martedì 19 marzo 2019

Diffida ad ASUR Marche ed ARPAM

Diffida ad ASUR Marche ed ARPAM

Il Coordinamento PESTICIDI STOP Marche, al fine di poter verificare la presenza dei fitofarmaci sull'acqua potabile ne ha chiesto la pubblicazione delle analisi.
Il direttore generale a novembre 2017 ed a febbraio 2018, ha rassicurato la pubblicazione in tempi brevi; lo stesso direttore del SIAN Area Vasta 1, cui mi sono rivolto a novembre scorso, per le analisi della mia cittadina, rassicura che presumibilmente saranno pubblicate a partire da 2019 nel portale VeSA Marche.
 
Nel frattempo la UE ha attivato la modifica dei parametri dell'acqua del rubinetto, a fine ottobre 2018, affermando nei suoi atti preparatori, che la mancanza di fiducia nell'acqua potabile è anche dovuta alla carente trasparenza dei dati delle analisi.

Tutto ciò ha spinto il coordinamento a diffidare gli organismi regionali coinvolti nelle loro richieste.
E' ormai dal 2005 che è attivo il decreto legislativo sulle informazioni ambientali il quale prevede la pubblicazione di “qualsiasi informazione ambientale disponibile...relativa allo stato degli elementi” fra cui l'acqua. Inoltre e' da tempo che si accede alle analisi di diversi comuni a richiesta, che puntualmente vengono date. L'attuale norma sulla trasparenza del 2013, sull'accesso civico, prevede che i documenti dati, siano poi pubblicati. Due norme quindi che da tempo, non vengono rispettate dalle due aziende regionali.
E' pur vero che molti prodotti alimentari, riportano una serie di ingredienti che in massima parte il consumatore non legge, si pensi ai dadi da brodo, alla maionese, alle bibite, alle confetture. Eppure quei dati sono un riferimento per il consumatore attento, che può così scegliere un prodotto rispetto ad un altro in base appunto ai suoi ingredienti. Così deve essere anche per l'acqua.
Sono coordinatore delle guardie volontarie del WWF nella regione Marche e nel nostro regolamento sono contenuti non solo gli obblighi di vigilanza ambientale, sul territorio, ma anche di servizio e aiuto per soci e cittadini. Ecco perché, in qualità di pubblico ufficiale, spesso l'accesso agli atti e documenti, mi vedono coinvolto.
Gli amici del gruppo, mi hanno contattato per poter attivare l'accesso presso diversi dirigenti degli enti indicati. Ci sono stati anche quelli che hanno risposto negativamente, forse perché poco conoscitori delle normative. L'essere insieme, in rete, rafforza il nostro potere di richiesta ed inoltre ci fa essere più uniti e più forti, in caso di problemi.
Nella giornata sulla trasparenza, che tutti gli enti pubblici dovrebbero attivare compresi i nostri comuni, a Fano organizzata dalla Asur, ho detto pubblicamente che attraverso gli spazi web delle Asur, appaiono scarsità di informazione e difficoltà ad accedere e concedere dati. Solo da poco sono apparsi nei siti i dati, a mio avviso ancora incompleti, sulle liste di attesa diagnostiche. Nella sezione trasparenza, su informazioni ambientali vi è scritto “Questa voce non è applicata alla nostra amministrazione” andate a vedere il sito degli ospedali riuniti di Marche Nord o dell'ARS per conferma; eppure tra le informazioni ambientali rientrano quelle sullo stato della salute e della sicurezza umana che sono tipiche delle Asur.
Non sempre si riesce ad ottenere quello che si richiede. Le amministrazioni sono piuttosto diffidenti a dare i documenti da loro “detenuti”. Con il consigliere 5 stelle di Gradara, sono stati richiesti i dati del registro dei tumori della nostra provincia. L'ARS ha risposto che non poteva concedere perché contenente dati sensibili; successivamente è stato fatto notare che i file devono essere editabili ed in formato aperto. Alla fine sono stati inviati solo parte dei documenti richiesti, ma poi, non sono stati pubblicati, nel sito come prevede la norma.
La regione è trasparentissima, rispondeva il il presidente Ceriscioli nella giornata dell'AATO1, ad ottobre scorso. Eppure il cittadino richiedente è ancora visto come una scocciatura ed i dirigenti fanno fatica a dialogare con lui, per capire e arrivare alla richiesta dei dati che reclama, perché si può anche non essere precisi nella richiesta; è la normativa a dirlo. Comunque a seguito di mie istanze, il comune di Urbino, ha pubblicato i dati delle analisi dell'acqua cittadina.
Quella con gli enti pubblici è ormai una battaglia avviata e direi vinta. Il problema si evidenzierà con i gestori privati di pubblici servizi, che per questi settori devono essere trasparenti alla pari delle amministrazioni.

Giuseppe Dini
Coordinatore Guardie Giurate WWF Marche.

mercoledì 27 febbraio 2019

Scuola di qualità

Scuola di qualità

Da oltre un anno dalla mio pensionamento dalla scuola, quale insegnante di Educazione Tecnica nelle medie di primo grado, provo a riprendere un discorso in merito, all'andamento formativo e di coinvolgimento degli insegnanti nella scuola, da parte dei dirigenti.
Leggo che quella scuola fa quel tipo di didattica, quell'altra ha quel progetto inclusivo, l'altra ancora promuove la didattica delle competenze.
Mi chiedo in tutto questo gli insegnanti da che parte stanno? Oggi con i dirigenti sempre più decisionisti, comandanti di una nave educativa, dove sembrerebbe utile valutare tutti nella stessa maniera, fare tutti quel tipo di prove strutturali, la cui valutazione deve essere non meno di…, altrimenti crolla il castello preparato dal dirigente. La legge 107, ha rafforzato i poteri dei nostri superiori, che hanno la possibilità di infliggere una sospensione fino a 10 giorni. Dopo, se mai, si può discutere, con i ricorsi al giudice del lavoro, se appropriata o meno.
E' pur vero che nella scuola c'è chi ne approfitta, come in tutti i luoghi di lavoro, ma non è sempre così evidente: 30% di insegnanti attivi, 50% i coinvolgibili, 20 % di interessati ad altro, percentuali discusse con i vari sindacati intercorsi nei nostri incontri professionali.
Tutti i dirigenti, fra l'altro hanno ormai la reggenza obbligata su più scuole, che vale la pena chiedersi se l'andamento didattico, educante e professionale, la facciano loro o i docenti delegati e coinvolti nelle varie mansioni.
Poi ci sono anche quelli che apertamente sostengono “Se non vi sta bene andatevene, chiedete il trasferimento” e se nella loro valutazione fosse inserito questo parametro, forse qualcuno non passerebbe la sufficienza. Fra l'altro con l'introduzione a dirigente, un aspetto di recessione dalla loro nomina, è proprio il contenzioso: in base alla conflittualità possono essere rimandati al ruolo di appartenenza.
Per confrontarci con i superiori, occorre essere formati professionalmente, conoscere le leggi del proprio lavoro per sostenere non solo, le ripercussioni del capo, ma anche la pressione degli stessi docenti che con lui si schierano. Ho conosciuto tanti colleghi ottimi educatori, ma la cui preparazione di lavoratore è purtroppo stentata. Nel mio discorso di pensionamento  l'augurio rivolto ai colleghi, è stato proprio quello di crescere nella conoscenza delle normative che regolano il nostro rapporto di lavoro.
Un aspetto che ho sempre sostenuto, molto di più negli ultimi anni è stato l'art. 33 della Costituzione Italiana: “L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento”. Non è certo per togliersi le responsabilità di una professione che serve a promuovere l'allievo ragazzo attraverso una crescita graduale, fatta anche di conoscenza, ma per essere quell'educatore che adatta la trasmissione del sapere e dello sviluppo intellettivo, alle diverse classi e ai diversi allievi.
L'art. 25 del D. L.vo 165/2001 dedicato proprio ai dirigenti scolatici sostiene: “Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici, spettano al dirigente scolastico autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane. In particolare, il dirigente scolastico, organizza l'attività scolastica secondo criteri di efficienza e di efficacia formative ed è titolare delle relazioni sindacali…Il dirigente scolastico promuove gli interventi per assicurare la qualità dei processi formativi e la collaborazione delle risorse culturali, professionali, sociali ed economiche del territorio, per l'esercizio della libertà di insegnamento, intesa anche come libertà di ricerca e innovazione metodologica e didattica, per l'esercizio della libertà di scelta educativa delle famiglie e per l'attuazione del diritto all'apprendimento da parte degli alunni.”
Spetta al collegio docenti la possibilità di deliberare in fatto di didattica, non al preside imporre la didattica, quello o quell'altro progetto, ma “esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente” sostiene il Testo Unico del 1997 all'art.7. Quindi nel stabilire orari, quadrimestri, recuperi le decisioni collegiali sono vincolanti, ma nessuna maggioranza può obbligare a fare verifiche comuni, adottare moduli prestabiliti, stesse griglie.
Libertà sì, applicando però le indicazioni del ministero al percorso educativo, del diritto allo studio dei propri allievi, del percorso di apprendimento e di sviluppo personale. Infatti “l’esercizio di tale libertà è diretto a promuovere la piena formazione della personalità degli alunni” sostiene l'art. 2 del TU 1997.
Il regolamento dell'autonomia scolastica del 1999, inoltre prevede la pluralità del collegio docenti: garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale” (art.1); mentre il regolamento al piano dell'offerta formativa della scuola, POF, ne considera tutte le componenti anche di minoranza: “comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, e valorizza le corrispondenti professionalità”.
Non per niente si chiama “corpo docente” dove ognuno ha la sua importanza e funzione, tutti insieme agiscono come un corpo, impegnati per la crescita umana educativa dei ragazzi.
Nella scuola media ed. musicale, ed. fisica, ed. tecnica, ed. artistica, francese, religione hanno tante classi, da rendere difficile per gli insegnanti qualsiasi proposta burocratica didattica, a meno che ridotta ad un copia/incolla. Anche il calendario scolastico delle attività non di insegnamento, proposto dal dirigente, ma approvato dal collegio, dovrebbe considerare gli impegni di queste discipline. Sostenevo esacerbandone l'aspetto, che solo restando seduto alle riunioni avrei tranquillamente superato le 40 ore assegnate e lì, nelle ore di non insegnamento, ci andrebbero le ore obbligatorie sulla sicurezza e le ore di aggiornamento. Quanti dirigenti sono chiari su questo? Quanti dirigenti sono pronti a riconoscere le ore fatte in più ? Quanti dirigenti pronti sì a chiedere l'esonero delle responsabilità, al docente per le gite, sono attenti a valutarne il giusto impegno?
Un'arma a dire il vero gli insegnanti ce l'hanno: limitarsi a fare solo lo stretto obbligatorio e negare tutto il di più. Anche per questo occorre però essere informati della propria professione, non trascurando la necessità di approfondimento culturale ed educativo, per intervenire con la giusta autonomia, consapevolmente convinti delle proprie scelte, con l'obbiettivo della crescita educativa dei propri allievi, futuri adulti , in una scuola davvero di qualità.

lunedì 10 dicembre 2018

SIAMO TRASPARENTISSIMI

SIAMO TRASPARENTISSIMI
E' ciò quanto ha affermato il nostro governatore regionale al convegno dell'AATO sull'acqua il 23 novembre scorso a Pesaro. Era stato chiesto, alla tavola rotonda con i responsabili della gestione dell'acqua pubblica: “Ma perché tanta riluttanza a pubblicare le analisi dell'acqua potabile?
Le risposte e le considerazioni si possono leggere sul precedente articolo.

Qui è il caso di riflettere su alcuni aspetti.
Con il gruppo si acquisto solidale di Arcevia, che si occupa anche di pesticidi e della loro presenza in acqua potabile, era stato chiesto all'ASUR Marche di poter avere le analisi dell'acqua potabile dei comuni interessati e della pubblicazione delle analisi. Sì, perchè una norma del 2005 sulle “informazioni ambientali” prevede appunto la pubblicazione dei dati ambientali relativi a: aria, atmosfera, acqua, suolo, territorio, ogm, energia, rumore, radiazioni, rifiuti, scarichi, stato della salute, sicurezza umana, paesaggio, siti di interesse culturale. Se pensate che essa sostituisce una identica del 1997, potrete capire il tempo passato sino ad oggi.
Nella risposta avuta dall'Asur Marche il 9 febbraio 2018, si legge: “I rapporti di prova delle acque potabili (analisi), saranno a breve visionabili sul portale internet regionale “VeSA Marche”: www.veterinariaalimenti.marche.it”. A seguito di una mia richiesta di analisi dell'acqua potabile del mio comune, il Dipartimento di Prevenzione dell'Asur Marche Nord , il 26 novembre 2018, mi si risponde: “L'Asur Marche ritiene opportuno realizzare una sezione con le informazioni di su tutto il territorio delle Marche , sul portale Regionale VeSA (Veterinaria e Sicurezza Alimentare al link www.veterinariaalimenti.marche.it. A tal proposito un gruppo di lavoro a livello regionale, sta organizzando un punto di accesso per la consultazione di tutte le analisi effettuate dal 01.01.2018 di tutti i Comuni della Regione Marche. Presumibilmente a partire dal 2019”. Da “a breve visionabile”, a ben 11 mesi di rimando, non è certo solerzia. Eppure la convenzione di Aarhus, recepita in Italia nel 2001, base delle normative sull'accesso e trasparenza, tende ad assicurare una “informazione ambientale” il più possibile diffusa ed efficace, tale da consentire a ciascun cittadino di conoscere, in modo tempestivo e concreto, ogni possibile scelta che incida significativamente sull’ambiente.
Inoltre nella documentazione preparatoria, all'approvazione delle modifiche della direttiva UE sulle acque potabili avvenuta il 23 ottobre scorso, si legge chiaramente per più volte, che per contrastare la diffidenza degli utenti nei confronti dell'acqua potabile pubblica è necessario: “Maggiore trasparenza, anche per i servizi idrici. Grazie a nuove regole di trasparenza”, “La maggior trasparenza sull'approvvigionamento idrico può obbligare i fornitori a migliorare l'efficienza delle risorse”. “Altre azioni in aggiunta, si sono concentrate sul miglioramento della trasparenza e la comparazione della qualità e dei servizi idrici”. “L'aumento della trasparenza è anche una cosa positiva per l'acqua dei fornitori nelle loro relazioni con i loro clienti.” “Un miglior accesso e qualità dell'acqua potabile, oltre ovviamente a requisiti di trasparenza elevati comportano costi aggiuntivi, ma moderati”.
Eppure ancora si devono pubblicare le analisi dell'acqua che beviamo e paghiamo, sia Asur Regionale, sia l'ARPAM che detiene le analisi in una apposita banca dati “Punto focale regionale” assieme a diversi altri dati ambientali ancora nascosti, quali ad esempio gli edifici contenenti amianto, sia ancora diversi Comuni nei quali il sindaco è responsabile della salute, assieme alla sicurezza e protezione civile.
Trasparentissimi? A maggio di quest'anno ho fatto richiesta all'Agenzia Regionale Sanitaria, assieme ad un consigliere comunale di Gradara, di poter avere copia del registro tumori, curato per la Regione dall'Università di Camerino. Mi si risponde che vista la presenza di dati sensibili non può essere dato. Ribatto che la normativa sulla trasparenza prevede l'ostensione, oscurando i dati sensibili. Mi vengono inviati in pdf scannerrizzato. Rispondo che la norma prevede l'invio e la pubblicazione di formati aperti editabili, sui quali il cittadino può intervenire, non una semplice fotocopia. Rispondono sbagliando, che l'invio per e-mail deve essere in formato chiuso. Interventi non aperti alla comunicazione, come invece sostiene la trasparenza, al fine di soddisfare il cittadino nell'accesso ai dati . Tutto questo non è certo trasparenza!

sabato 24 novembre 2018

ACQUA, TRASPARENZA, VIGILANZA

Acquedotti e approvigionamento idrico nella provincia di PU. (Della serie se la cantano e se la suonano!).

Sono stato all'incontro sull'acqua indetto dall'ATO Marche nord (formalmente), sponsorizzato da MMS, caffè iniziale e buffè finale. Il tutto si svolgeva intorno alla egregia attività svolta per evitare di lasciare mezza provincia senza acqua a causa della rottura della diga di San Lazzaro del 2017, quella che serve a fornire soprattutto Pesaro e Fano dato che alimenta il potabilizzatore di Saltara il quale serve le due principali città della provincia.
Valide le relazioni presentate sia dal dott Piccinini della Prot. Civile regionale, del prof. Nanni che ci ha cercato difar capire l'idrogeologia del nostro sistema provinciale e del direttore dell'Ato Ing Ranocchi che ci ha presentato le soluzioni attivate al fine di sistemare il pozzo del Burano, e la realizzazione di due nuovi pozzi profondi di San Lazzaro, 50-100 l/sec e S.Anna, 150/200 l/sec.
A moderare il tutto, la giornalista capo redattore di Mediaset, Claudia Marchionni.
Nella tavola rotonda finale Tiviroli di MMS, presidente regionale Ceriscioli, presidente Ato Tagliolini, ing. Guastadisegni dell'Enel, Reginelli pres. Aset; domande della conduttrice e risposte. Tagliolini aggiunge che all'entroterra non si deve solo prendere, ma anche ridare in servizi , tutti d'accordo anche il governatore.
Poi la domanda della giornalista: “E' possibile ai fini della trasparenza pensare alla bolletta parlante” ed mi son messo a ballare sulla sedia. Sono riuscito a chiedere di voler fare una domanda forzando la giornalista, ho insistito, visto che non capita che sono tutti insieme e che nell'organizzare questi incontri non pensano mai di confrontarsi con i cittadini.
Mi sono presentato per il WWF Marche, di Sant'Angelo in Vado, con la ss. 73 bis ancora chiusa (hanno parlato che consideravano l'entroterra), ho detto: “Il 23 ottobre scorso la UE (1) ha approvato la modifica di alcuni parametri dell'acqua potabile. Nella premessa alle modifiche motivata del 2 febbraio 2018, (2) nel questionario di presentazione (in inglese e francese) si sostiene che la diffidenza dei cittadini verso l'acqua potabile, è in gran parte dovuta alla mancata diffusione dei dati di analisi, nel questionario per ben 5 volte si parla di incremento di trasparenza dei dati, di maggior diffusione, di miglioramento all'acceso delle informazioni relative all'acqua potabile. Mi dite perché voi nonostante, il D.L.vo 195/2005 (3) sulle informazioni ambientali compresa l'acqua ed il recente D. L.vo 33/2013 (4) sulla trasparenza che all'art. 40 lo richiama, siete così riluttanti nella pubblicazione delle analisi dell'acqua potabile. A Pesaro MMS fa 304 analisi giornaliere, eppure nel comune di Pesaro sono tuttora pubblicate quelle del 18 agosto 2018?” “Noi siamo trasparentissimi – Ceriscioli - diamo tutto, anche i documenti per il progetto dell'ospedale (in realtà la consegna è stata differita ed il tempo scaduto, ma ancora siamo senza documentazione) che non si devono dare (altro errore, la legge è così chiara). Giustamente il presidente Aset si è risentito, loro le pubblicano, mentre Tiviroli , silenzio.
Eppure Arpam Regionale e Asur Regionale non pubblicano ancora le analisi delle acque che paghiamo e beviamo!
Analisi un po' riduttiva rispetto ad una programmazione che in 2 anni porterà ad una stabilizzazione nelle situazioni di carenza idrica...” Mi scrive il presidente ATO Tagliolini.
Certamente è stata una riflessione a caldo, buttata lì dopo anni che come ecologista, mi occupo di acqua, sicuramente riduttiva per quanto si è detto; una riunione egregia per le relazioni presentate, ma dato che parliamo d'acqua, pessima in tema di trasparenza e partecipazione del pubblico.
La normativa della diffusione dei dati è del 1997(5), poi rivista nel 2005 riconfermata con quella del 2013 e ancora non si pubblica questo e' riduttivo. Anche l'ATO potrebbe pubblicare. Poi il governatore che dice tutto trasparente, quando l'ASUR regionale attraverso i dipartimenti di prevenzione e l'ARPAM regionale, non pubblicano. Questo è riduttivo!!! Senza poi parlare delle casette dell'Acqua una presa per i fondelli, perchè la gente crede di trovare un'acqua più raffinata e invece trova l'acqua del sindaco come comunque c'è scritto. Se si va a vedere le analisi di quella di Urbino, lì affisse sono del 2016. 

Però risparmiamo la plastica delle bottiglie; se usassimo quella del rubinetto a casa, risparmieremmo non solo plastica, ma anche  carburante e fatiche. Fortuna la UE lo dice chiaramente: la diffidenza dell'acqua potabile è dovuta alla mancata diffusione dei dati. Quindi la responsabilità del ridotto uso di quella del rubinetto è dei gestori e amministrazioni che non pubblicano i dati dell'Acqua potabile!
Mi si chiede “Che dicono del nostro Metauro che anche in inverno è poco più di un torrente? Si continuerà con le captazioni superficiali?
Anche all'incontro si è parlato in maniera evidente di sconvolgimenti climatici. Non si è parlato in specifico del Metauro, se non per gli invasi di s. Lazzaro, Furlo e Tavernelle , da ripulire, per aumentarne l'invasamento. A mio avviso con 11 potabilizzatori nella sola provincia di  Pesaro Urbino, su 13 nelle Marche ci sarebbe la possibilità di allargare le aree sensibili (6), per garantire maggiori restrizioni negli scarichi, vedi Sant'Angelo in Vado, Mercatello, Fermignano, Urbania, quindi avere nel fiume meno carichi inquinanti. Con l'attivazione dei nuovi pozzi profondi di S.Anna e S. Lazzaro ridurranno l'uso di quello di Santara, che serve Fano e Pesaro, ma rimarranno gli altri 10 potabilizzatori.
Per la vigilanza idrica occorre a mio avviso fare le convenzioni con la vigilanza volontaria, che ha un bel numero di guardie, complessivamente alle diverse associazioni presenti nel territorio. Solo in questo modo possiamo incrementare gli interventi nei confronti delle captazioni abusive e nei furti di acqua. Ci stiamo battendo in regione, per avere il 30 % degli introiti dei tesserini funghi e tartufi e con questo copriremmo la benzina per la vigilanza a 360°. Temo che ci sia chi non la vuole, perché, ad esempio, sono stati dati per l'associazione carabinieri volontari 3000 € per l'assistenza all'ingresso e uscita dalle scuole ed alle associazioni di vigilanza volontaria, nonostante le richieste, non è stato risposto dalla Unione Montana. Pensate che ci sono dei privati, che hanno fatto donazioni, pur di avere la vigilanza volontaria nel loro territorio e le amministrazioni ancora non la vogliono!

domenica 18 novembre 2018

Ma se é motivata, è indiscutibile la decisione del sindaco?

Ma se é motivata, è indiscutibile la decisione del sindaco?

Va detto che il Testo unico degli enti locali all'art. 46 comma 4 da la possibilità al sindaco di revocare gli incarichi di assessore. Quindi palesemente è una sua possibilità. Ma è proprio cosi? Vediamo a grandi linee la vicenda che ricavo dalla partecipazione al consiglio comunale. Il sindaco comunica a voce la possibilità di cambiamenti, ma non fa partecipare il vicesindaco alla riunione prevista lo stesso giorno alle 18. Troppa visibilità, forse dovuta alle diverse sostituzioni del sindaco stesso. Nessun ritiro degli incarichi di assessore, dove ha dimostrato impegno e serietà, solo revoca da vicesindaco, incarico assegnato ad altro assessore.
C'è chi sostiene a livello dirigenziale la necessità dell'applicazione dell'avvio del procedimento ai sensi della 241/90 art. 7, ma non tutta la giurisprudenza è d'accordo. Una procedura di realizzazione di una opera pubblica (a caso, una rotonda), prevede obbligatoriamente la partecipazione di tutti i coinvolti, portatori di interessi diretti, confinanti, vicinori, affittuari, portatori di interesse collettivo, che possono poi presentare le loro osservazioni da recepire e verbalizzare al fine del tutto, per arrivare ad una soluzione condivisa e inficiando le decisioni, se tale procedura non viene ufficializzata. Questa è la norma! Ma solo una parte di giurisprudenza ha interpretato la necessità dell'avvio del procedimento, anche perché l'interessato in questo caso, non ha la possibilità di interferire nella decisione, che rimane in capo al sindaco; un'altra parte sostiene proprio che non sia necessaria tale procedura, bensì è necessario nel provvedimento di revoca una appropriata e motivata decisione. Infatti la motivazione viene ritenuta indispensabile dalla giurisprudenza.
Molti casi di revoca coinvolgono la mancanza di fiducia, comportamenti non collaborativi, rapporti con l'opposizione, rapporti interni alla maggioranza, mancanza di operosità e efficienza.
Pare, da quando sentito in consiglio comunale, tutte questi aspetti proprio non ci sono e allora vale l'opportunità di chiedere ancora, le giuste motivazioni.
Una recente sentenza del Consiglio di Stato, sez.V, n. 215 del 19.01.2017, scombussola un poco i decisionisti. Infatti, un assessore, prima consigliere poi dimessosi a seguito della nomina di un altro, ha conseguito quindi l'incarico in giunta. Il consigliere sopraggiunto, seppure di maggioranza, ha creato problemi all'interno del gruppo, tali da far decidere il sindaco al decreto di revoca dell'assessore. Tale decisione del Consiglio di Stato, mette in discussione l'ampio potere decisionale del sindaco in merito, che se fosse effettivo, lascerebbe al sindaco una sorta di prerogativa arbitraria, non sempre opportuna, a svantaggio dei requisiti minimi di stabilità della giunta comunale.
Qualcuno mi ha detto “Eh Peppe, vu spachè el capell!” “Serve per capire, anch se machè adoprn sol la motosega”!

domenica 26 agosto 2018

Coltivare l'alleanza con la Terra

13.a Giornata per la custodia del Creato. "COLTIVARE L'ALLEANZA CON LA TERRA".


Questa 13.a giornata del creato, ha un titolo semplice, ma profondo: “Coltivate l'alleanza con la terra” Questa terra è di Dio e in questo momento, siamo di fronte ad una crisi ecologica che richiede una forte conversione vocazionale, nell'essere custode del creato. Eppure stiamo assistendo ad un saccheggio continuo e alla codardia nella sua difesa.
Abbiamo il dovere coltivare e custodire questo meraviglioso creato, perché anche le future generazioni possano continuare a trarne frutti utili.
La prima giornata del mese di settembre o meglio ancora tutto settembre, è dedicato alla catechesi della natura, alla riscoperta della cura per il creato per riscoprire quella bellezza di cui ogni uomo, in ogni angolo della terra, ha il diritto di godere.
Occorre fare attenzione alla nostra società, per non essere vittime di una alleanza tra consumismo efferato e tecnologia che lasciano ai margini, gli scarti di una economia assassina.
Si suggerisce di recuperare spazi abbandonati, bonificare luoghi inquinati e favorire una rapporto rispettoso con la natura particolarmente tra i giovani e le nuove generazioni.
Anche gli ultimi mesi hanno visto diverse aree del paese sconvolte da eventi meteorologici estremi, che hanno spezzato vite e famiglie, comunità e culture le cui prime vittime sono spesso i poveri e le persone più fragili.
Né il cambiamento climatico è l’unica minaccia legata alla crisi socioambientale: si pensi all’inquinamento diffuso ed ai drammi che talvolta esso porta con sé correlati, ma non rassegnamoci.
Oggi è così evidente il mutamento climatico in atto, da essere attenti a fronteggiare forme di negazionismo antiscientifico. E' altrettanto vero anche come esso sia legato in gran parte a comportamenti umani, che possiamo modificare. Ecco, allora, allo sguardo preoccupato per la devastazione del territorio a seguito del riscaldamento globale, dovremo attivarci per una efficace opera di prevenzione.
Nella Conferenza internazionale COP 24, che si terrà a Katowicze in Polonia nel dicembre 2018 dovrà servire per “ripensare ed approfondire le iniziative contro il mutamento climatico avviate tre anni fa dalla precedente COP 21 svoltasi a Parigi. Sarà importante che l’Italia svolga un ruolo attivo e lungimirante in tale contesto, proponendo impegni realistici ed ambiziosi per l’azione della comunità internazionale. Il criterio sarà quello di un bene comune inteso in prospettiva ampia, ad includere le generazioni future e tutte le creature.”
Avremo anche modo di abbinare così, la promozione di un lavoro dignitoso, con una attenzione forte per l’ambiente, in una prospettiva di cura integrale.
Occorre ritrovare il legame tra la cura dei territori e quella del popolo, anche per orientare a nuovi stili di vita e di consumo responsabile, così come a scelte lungimiranti da parte delle comunità.”
A fronte di diverse iniziative legate alla promozione ambientale da parte di associazioni e diocesi, molte comunità ecclesiali fanno fatica ad attivarsi in tal senso ai fini di una conversione ecologica, per raggiungere la pace interiore:
  • Coinvolgimento attivo dei rappresentanti delle confessioni cristiane presenti nel territorio.
  • Incontri di preghiera, che potranno trovare ispirazione nei temi biblici dell’alleanza e della creazione.
  • Incontri di approfondimento del tema della Giornata da un punto di vista biblico-teologico.
  • Incontri di approfondimento su tematiche specifiche, ad esempio, sulla custodia dei beni comuni ambientali (acqua,energia…) o sul clima.
  • Un momento di festa-celebrazione all’aperto, in qualche luogo significativo caratterizzato semplicemente per la sua bellezza naturale o stimoli momenti di particolare accentuazione del rapporto con la creazione, o la visita a qualche luogo che testimonia di una situazione ecologica particolarmente critica, che incide sulla vita della comunità.
Nel 1990 papa Giovanni Paolo II scrive per la Giornata Mondiale della Pace “Pace con Dio creatore, pace con tutto il creato”, una prima vera catechesi ecologica.
Dopo quasi tre decenni, in effetti, la situazione è forse ancor più complessa e mette in luce in modo persino forte, l'intreccio tra il grido della terra ed il grido dei poveri, che del degrado ambientale, sono spesso, le prime vittime meno responsabili, rispetto a quelli che contribuiscono a loro volta al depauperamento dell’ambiente.
Occorre riscoprire il nostro essere davvero custodi attraverso “un meraviglioso pellegrinaggio, legati dall’amore che Dio ha per ciascuna delle sue creature e che ci unisce anche noi con tenero affetto, al fratello sole, alla sorella luna, al fratello fiume e alla madre terra”.
L’ecologia integrale, invita allora alla speranza, di uno sguardo al futuro che non si lascia sopraffare dalla rassegnazione dinanzi alla difficoltà, ma opera per tessere legami nuovi, tra una vita umana di qualità ed un ambiente come casa abitabile.
L'invito per la chiesa ad impegnarsi nella tutela del creato e più indicativamente oggi nel contrastare i cambiamenti climatici, viene dalla citazione di papa Francesco: il “pastore” non può non occuparsi del benessere “integrale” del popolo, soprattutto dei poveri: spirituale e fisico, presente e futuro, locale e globale.
Il tema dei cambiamenti climatici è esemplare. Il primo “dovere” consiste nell’informarsi e uscire dallo stato di scetticismo che caratterizza spesso il mondo ecclesiastico e non solo. I ghiacciai si ritirano, la temperatura media si alza, aumentano i fenomeni meteorologici estremi (temporali, trombe d’aria, esondazioni, siccità) che inducono grandi sofferenze e insicurezze. L’umanità sta modificando l’assetto biologico e chimico dell’ambiente: deforestazione, inquinamenti, sfruttamento.
A livello politico assistiamo a scelte amministrative devastanti: cementificazioni, disboscamenti, opere inopportune, gestione privatistica ed esclusivamente commerciale dei beni comuni essenziali, come l’acqua. Il collegamento e l’ascolto dei gruppi ambientalisti locali ci può aiutare.
A livello ecclesiale dobbiamo domandarci, ed agire in merito, se la parrocchia, l’oratorio, il convento, l’istituto religioso, ha iniziato una rigorosa conversione alle energie rinnovabili.
A livello personale dobbiamo cercare di modificare i nostri stili di vita: sobrietà, scelta di merci e prodotti sostenibili, rispettosi dei lavoratori e dell'ambiente, finanza etica, dare tempo alla magnificenza ed alla contemplazione.
Dobbiamo anche impegnarci per il lavoro soprattutto per i nostri giovani, “che non sia quello che non risponde alla sete di dignità dell’uomo. Pensiamo alle sofferenze di molte persone: i disoccupati, soprattutto giovani, le vittime sul lavoro, chi subisce la corsa agli armamenti o livelli crescenti di inquinamento, il fenomeno del caporalato, le donne costrette a scegliere tra lavoro e famiglia, i precari...” Attiviamoci per la “formazione di persone motivate a dare impulso alla pastorale sociale e del lavoro. La vita delle comunità non può limitarsi alla catechesi, liturgia, processioni e benedizioni! Deve promuovere un ben-vivere al servizio delle relazioni che sono costitutive per l’uomo: con Dio, con i fratelli, con la creazione e con se stessi.”

Per una lettura più corretta e completa, si rimanda a: https://lavoro.chiesacattolica.it/13a-giornata-nazionale-per-la-custodia-del-creato/


 


giovedì 2 agosto 2018

Parco Catria Nerone Alpe della Luna: sì, no, boh!

 Parco Catria Nerone Alpe della Luna: sì, no, boh!
Questo dito puntato contro, a tutti i costi non mi piace, mi disturba, così come non mi piace affermazione del tipo "qui comandiamo noi"; anche se a dire il vero, le comunità dell'entroterra hanno dato molto; si pensi solo all'acqua, senza avere i giusti servizi. Basta vedere quanto tempo si è sprecato per l'avvio dei lavori sulla ss. 73 bis che collega la valle del Metauro con quella tiberina: un danno all'entroterra, che cozza con le inaugurazioni delle ciclabili costiere. 
Premetto che non amo entrare in diatribe assolutistiche, ma vorrei poter dare una opinione. Ritengo che l'errore più grosso nella auspicabile realizzazione del parco del Catria Nerone Alpe della Luna,  sia stato proprio quello di non aver coinvolto la gente del posto. Da difensore dei portatori di interesse, devo dire che non si fa una proposta di trasformazione territoriale senza coinvolgere i cittadini (1). Il Piano Regolatore Generale delle nostre rispettive cittadine, insegna che, a norma di legge, qualsiasi intervento per una sua modifica, debba essere condiviso con gli abitanti.
Non mi va però, di sentirmi dire "ambientalista di costa" come se ad indicare un doppio spregio: l'essere interessato all'ecologia, alla difesa dell'ambiente e essere abitante delle zone più snob. Vorrei rispondere come ho fatto, in merito alla questione  del pozzo profondo della Val di Meti discussa nel teatro di Apecchio, ad un signore il quale rimproverava proprio "questi ambientalisti di Pesaro e Fano".
Intanto gli ecologisti ci sono anche nell'entroterra; io sono di Sant'Angelo in Vado, ma tanti miei amici ambientalisti sono di Apecchio, Cagli, San Lorenzo in Campo, Fermignano, Carpegna, Urbania, Urbino; ho iniziato la mia attività col WWF fin dal 1979, partecipando alle varie attività proposte, fino ad arrivare a responsabilità regionali nell'associazione.
Si sono dimenticate le mie affermazioni, quando per l'assemblea dell'eolico nello stesso teatro, riportavo che le compensazioni per le en. rinnovabili, non erano ammesse. 
Eppure qualche mese fa la ditta dell'impianto di monte dei Sospiri si è rifiutata, giustamente di erogarle, lasciando il comune senza i previsti introiti ed un paesaggio profondamente marcato dagli aeromotori. 4 impianti eolici erano proposti ad Apecchio oltre quello realizzato. Un altro campo eolico fu proposto sul Paganuccio; molto abbiamo lottato noi ambientalisti, fino ad arrivare ad una riunione pubblica a Cagli, unica realizzata dalla regione in base alla legge sulla Valutazione Impatto Ambientale (2). Ricordo il mio primo intervento da GEV, ad Apecchio per l'acqua del pozzo dell'acquedotto comunale inquinata dalla trielina (3). 
Potrei continuare, ma sosterrei ancora quel dito puntato che proprio non mi piace. Credo che le risorse del nostro entroterra siano proprio quelle che la natura sa offrirci, ma non possiamo ergere muri sostenedo la nostra autonomia; d'altra parte i nostri rifiuti finiscono nelle tre discariche provinciali. Queste bellezze naturali dobbiamo essere capaci di rivalutarle con l'aiuto di tutti, anche quelli della costa, perchè da soli non ci riusciremmo; rivalutarle non svenderle; le dobbiamo apprezzare e cercare di farle apprezzare a chi non le considera o le tratta con superficialita' o solo come profitto. Aggressioni ai nostri boschi come sono avvenute a Bocca Trabaria o al rimboschimento della diocesi ad Apecchio per trasformarlo in pellets, non possono essere ammesse con la velocita' che oggi hanno avuto. Non possiamo svendere i nostri sentieri per motocavalcate (4) che, non rispettano tutto l'iter autorizzativo, i vincoli della sentieristica e alla pari di quanto da me già affermato all'inizio, la compartecipazione anche degli ambientalisti nelle autorizzazioni. In questa idea di parco si vuole mettere insieme le nostre bellezze naturalistiche in un unicum che possa avere un peso diverso anche di fronte a una più ampia comunità.
Ho letto di vincoli, come nelle SIC e ZPS (5), richieste da una normativa europea, dove semplicemente si chiede una valutazione di incidenza che è così banale per ottenerla che anche gli appostamenti fissi di caccia se la procurano. Guardate pure la riserva naturale del Furlo quale limiti ha dato: la chiusura della pista forestale interna tra Acqualagna e Fermignano per qualche mese per evitare disturbo alle aquile lì nidificanti. Già si conoscono i nomi dei presidenti quasi che fossimo preveggenti, con tantissime varianti furture, ma non si conoscono magari le caratteristiche, le particolarità, le bellezze dei luoghi che abitiamo.

domenica 17 giugno 2018

Giornata Trasparenza dell'Asur Marche

Giornata Trasparenza dell'Asur Marche.

Venerdì 15 giugno, c'è stata la giornata per la trasparenza dell'Asur Marche e delle altre Aziende provinciali, collegate in video conferenza tra loro. Area vasta 1 era collegata dalla sala Gialla dell'Asur di Fano.
E' stato subito evidente la scarsa partecipazione dei cittadini. I pochi presenti sono stati soprattutto i dipendenti delle aziende sanitarie.
Un incontro importante perché i cittadini avrebbero potuto interloquire direttamente con i vertici aziendali. Mancanza di rilievo, la responsabile della trasparenza dell'Asur Marche la dott.sa Lucia Cancellieri, perché indisposta.
Sono subito apparsi le complessità delle aziende sanitarie che contano complessivamente 19.000 dipendenti. Interessante l'esordio del direttore amministrativo generale, che citando Filippo Turati , parlamentare del 1908, il quale a proposito della pubblica amministrazione, usava la metafora della “casa di vetro”, ripresa successivamente dalla Commissione Nigro, per la stesura della prima vera legge sull'accesso agli atti, la L. 241/90.
Validi relatori hanno presentato lo sforzo dell'azienda, al fine di essere davvero trasparente.
Due interventi sostanziali da parte dei cittadini. Fabio Amici dell'ACU Marche, da Ancona ha sottolineato come sia stata poco pubblicizzata la giornata, di come sia evidente la mancanza delle associazioni, dei sindacati, dei cittadini. Ha sostenuto la partecipazione dei portatori di interesse alla costruzione della carta dei servizi aziendali, che deve contenere già criteri, disponibilità, accessibilità.
L'altro intervento è stato il mio, come rappresentante del WWF Marche, in quanto esperto a livello provinciale in materia di accesso, partecipazione, trasparenza. 
Ho chiesto, perché i criteri delle liste di attesa sono legati solamente ai codici di precedenza previsti nelle impegnative , U, B, D, P. Per gli altri che non hanno queste diciture come si procede? Se si va oltre i tempi previsti dalle indicazioni nazionali sui 43 esami diagnostici indicati, perché non si danno indicazioni? 
Inoltre ho messo in evidenza come per il cittadino l'accesso ai vari siti Asur regionali e provinciali sia confuso: ci sono i vecchi spazi web Asur,  ancora presenti da eliminare, l'accesso ai nomi e contatti dei dirigenti responsabili è fatto riportando intere delibere. Parlando tra i presenti si è convenuto che il materiale c'è , ma che l'accesso a questa documentazione è difficile per il cittadino. Eppure il codice dell'amministrazione digitale prevede che la documentazione informatica dei siti delle amministrazioni, sia “di facile accesso” per tutti, anche per i diversamente abili.
Inoltre, ho ancora evidenziato come a tutt'oggi pur essendo stata completata a maggio, non sia stata pubblicata la relazione “Profilo salute”. Così come non mi sia stato consegnata copia del registro dei tumori compilato dall'Università di Camerino, richiesto assieme al consigliere comunale di Gradara Angelo Petrella.
Il direttore Asur 1, Tiziano Busca, ha risposto dicendo, che tale prodotto è riservato agli specialisti e scienziati, può essere di difficile comprensione per il cittadino, ma la normativa trasparenza sostiene che i documenti detenuti da una amministrazione o da privati che gestiscono un servizio pubblico, devo essere concessi e nel caso di dati sensibili questi possono essere oscurati.
Un ultimo intervento da me proposto, citando una frase popolare “Grida vendetta”, è la mancata pubblicazione delle analisi delle acque potabili da parte dei Dipartimenti di Prevenzione. Tale pubblicazione era richiesta sin dal 2005 dal decreto 195 sulle informazioni ambientali, la cui stesura iniziale era del 1999. Oggi le informazioni ambientali sono inserite all'interno delle pubblicazioni relative alla trasparenza. Ciò accade nonostante che l'Unione Europea, nella proposta di modifica delle norme sull'acqua potabile, redatta a marzo 2018, metta in evidenza l'eventuale diffidenza per l'uso delle acque pubbliche, proprio dovuta alla mancata pubblicazione dei dati delle analisi.
Una giornata della trasparenza proficua, a detta del direttore amministrativo Asur Marche da ripetere più volte nell'anno.

sabato 16 giugno 2018

La vigilanza ecologica volontaria nella Regione Marche

Ricevo e pubblico. Il dott. Cesare Paci Coordinatore del Raggruppamento GEV PU, scrive una lettera aperta al Dirigente del servizio caccia e pesca della Regione in tema di vigilanza volontaria. Si sostiene giustamente, che non si devono finanziare solo la vigilanza sulla caccia e pesca , ma anche la vigilanza ecologica con la quale la regione Marche la garantisce nei confronti della UE, da cui è richiesta. Ma senza gli opportuni contributi di fatto non la si vuole...

Alcuni volontari del Raggr. Gev PU raccolti presso la Prot. Civile di Fano.

Egr. Dirigente del servizio caccia e pesca della Regione Marche,
da tempo il servizio che Lei dirige, non ha pienamente considerate le attività di vigilanza ambientale, non concedendo contributi per le attività sul territorio e da oltre 10 anni il nostro gruppo lavora solo con le proprie risorse, quando dovreste per legge mettere a disposizione risorse come faceva la tanto vessata Provincia.
In egual modo le Unioni Montane non fanno convenzioni con le associazioni di vigilanza, eppure riscuotono, grazie anche alla nostra opera, cospicui finanziamenti da tasse/sanzioni sui funghi e tartufi, piante, che preferiscono girare a cooperative come più volte denunciato. Solo alcuni comuni virtuosi fanno convenzioni, ma mettono in concorrenza le associazioni sbagliando sul metodo.
Tempo fa con un apposito incontro con il consigliere Biancani, avevamo sostenuto un progetto di finanziamento globale della vigilanza pubblica, oggi vostro onere e ad oggi, salvo sporadici elargizioni senza effetto sul territorio, sono stati dati finanziamenti a caccia e pesca che sembrano trovare una via privilegiata rispetto all'ambiente. Poichè la vigilanza è unica, chiedo che intenzioni ha, per darci risorse immediate visto che era stato annunciato il rientro nel Cras, ma tutto si è spento e non ho sentito altro per i controlli ambientali.
Noi chiediamo che ci siano risorse certe con un programma serio; si è resa conto che è tutto allo sbando, oppure ad Ancona le voci che arrivano sono altre? Chiediamo un apposito incontro dove si possa parlare di questo e poi prospettateci una soluzione.
Noi non abbiamo commissioni ove lo sport preferito sembra essere quello di parlare male degli altri, ovvero una volta ogni tanto ci si incontrava per parlare del territorio, oggi semplicemente siamo abbandonati; voi detenete le nostre risorse per cui la invito caldamente come coordinatore a decidere in merito, tenuto conto che qui a Pesaro il volontariato è l'unico rimasto a controllare il territorio. Esso non viene sostenuto in quanto le risorse disponibili sono frazionate tra vari soggetti, che non gliene frega proprio niente di sostenere la vigilanza PUBBLICA, per cui ritengo che ci voglia un intervento superiore o della Regione o dello Stato, che non sia solo il 5 per mille.
Inoltre si sta dimenticando che la Regione Marche garantisce la vigilanza ambientale richiesta dalla UE, proprio attraverso le Guardie Ecologiche Volontarie, cosa di non poco conto, ma si sa l'Italia e la Regione Marche, sono abituate alle sanzioni europee.
Invio la presente anche al coordinatore WWF e al nostro PR con il quale potrà decidere eventuale incontro positivo.
Un caro saluto nella speranza di incontrarla presto.
Il coordinatore Raggruppamento Gev PU Dott. Paci Cesare
 


mercoledì 30 maggio 2018

Seminario sulle problematiche relative ai danni causati dalla fauna selvatica

Seminario sulle problematiche relative ai danni causati dalla fauna selvatica 
 
Sabato 26 marzo 2018 si è tenuto ad Urbino presso la sala Castellani un seminario di 8 ore “sulla problematica legata alla presenza dei cinghiali: controllo e prevenzione da parte della vigilanza volontaria, prelievo ed impatto sugli ecosistemi”. Promosso dal Raggruppamento Guardie Ecologiche Volontarie di Pesaro Urbino con il finanziamento del Centro Sviluppo Volontariato ha visto ben 5 lezioni districarsi durante tutta la giornata.
Danilo Baldini della Lega Anti Caccia ha presentato i dati della sua associazione molto attenta alla problematica. Quattro le regioni ad alta presenza di cacciatori la Toscana con 5 su km quadrato, la Liguria, l'Umbria e al quarto posto le Marche. Presenza di cinghiali non autoctoni incrociati con il maiale selvatico, molto prolifici, a cui si risponde con un controllo non adeguato alla legge nazionale sulla caccia; nonostante già altre regioni il Veneto, il Friuli e la Liguria abbiano subito l'intervento della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale le leggi regionali anche le Marche si apprestano a varare un piano quinquennale sulla falsa riga delle altre regioni col rischio proprio di vederlo bocciato, perché le associazioni ambientaliste si stanno muovendo per il ricorso. Il parere dell'ISPRA è contrario, né si prendono in considerazione di evitare le braccate nei d'intorni degli agriturismi e strutture ricettive turistiche. Nel sito della LAC , fra l'altro si possono estrarre le modalità di richiesta dei danni per gli agricoltori, le richieste per l'esonero dalla caccia dei propri fondi , compresa l'obiezione di coscienza alla caccia come richiesto dalla UE.
Claudio Nasoni della Copagri ha messo in evidenza come il problema dei danni da animali selvatici in agricoltura sia una situazione tipo far-west. Si è passati dai risarcimenti dalla Regione agli indennizzi dagli ATC. Questa situazione ha permesso una lenta operazione risarcitoria tanto che ci sono agricoltori che devono avere rimborsi di oltre tre anni fa, per cui molti desistono dal richiederli; anche in considerazione che la quantificazione del danno è legato non all'effettivo valore della coltura in atto a solo a mere questioni di proporzionalità, legata agli ettari coltivati o posseduti.
E' intervenuto anche il Sindaco Maurizio Gambini a sottolineare la sua ordinanza di controllo dei cinghiali presentata in Prefettura, a cui poi non è stato dato seguito.
Il dott. Vincenzo Capputo dell'Università Politenca delle Marche ha presentato il progetto Life trota ed i danni all'ambiente per il rilascio di specie non indigene. Una nostra diffida alla Fipsas ed alla regione ha bloccato il rilascio di trote iridee, risolto con la solita soluzione all'italiana, presentare una valutazione di incidenza del rilascio ai fini pescatori nel tratto di fiume interessato. Il fatto è che la competenza in merito di fauna autoctona rimane allo stato e le regioni non possono intervenire in merito, pena la non costituzionalità delle loro decisioni, come è avvenuto per la legge regionale sulla pesca.
Nel pomeriggio il comandante della Polizia Locale di Porto S.Giorgio, Giovanni Paris, della Scuola Regionale di Treja, ha illustrato le competenze della vigilanza volontaria mettendo in evidenza dubbi, sentenze in opposizione, difficoltà di intervento, fede previlegiata della guardia volontaria, rifiuto di generalità, rifiuto identità. Una efficace lezione per le guardie volontarie presenti, illustrate con efficace competenza.
Marco Bonacoscia dell'Hystrix, fautore dei vari piani faunistici provinciali e regionali, anche di recentissima approvazione, ha curato proprio le esigenze venatorie. In particolare: caccia di selezione e controllo selettivo, fauna patrimonio indisponibile dello stato, aree complessive destinate alla caccia densità di venatoria presenza dei cinghiali valutata da appositi osservatori , ma aumentata in fase di interventi effettivi.
Qualche considerazione finale vale la penna aggiungere: il controllo attraverso l'uso dei chiusini dati agli agricoltori. Al Furlo lo scorso hanno sono stati uccisi 46 esemplari in tutto il periodo di selezione del 2016, mentre nel 2008 per due soli mesi con due chiusini sono stati catturati ben 58 capi. Rispetto delle distanze dalle abitazioni e centri abitati: a Saltara ben 4 squadre di cinghialai sono in girata intorno al museo del Balì frequentatissimo durante tutto l'anno da scolaresche e visitatori. Faccio presente che la legge nazionale prevede la distanza per armi non a canna liscia, le carabine, pari ad una gittata e mezzo; tale distanza che ammonta anche a 4,5 km, deve essere rispettata almeno vicino alle zone abitate.
Questa ultima stagione venatoria 2017/2018 ha contato le seguenti vittime: “civili non cacciatori, 34, di cui 24 feriti e 10 morti; cacciatori, 80, di cui 60 feriti e 20 morti. Totale: 84 feriti e 30 morti. Tre i minori rimasti vittime, di cui due feriti ed un morto” ;circa tre volte in più della precedente stagione venatoria
Molte più vittime degli incidenti agricoli, anche a causa di una minore vigilanza dovuta alla soppressione del Corpo Forestale dello stato ed al trasferimento/revisione delle polizie provinciali adibite proprio alla vigilanza ittico venatoria.
Tutti partecipano alle discussioni relative a questa problematica, spesso indette presso la Prefettura, eppure tra i grandi esclusi ci sono le associazioni ambientali e le guardie volontarie. Una maniera, di fatto, per sentire solo una parte, i cacciatori, che sono spesso agricoltori ed appartengono anche ad associazioni ambientaliste proprie, iscritte presso il Ministero dell'Ambiente.