, sottratto alla morale, dove tutto si può fare con una ricaduta nei confronti di gran parte degli uomini inconsapevoli e impotenti. “La plastica è l’emblema più chiaro con la sua lontananza dalla vita del nostro mondo artificiale.” “Criticare la scienza è considerata una colpa contro l’intelligenza, ma il compito dell’intelligenza è la ricerca della verità. La mentalità materialista tende invece a livellare l’intelligenza.”

La tecnica viene da greco technè cioè arte e usa strumenti semplici: pennello, carrucola, leva, falce, fuso, fuoco. Questi per essere usati bene, esigono un’esperienza che riguarda più il comportamento della natura, che lo stesso strumento, permettendo una esperienza derivata esclusivamente con i cinque sensi, perciò rimane più neutrale. Lascia l’uomo nel suo ruolo di attore fisico e mentale, libero da ogni scelta e padrone di tutte le sue facoltà sensoriali.

Diversi i richiami ad altre religioni ed ad altri popoli indigeni.

La creazione insegna che il regno supera la natura, portandola a perfezione, non distruggendo per rifare, perché nemmeno uno iota andrà via dalla legge. Finché siamo inseriti su questa Terra siamo conglobati nella natura che il Padre ci ha donato, con i suoi limiti fatti per il bene dell’umanità.

Limiti di tempo spazio, risorsa, forza, capacità che richiamano la fragilità della natura e la nostra provvisorietà di creature.

Grazie Marco per queste tue forti sollecitazioni.

Marco Belleri “Il Creato Parola di Dio” ed. Libreria Editrice Fiorentina Firenze 2025 15 €

martedì 6 gennaio 2026

I PFAS, composti persistenti, interferenti endocrini, nelle acque potabili.

I PFAS, composti persistenti, interferenti endocrini, nelle acque potabili.

Da gennaio 2026, queste sostanze chimiche saranno analizzate anche nelle nostre acque potabili.

Lo aveva previsto una direttiva europea (1) applicata col nuovo decreto sulle acque potabili del 2023 (2). Dalla direttiva si legge. ”Entro il 12 gennaio 2024, la Commissione stabilisce linee guida tecniche sui metodi analitici per quanto riguarda il monitoraggio delle sostanze per- e polifluoro alchiliche comprese nei parametri «PFAS — totale» e «somma di PFAS», compresi i limiti di rilevazione, i valori di parametro e la frequenza di campionamento.” Per «PFAS — totale» si intende la totalità delle sostanze per- e polifluoro alchiliche... Per «somma di PFAS» si intende la somma di tutte le sostanze per- e polifluoro alchiliche ritenute preoccupanti per quanto riguarda le acque destinate al consumo umano 30 PFAS diversi sono elencati nelle analisi del decreto.


Dalla norma, si legge “Le regioni e le province autonome, le autorità sanitarie e i gestori idro-potabili adottano con ogni tempestività, e comunque non oltre il 12 gennaio 2026, le misure necessarie a garantire che le acque destinate al consumo umano soddisfino.., per quanto riguarda: ...”somma di PFAS”, “somma di 4 PFAS”, e uranio.”

La prima con il limite di 0,10 microgrammi/litro ed i secondi fino a 0,02 microgrammi/litro; così si legge nella modifica del decreto del luglio 2025 (3). Inoltre qui è stato abbassato il piombo fino a 5 microgrammi/litro ed è stata aggiunta l’analisi dell’uranio 30 microgrammi/litro. Sono stati stabiliti anche i “Requisiti minimi per i reagenti chimici e i materiali filtranti attivi e passivi” che vengono a contatto con le acque destinate al consumo umano che non devono compromettere, direttamente o indirettamente, l'idoneità al consumo umano dell'acqua, alterare il colore, l'odore o il sapore dell'acqua; quindi ad esempio, percepire chiaramente odore e sapore di cloro significa andare fuori norma.

Infine il decreto introduce per la prima volta una soglia specifica per il TFA (acido trifluoroacetico, sottoprodotto della degradazione dei PFAS), fissata a 0,10 microgrammi/litro, che diventerà obbligatoria dal 12 gennaio 2027.


Ma cosa sono questi PFAS? Vengono chiamati composti perfluoroalchilici. Sono una famiglia di oltre 4000 sostanze chimiche a base di fluoro le quali, si afferma, che possono arrivare a 15000. Sono prodotti diversi, non presenti in natura, utilizzati in tanti campi e materiali: tessuti impermeabili, abiti tecnici, padelle antiaderenti, imballaggi, cosmetici persistenti, schiume estinguenti, rivestimenti industriali. Hanno la caratteristica di essere persistenti nel nostro corpo e di essere dichiaratamente interferenti endocrini. In Italia sono emersi, nel caso dei laboratori della ditta MITENI a Trissino in provincia di Vicenza. La ditta scaricando in difformità queste sostanze, ha inquinato tutta la falda che interessa 350.000 persone; una contaminazione la più grande d’Europa. Nella zona rossa l’autorità sanitaria berica, ha previsto le analisi del sangue per controllare i Pfas assorbiti dalle persone; una bomba biologica pronta ad esplodere, dando problemi cardiaci, tumorali, funzionali.


Lo hanno denunciato le Mamme No Pfas (4) stampando nelle magliette i quantitativi di Pfas contenuti nel sangue dei propri figli. Si sono attivate dal 2013 con la scoperta nelle acque dei torrenti di Trissino da parte dei ricercatori del CNR di questi prodotti chimici, si sono via via rivolte alle autorità, fino alla Commissione ONU a Ginevra. Sono arrivate anche a far intervenire il Vescovo di Vicenza, che ha organizzato il 2.o incontro nazionale della CEI sulla Salute (5), parlando di queste sostanze e l’autorità giudiziaria in un processo conclusosi recentemente, dove sono stati condannati i dirigenti Miteni (6).

Il decreto di luglio 2025, aumenta la trasparenza dei gestori idrici: pochi sono quelli che pubblicano le analisi dell’acqua, ai sensi della norma sull’accesso alle informazioni ambientali, del 2006. Ogni cittadino/utente, ora potrà accedere facilmente, anche online, a informazioni aggiornate sul gestore della propria zona, sui metodi di trattamento e disinfezione che applica (nella Provincia di Pesaro Urbino l’85% di acqua viene dai fiumi e potabilizzata), sui risultati delle analisi più recenti, con valori dei parametri e frequenza di monitoraggio, sui dati delle perdite della rete (in provincia di PU un terzo dell’acqua di rete va persa), struttura delle tariffe e reclami ricevuti.


Per questo è prevista la realizzazione di una piattaforma digitale AnTeA (Anagrafe Nazionale Territoriale delle Acque), uno strumento che dovrà garantire un accesso semplice e trasparente ai dati sulla qualità dell’acqua potabile (7) presso l’Istituto Superiore di Sanità, ma al momento non risulta attiva; dovendoci quindi informare, le analisi sono pubblicate sul sito di Vesa Marche (8). Ho richiesto all’ISS di poter eseguire le analisi dei PFAS nel mio sangue. Nella risposta mi hanno indirizzato all’Autorità Sanitaria Regione dalla quale attendo ancora comunicazioni.






Bibliografia:

Lorenzo Misuraca “PFAS Storia di una contaminazione” Ed. Il Salvagente

Giuseppe Ungherese ”PFAS inquinati eterni e invisibili nell’acqua” Ed. Altreconomia

CEI Uffico Pastorale Salute ”PFAS analisi retrospettive e prospettive future” Ed. Romani

V. Cordiano V. Murgia ”PFAS Una contaminazione persistente, pervasiva e pericolosa” ISDE Italia



1) https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32020L2184

2) https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2023;018

3) https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2025;102

4) https://www.mammenopfas.org/

5) https://www.diocesivicenza.it/wd-appuntamenti/era-cosa-molto-buona-custodire-le-nostre-terre-salute-ambiente-lavoro/

6) https://prometeo.adnkronos.com/territorio/sentenza-miteni-pfas-veneto-disastro-ambientale/

7) https://www.iss.it/antea-il-progetto

8) https://veterinariaalimenti.sanita.marche.it/ARPAM-Rapporti-di-Prova-Acque-Potabili