martedì 22 settembre 2026

Agrivoltaico. Sant'angelo in Vado si prostituisce.

 Agrivoltaico. Sant'angelo in Vado si prostituisce.

La scelta di questa amministrazione di resa nei confronti dell’agrivoltaico di Cà Rinalduccio, mi ha fortemente stupito, allibito. Soprattutto per avere in cambio 60.000 €, il gruzzolo di chi si vende, di chi vende Sant’Angelo in Vado.

Ho voluto rivedere quanto abbiamo fatto, (dico ancora abbiamo) nei confronti di questo impianto che è bene ricordarlo si innesta a 52 m dal centro abitato. Nella mia cartella “FV santAngelo” sono salvati ben 171 files, segno di una intensa attività. Tutto è iniziato con la raccolta firme, con tanto documento di riconoscimento, asseverate dal vicesindaco Guerra.

Abbiamo sostenuto che su ben 7 ettari, si installeranno pannelli per 6,1 milioni di watt (allora) superiore all’impianto di Pole di Acqualagna, a ridosso del centro abitato e che non erano stati coinvolti i vicini interessati al progetto. A dir la verità il vicino importante a valle della strada comunale di Ca Rinalduccio era stato direttamente contattato (io so io voi non siete un …direbbe il Marchese Del Grillo). Eppure le norme sono chiare “Qualora da un provvedimento possa derivare un pregiudizio a soggetti individuabili, l’amministrazione è tenuta a fornire loro con le stesse modalità l’inizio del procedimento”. Un aspetto ritenuto di poco conto dai dirigenti Provinciali che hanno sostenuto di non applicare la Valutazione Impatto Ambientale, né considerare le osservazioni avviate.


Mi sono rivolto quindi alla Commissione per la Convenzione di Aarhus. Questa convenzione firmata dall’Italia diventando legge nel 2001, prevede nell’articolo 1. “Per contribuire a tutelare il diritto di ogni persona, nelle generazioni presenti e future, a vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere, ciascuna parte garantisce il diritto di accesso alle informazioni, di partecipazione del pubblico ai processi decisionali e di accesso alla giustizia in materia ambientale in conformità delle disposizioni della presente convenzione.”

Non è stato semplice studiare la convenzione, adattare il ricorso
, tradurlo in inglese, eppure quando sono intervenuto in videoconferenza con la commissione ONU a Ginevra, è stato per me un gran risultato. Mi sentivo emozionato, seppure ero supportato da mia nipote madrelingua. Quando la Presidente mi ha interpellato, ha elogiato il “nostro” intervento perché “i diritti alla partecipazione fanno parte della grande schiera dei diritti dell’uomo”. Contro c’era il Ministero dell’ambiente che balbettava che eravamo stati contattati, che le norme sulla partecipazione funzionavano, che non avevano loro il progetto, delegato alla regione o alla provincia. Ma la commissione è poco efficace giuridicamente e si è fidata del fatto che il procedimento fosse stato bloccato col ricorso al TAR del Comune. Non è servito neanche riscrivere.

Nel frattempo ci sono giunti i vari pareri. Dell’Anas, della Regione, della Soprintendenza che chiede di intervenire nei movimenti di terra.

Sentire ora che ci è accordati per 60 danari, mi ha stretto il cuore; tutte le nostre fatiche andate, in evanescenza; vedere poi dei cittadini uniti per uno scopo, separati dalle idee politiche ancor più deludente, perché in queste battaglie c’è bisogno della forza di tutti; solo se stiamo insieme siamo forti.

Che dire, la richiesta di denaro in cambio di autorizzazioni è espressamente vietata, anche per i comuni; è stato il Tribunale Superiore delle Acque a dirlo per primo. Ma la finanziaria del 2018 ha inserito che i comuni che avevano avuto le compensazioni queste dovevano essere mantenute. Un comma nato per salvare il comune di Apecchio, cui la ditta dell’eolico chiedeva indietro ben 350.000 €.

Oggi non sono ammessi semplici corrispettivi monetari ai Comuni, ammettendo invece misure collegate agli effetti ambientali e territoriali dell’opera con compensazioni fino al 3 %; devono essere stabilite in sede di Conferenza di servizi, ma non possono configurare come un prezzo dell’autorizzazione.

Un dubbio mi rimane: l’eolico di Sessaglia Apecchio non è stato autorizzato anche per la mancata partecipazione dei cittadini (nel sito del comune c’è la sentenza), per l’agrivoltaico vadese no!