domenica 26 agosto 2018

Coltivare l'alleanza con la Terra

13.a Giornata per la custodia del Creato. "COLTIVARE L'ALLEANZA CON LA TERRA".


Questa 13.a giornata del creato, ha un titolo semplice, ma profondo: “Coltivate l'alleanza con la terra” Questa terra è di Dio e in questo momento, siamo di fronte ad una crisi ecologica che richiede una forte conversione vocazionale, nell'essere custode del creato. Eppure stiamo assistendo ad un saccheggio continuo e alla codardia nella sua difesa.
Abbiamo il dovere coltivare e custodire questo meraviglioso creato, perché anche le future generazioni possano continuare a trarne frutti utili.
La prima giornata del mese di settembre o meglio ancora tutto settembre, è dedicato alla catechesi della natura, alla riscoperta della cura per il creato per riscoprire quella bellezza di cui ogni uomo, in ogni angolo della terra, ha il diritto di godere.
Occorre fare attenzione alla nostra società, per non essere vittime di una alleanza tra consumismo efferato e tecnologia che lasciano ai margini, gli scarti di una economia assassina.
Si suggerisce di recuperare spazi abbandonati, bonificare luoghi inquinati e favorire una rapporto rispettoso con la natura particolarmente tra i giovani e le nuove generazioni.
Anche gli ultimi mesi hanno visto diverse aree del paese sconvolte da eventi meteorologici estremi, che hanno spezzato vite e famiglie, comunità e culture le cui prime vittime sono spesso i poveri e le persone più fragili.
Né il cambiamento climatico è l’unica minaccia legata alla crisi socioambientale: si pensi all’inquinamento diffuso ed ai drammi che talvolta esso porta con sé correlati, ma non rassegnamoci.
Oggi è così evidente il mutamento climatico in atto, da essere attenti a fronteggiare forme di negazionismo antiscientifico. E' altrettanto vero anche come esso sia legato in gran parte a comportamenti umani, che possiamo modificare. Ecco, allora, allo sguardo preoccupato per la devastazione del territorio a seguito del riscaldamento globale, dovremo attivarci per una efficace opera di prevenzione.
Nella Conferenza internazionale COP 24, che si terrà a Katowicze in Polonia nel dicembre 2018 dovrà servire per “ripensare ed approfondire le iniziative contro il mutamento climatico avviate tre anni fa dalla precedente COP 21 svoltasi a Parigi. Sarà importante che l’Italia svolga un ruolo attivo e lungimirante in tale contesto, proponendo impegni realistici ed ambiziosi per l’azione della comunità internazionale. Il criterio sarà quello di un bene comune inteso in prospettiva ampia, ad includere le generazioni future e tutte le creature.”
Avremo anche modo di abbinare così, la promozione di un lavoro dignitoso, con una attenzione forte per l’ambiente, in una prospettiva di cura integrale.
Occorre ritrovare il legame tra la cura dei territori e quella del popolo, anche per orientare a nuovi stili di vita e di consumo responsabile, così come a scelte lungimiranti da parte delle comunità.”
A fronte di diverse iniziative legate alla promozione ambientale da parte di associazioni e diocesi, molte comunità ecclesiali fanno fatica ad attivarsi in tal senso ai fini di una conversione ecologica, per raggiungere la pace interiore:
  • Coinvolgimento attivo dei rappresentanti delle confessioni cristiane presenti nel territorio.
  • Incontri di preghiera, che potranno trovare ispirazione nei temi biblici dell’alleanza e della creazione.
  • Incontri di approfondimento del tema della Giornata da un punto di vista biblico-teologico.
  • Incontri di approfondimento su tematiche specifiche, ad esempio, sulla custodia dei beni comuni ambientali (acqua,energia…) o sul clima.
  • Un momento di festa-celebrazione all’aperto, in qualche luogo significativo caratterizzato semplicemente per la sua bellezza naturale o stimoli momenti di particolare accentuazione del rapporto con la creazione, o la visita a qualche luogo che testimonia di una situazione ecologica particolarmente critica, che incide sulla vita della comunità.
Nel 1990 papa Giovanni Paolo II scrive per la Giornata Mondiale della Pace “Pace con Dio creatore, pace con tutto il creato”, una prima vera catechesi ecologica.
Dopo quasi tre decenni, in effetti, la situazione è forse ancor più complessa e mette in luce in modo persino forte, l'intreccio tra il grido della terra ed il grido dei poveri, che del degrado ambientale, sono spesso, le prime vittime meno responsabili, rispetto a quelli che contribuiscono a loro volta al depauperamento dell’ambiente.
Occorre riscoprire il nostro essere davvero custodi attraverso “un meraviglioso pellegrinaggio, legati dall’amore che Dio ha per ciascuna delle sue creature e che ci unisce anche noi con tenero affetto, al fratello sole, alla sorella luna, al fratello fiume e alla madre terra”.
L’ecologia integrale, invita allora alla speranza, di uno sguardo al futuro che non si lascia sopraffare dalla rassegnazione dinanzi alla difficoltà, ma opera per tessere legami nuovi, tra una vita umana di qualità ed un ambiente come casa abitabile.
L'invito per la chiesa ad impegnarsi nella tutela del creato e più indicativamente oggi nel contrastare i cambiamenti climatici, viene dalla citazione di papa Francesco: il “pastore” non può non occuparsi del benessere “integrale” del popolo, soprattutto dei poveri: spirituale e fisico, presente e futuro, locale e globale.
Il tema dei cambiamenti climatici è esemplare. Il primo “dovere” consiste nell’informarsi e uscire dallo stato di scetticismo che caratterizza spesso il mondo ecclesiastico e non solo. I ghiacciai si ritirano, la temperatura media si alza, aumentano i fenomeni meteorologici estremi (temporali, trombe d’aria, esondazioni, siccità) che inducono grandi sofferenze e insicurezze. L’umanità sta modificando l’assetto biologico e chimico dell’ambiente: deforestazione, inquinamenti, sfruttamento.
A livello politico assistiamo a scelte amministrative devastanti: cementificazioni, disboscamenti, opere inopportune, gestione privatistica ed esclusivamente commerciale dei beni comuni essenziali, come l’acqua. Il collegamento e l’ascolto dei gruppi ambientalisti locali ci può aiutare.
A livello ecclesiale dobbiamo domandarci, ed agire in merito, se la parrocchia, l’oratorio, il convento, l’istituto religioso, ha iniziato una rigorosa conversione alle energie rinnovabili.
A livello personale dobbiamo cercare di modificare i nostri stili di vita: sobrietà, scelta di merci e prodotti sostenibili, rispettosi dei lavoratori e dell'ambiente, finanza etica, dare tempo alla magnificenza ed alla contemplazione.
Dobbiamo anche impegnarci per il lavoro soprattutto per i nostri giovani, “che non sia quello che non risponde alla sete di dignità dell’uomo. Pensiamo alle sofferenze di molte persone: i disoccupati, soprattutto giovani, le vittime sul lavoro, chi subisce la corsa agli armamenti o livelli crescenti di inquinamento, il fenomeno del caporalato, le donne costrette a scegliere tra lavoro e famiglia, i precari...” Attiviamoci per la “formazione di persone motivate a dare impulso alla pastorale sociale e del lavoro. La vita delle comunità non può limitarsi alla catechesi, liturgia, processioni e benedizioni! Deve promuovere un ben-vivere al servizio delle relazioni che sono costitutive per l’uomo: con Dio, con i fratelli, con la creazione e con se stessi.”

Per una lettura più corretta e completa, si rimanda a: https://lavoro.chiesacattolica.it/13a-giornata-nazionale-per-la-custodia-del-creato/


 


giovedì 2 agosto 2018

Parco Catria Nerone Alpe della Luna: sì, no, boh!

 Parco Catria Nerone Alpe della Luna: sì, no, boh!
Questo dito puntato contro, a tutti i costi non mi piace, mi disturba, così come non mi piace affermazione del tipo "qui comandiamo noi"; anche se a dire il vero, le comunità dell'entroterra hanno dato molto; si pensi solo all'acqua, senza avere i giusti servizi. Basta vedere quanto tempo si è sprecato per l'avvio dei lavori sulla ss. 73 bis che collega la valle del Metauro con quella tiberina: un danno all'entroterra, che cozza con le inaugurazioni delle ciclabili costiere. 
Premetto che non amo entrare in diatribe assolutistiche, ma vorrei poter dare una opinione. Ritengo che l'errore più grosso nella auspicabile realizzazione del parco del Catria Nerone Alpe della Luna,  sia stato proprio quello di non aver coinvolto la gente del posto. Da difensore dei portatori di interesse, devo dire che non si fa una proposta di trasformazione territoriale senza coinvolgere i cittadini (1). Il Piano Regolatore Generale delle nostre rispettive cittadine, insegna che, a norma di legge, qualsiasi intervento per una sua modifica, debba essere condiviso con gli abitanti.
Non mi va però, di sentirmi dire "ambientalista di costa" come se ad indicare un doppio spregio: l'essere interessato all'ecologia, alla difesa dell'ambiente e essere abitante delle zone più snob. Vorrei rispondere come ho fatto, in merito alla questione  del pozzo profondo della Val di Meti discussa nel teatro di Apecchio, ad un signore il quale rimproverava proprio "questi ambientalisti di Pesaro e Fano".
Intanto gli ecologisti ci sono anche nell'entroterra; io sono di Sant'Angelo in Vado, ma tanti miei amici ambientalisti sono di Apecchio, Cagli, San Lorenzo in Campo, Fermignano, Carpegna, Urbania, Urbino; ho iniziato la mia attività col WWF fin dal 1979, partecipando alle varie attività proposte, fino ad arrivare a responsabilità regionali nell'associazione.
Si sono dimenticate le mie affermazioni, quando per l'assemblea dell'eolico nello stesso teatro, riportavo che le compensazioni per le en. rinnovabili, non erano ammesse. 
Eppure qualche mese fa la ditta dell'impianto di monte dei Sospiri si è rifiutata, giustamente di erogarle, lasciando il comune senza i previsti introiti ed un paesaggio profondamente marcato dagli aeromotori. 4 impianti eolici erano proposti ad Apecchio oltre quello realizzato. Un altro campo eolico fu proposto sul Paganuccio; molto abbiamo lottato noi ambientalisti, fino ad arrivare ad una riunione pubblica a Cagli, unica realizzata dalla regione in base alla legge sulla Valutazione Impatto Ambientale (2). Ricordo il mio primo intervento da GEV, ad Apecchio per l'acqua del pozzo dell'acquedotto comunale inquinata dalla trielina (3). 
Potrei continuare, ma sosterrei ancora quel dito puntato che proprio non mi piace. Credo che le risorse del nostro entroterra siano proprio quelle che la natura sa offrirci, ma non possiamo ergere muri sostenedo la nostra autonomia; d'altra parte i nostri rifiuti finiscono nelle tre discariche provinciali. Queste bellezze naturali dobbiamo essere capaci di rivalutarle con l'aiuto di tutti, anche quelli della costa, perchè da soli non ci riusciremmo; rivalutarle non svenderle; le dobbiamo apprezzare e cercare di farle apprezzare a chi non le considera o le tratta con superficialita' o solo come profitto. Aggressioni ai nostri boschi come sono avvenute a Bocca Trabaria o al rimboschimento della diocesi ad Apecchio per trasformarlo in pellets, non possono essere ammesse con la velocita' che oggi hanno avuto. Non possiamo svendere i nostri sentieri per motocavalcate (4) che, non rispettano tutto l'iter autorizzativo, i vincoli della sentieristica e alla pari di quanto da me già affermato all'inizio, la compartecipazione anche degli ambientalisti nelle autorizzazioni. In questa idea di parco si vuole mettere insieme le nostre bellezze naturalistiche in un unicum che possa avere un peso diverso anche di fronte a una più ampia comunità.
Ho letto di vincoli, come nelle SIC e ZPS (5), richieste da una normativa europea, dove semplicemente si chiede una valutazione di incidenza che è così banale per ottenerla che anche gli appostamenti fissi di caccia se la procurano. Guardate pure la riserva naturale del Furlo quale limiti ha dato: la chiusura della pista forestale interna tra Acqualagna e Fermignano per qualche mese per evitare disturbo alle aquile lì nidificanti. Già si conoscono i nomi dei presidenti quasi che fossimo preveggenti, con tantissime varianti furture, ma non si conoscono magari le caratteristiche, le particolarità, le bellezze dei luoghi che abitiamo.

domenica 17 giugno 2018

Giornata Trasparenza dell'Asur Marche

Giornata Trasparenza dell'Asur Marche.

Venerdì 15 giugno, c'è stata la giornata per la trasparenza dell'Asur Marche e delle altre Aziende provinciali, collegate in video conferenza tra loro. Area vasta 1 era collegata dalla sala Gialla dell'Asur di Fano.
E' stato subito evidente la scarsa partecipazione dei cittadini. I pochi presenti sono stati soprattutto i dipendenti delle aziende sanitarie.
Un incontro importante perché i cittadini avrebbero potuto interloquire direttamente con i vertici aziendali. Mancanza di rilievo, la responsabile della trasparenza dell'Asur Marche la dott.sa Lucia Cancellieri, perché indisposta.
Sono subito apparsi le complessità delle aziende sanitarie che contano complessivamente 19.000 dipendenti. Interessante l'esordio del direttore amministrativo generale, che citando Filippo Turati , parlamentare del 1908, il quale a proposito della pubblica amministrazione, usava la metafora della “casa di vetro”, ripresa successivamente dalla Commissione Nigro, per la stesura della prima vera legge sull'accesso agli atti, la L. 241/90.
Validi relatori hanno presentato lo sforzo dell'azienda, al fine di essere davvero trasparente.
Due interventi sostanziali da parte dei cittadini. Fabio Amici dell'ACU Marche, da Ancona ha sottolineato come sia stata poco pubblicizzata la giornata, di come sia evidente la mancanza delle associazioni, dei sindacati, dei cittadini. Ha sostenuto la partecipazione dei portatori di interesse alla costruzione della carta dei servizi aziendali, che deve contenere già criteri, disponibilità, accessibilità.
L'altro intervento è stato il mio, come rappresentante del WWF Marche, in quanto esperto a livello provinciale in materia di accesso, partecipazione, trasparenza. 
Ho chiesto, perché i criteri delle liste di attesa sono legati solamente ai codici di precedenza previsti nelle impegnative , U, B, D, P. Per gli altri che non hanno queste diciture come si procede? Se si va oltre i tempi previsti dalle indicazioni nazionali sui 43 esami diagnostici indicati, perché non si danno indicazioni? 
Inoltre ho messo in evidenza come per il cittadino l'accesso ai vari siti Asur regionali e provinciali sia confuso: ci sono i vecchi spazi web Asur,  ancora presenti da eliminare, l'accesso ai nomi e contatti dei dirigenti responsabili è fatto riportando intere delibere. Parlando tra i presenti si è convenuto che il materiale c'è , ma che l'accesso a questa documentazione è difficile per il cittadino. Eppure il codice dell'amministrazione digitale prevede che la documentazione informatica dei siti delle amministrazioni, sia “di facile accesso” per tutti, anche per i diversamente abili.
Inoltre, ho ancora evidenziato come a tutt'oggi pur essendo stata completata a maggio, non sia stata pubblicata la relazione “Profilo salute”. Così come non mi sia stato consegnata copia del registro dei tumori compilato dall'Università di Camerino, richiesto assieme al consigliere comunale di Gradara Angelo Petrella.
Il direttore Asur 1, Tiziano Busca, ha risposto dicendo, che tale prodotto è riservato agli specialisti e scienziati, può essere di difficile comprensione per il cittadino, ma la normativa trasparenza sostiene che i documenti detenuti da una amministrazione o da privati che gestiscono un servizio pubblico, devo essere concessi e nel caso di dati sensibili questi possono essere oscurati.
Un ultimo intervento da me proposto, citando una frase popolare “Grida vendetta”, è la mancata pubblicazione delle analisi delle acque potabili da parte dei Dipartimenti di Prevenzione. Tale pubblicazione era richiesta sin dal 2005 dal decreto 195 sulle informazioni ambientali, la cui stesura iniziale era del 1999. Oggi le informazioni ambientali sono inserite all'interno delle pubblicazioni relative alla trasparenza. Ciò accade nonostante che l'Unione Europea, nella proposta di modifica delle norme sull'acqua potabile, redatta a marzo 2018, metta in evidenza l'eventuale diffidenza per l'uso delle acque pubbliche, proprio dovuta alla mancata pubblicazione dei dati delle analisi.
Una giornata della trasparenza proficua, a detta del direttore amministrativo Asur Marche da ripetere più volte nell'anno.

sabato 16 giugno 2018

La vigilanza ecologica volontaria nella Regione Marche

Ricevo e pubblico. Il dott. Cesare Paci Coordinatore del Raggruppamento GEV PU, scrive una lettera aperta al Dirigente del servizio caccia e pesca della Regione in tema di vigilanza volontaria. Si sostiene giustamente, che non si devono finanziare solo la vigilanza sulla caccia e pesca , ma anche la vigilanza ecologica con la quale la regione Marche la garantisce nei confronti della UE, da cui è richiesta. Ma senza gli opportuni contributi di fatto non la si vuole...

Alcuni volontari del Raggr. Gev PU raccolti presso la Prot. Civile di Fano.

Egr. Dirigente del servizio caccia e pesca della Regione Marche,
da tempo il servizio che Lei dirige, non ha pienamente considerate le attività di vigilanza ambientale, non concedendo contributi per le attività sul territorio e da oltre 10 anni il nostro gruppo lavora solo con le proprie risorse, quando dovreste per legge mettere a disposizione risorse come faceva la tanto vessata Provincia.
In egual modo le Unioni Montane non fanno convenzioni con le associazioni di vigilanza, eppure riscuotono, grazie anche alla nostra opera, cospicui finanziamenti da tasse/sanzioni sui funghi e tartufi, piante, che preferiscono girare a cooperative come più volte denunciato. Solo alcuni comuni virtuosi fanno convenzioni, ma mettono in concorrenza le associazioni sbagliando sul metodo.
Tempo fa con un apposito incontro con il consigliere Biancani, avevamo sostenuto un progetto di finanziamento globale della vigilanza pubblica, oggi vostro onere e ad oggi, salvo sporadici elargizioni senza effetto sul territorio, sono stati dati finanziamenti a caccia e pesca che sembrano trovare una via privilegiata rispetto all'ambiente. Poichè la vigilanza è unica, chiedo che intenzioni ha, per darci risorse immediate visto che era stato annunciato il rientro nel Cras, ma tutto si è spento e non ho sentito altro per i controlli ambientali.
Noi chiediamo che ci siano risorse certe con un programma serio; si è resa conto che è tutto allo sbando, oppure ad Ancona le voci che arrivano sono altre? Chiediamo un apposito incontro dove si possa parlare di questo e poi prospettateci una soluzione.
Noi non abbiamo commissioni ove lo sport preferito sembra essere quello di parlare male degli altri, ovvero una volta ogni tanto ci si incontrava per parlare del territorio, oggi semplicemente siamo abbandonati; voi detenete le nostre risorse per cui la invito caldamente come coordinatore a decidere in merito, tenuto conto che qui a Pesaro il volontariato è l'unico rimasto a controllare il territorio. Esso non viene sostenuto in quanto le risorse disponibili sono frazionate tra vari soggetti, che non gliene frega proprio niente di sostenere la vigilanza PUBBLICA, per cui ritengo che ci voglia un intervento superiore o della Regione o dello Stato, che non sia solo il 5 per mille.
Inoltre si sta dimenticando che la Regione Marche garantisce la vigilanza ambientale richiesta dalla UE, proprio attraverso le Guardie Ecologiche Volontarie, cosa di non poco conto, ma si sa l'Italia e la Regione Marche, sono abituate alle sanzioni europee.
Invio la presente anche al coordinatore WWF e al nostro PR con il quale potrà decidere eventuale incontro positivo.
Un caro saluto nella speranza di incontrarla presto.
Il coordinatore Raggruppamento Gev PU Dott. Paci Cesare
 


mercoledì 30 maggio 2018

Seminario sulle problematiche relative ai danni causati dalla fauna selvatica

Seminario sulle problematiche relative ai danni causati dalla fauna selvatica 
 
Sabato 26 marzo 2018 si è tenuto ad Urbino presso la sala Castellani un seminario di 8 ore “sulla problematica legata alla presenza dei cinghiali: controllo e prevenzione da parte della vigilanza volontaria, prelievo ed impatto sugli ecosistemi”. Promosso dal Raggruppamento Guardie Ecologiche Volontarie di Pesaro Urbino con il finanziamento del Centro Sviluppo Volontariato ha visto ben 5 lezioni districarsi durante tutta la giornata.
Danilo Baldini della Lega Anti Caccia ha presentato i dati della sua associazione molto attenta alla problematica. Quattro le regioni ad alta presenza di cacciatori la Toscana con 5 su km quadrato, la Liguria, l'Umbria e al quarto posto le Marche. Presenza di cinghiali non autoctoni incrociati con il maiale selvatico, molto prolifici, a cui si risponde con un controllo non adeguato alla legge nazionale sulla caccia; nonostante già altre regioni il Veneto, il Friuli e la Liguria abbiano subito l'intervento della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale le leggi regionali anche le Marche si apprestano a varare un piano quinquennale sulla falsa riga delle altre regioni col rischio proprio di vederlo bocciato, perché le associazioni ambientaliste si stanno muovendo per il ricorso. Il parere dell'ISPRA è contrario, né si prendono in considerazione di evitare le braccate nei d'intorni degli agriturismi e strutture ricettive turistiche. Nel sito della LAC , fra l'altro si possono estrarre le modalità di richiesta dei danni per gli agricoltori, le richieste per l'esonero dalla caccia dei propri fondi , compresa l'obiezione di coscienza alla caccia come richiesto dalla UE.
Claudio Nasoni della Copagri ha messo in evidenza come il problema dei danni da animali selvatici in agricoltura sia una situazione tipo far-west. Si è passati dai risarcimenti dalla Regione agli indennizzi dagli ATC. Questa situazione ha permesso una lenta operazione risarcitoria tanto che ci sono agricoltori che devono avere rimborsi di oltre tre anni fa, per cui molti desistono dal richiederli; anche in considerazione che la quantificazione del danno è legato non all'effettivo valore della coltura in atto a solo a mere questioni di proporzionalità, legata agli ettari coltivati o posseduti.
E' intervenuto anche il Sindaco Maurizio Gambini a sottolineare la sua ordinanza di controllo dei cinghiali presentata in Prefettura, a cui poi non è stato dato seguito.
Il dott. Vincenzo Capputo dell'Università Politenca delle Marche ha presentato il progetto Life trota ed i danni all'ambiente per il rilascio di specie non indigene. Una nostra diffida alla Fipsas ed alla regione ha bloccato il rilascio di trote iridee, risolto con la solita soluzione all'italiana, presentare una valutazione di incidenza del rilascio ai fini pescatori nel tratto di fiume interessato. Il fatto è che la competenza in merito di fauna autoctona rimane allo stato e le regioni non possono intervenire in merito, pena la non costituzionalità delle loro decisioni, come è avvenuto per la legge regionale sulla pesca.
Nel pomeriggio il comandante della Polizia Locale di Porto S.Giorgio, Giovanni Paris, della Scuola Regionale di Treja, ha illustrato le competenze della vigilanza volontaria mettendo in evidenza dubbi, sentenze in opposizione, difficoltà di intervento, fede previlegiata della guardia volontaria, rifiuto di generalità, rifiuto identità. Una efficace lezione per le guardie volontarie presenti, illustrate con efficace competenza.
Marco Bonacoscia dell'Hystrix, fautore dei vari piani faunistici provinciali e regionali, anche di recentissima approvazione, ha curato proprio le esigenze venatorie. In particolare: caccia di selezione e controllo selettivo, fauna patrimonio indisponibile dello stato, aree complessive destinate alla caccia densità di venatoria presenza dei cinghiali valutata da appositi osservatori , ma aumentata in fase di interventi effettivi.
Qualche considerazione finale vale la penna aggiungere: il controllo attraverso l'uso dei chiusini dati agli agricoltori. Al Furlo lo scorso hanno sono stati uccisi 46 esemplari in tutto il periodo di selezione del 2016, mentre nel 2008 per due soli mesi con due chiusini sono stati catturati ben 58 capi. Rispetto delle distanze dalle abitazioni e centri abitati: a Saltara ben 4 squadre di cinghialai sono in girata intorno al museo del Balì frequentatissimo durante tutto l'anno da scolaresche e visitatori. Faccio presente che la legge nazionale prevede la distanza per armi non a canna liscia, le carabine, pari ad una gittata e mezzo; tale distanza che ammonta anche a 4,5 km, deve essere rispettata almeno vicino alle zone abitate.
Questa ultima stagione venatoria 2017/2018 ha contato le seguenti vittime: “civili non cacciatori, 34, di cui 24 feriti e 10 morti; cacciatori, 80, di cui 60 feriti e 20 morti. Totale: 84 feriti e 30 morti. Tre i minori rimasti vittime, di cui due feriti ed un morto” ;circa tre volte in più della precedente stagione venatoria
Molte più vittime degli incidenti agricoli, anche a causa di una minore vigilanza dovuta alla soppressione del Corpo Forestale dello stato ed al trasferimento/revisione delle polizie provinciali adibite proprio alla vigilanza ittico venatoria.
Tutti partecipano alle discussioni relative a questa problematica, spesso indette presso la Prefettura, eppure tra i grandi esclusi ci sono le associazioni ambientali e le guardie volontarie. Una maniera, di fatto, per sentire solo una parte, i cacciatori, che sono spesso agricoltori ed appartengono anche ad associazioni ambientaliste proprie, iscritte presso il Ministero dell'Ambiente.


 

In merito al problema dei cinghiali

Ricevo e pubblico In merito alla problema dei cinghiali
 
Assistiamo in questi giorni ad un doloroso dibattito sulla questione dei cinghiali che cresciuti in modo esponenziale stanno creando seri pericoli alla pubblica incolumità e all’agricoltura per il danno alle colture che arrecano. Mi permetto di suggerire alcune aspetti derivanti dalla nostra esperienza maturata all’interno del servizio ambiente provinciale, nelle operazioni di contenimento della specie nella riserva naturale statale gola del Furlo come Raggruppamento Gev Pesaro Urbino.
I sindaci possono emanare ordinanze, ma le stesse devono essere sempre motivate da censimenti della specie, dagli episodi che portano all’utilizzo di tali strumenti, dal numero di soggetti che si vogliono eradicare, dai giorni effettivi da impiegarsi, dall’indicazione dei soggetti che debbono partecipare inclusi i volontari formati, dal possesso della licenza di caccia per tutti polizie locali comprese.
Andare a caccia o catturare un cinghiale non è uno scherzo, come operare in ambito urbano rappresenta una difficoltà enorme per un intreccio di interessi a favore e contro l’animale che ne derivino dal sentire comune, molto diverso tra noi e dal pericolo che rappresenta per l’operatore. Certamente un Sindaco che vede devastare le proprie strade, crescere gli incidenti e vedere cinghiali scorrazzare nel centro abitato, deve certamente intervenire. Dapprima occorre ordinare ai soggetti deputati al controllo di adottare gli opportuni provvedimenti che già sono insiti nella legge caccia Se il cinghiale dalla normativa è considerato un animale pericoloso, si deve agire nel rispetto delle legge venatoria, prima adottando apposite trappole gestite dagli agricoltori, che si tengono la carne a compensazione dei danni subiti. Solo successivamente, si possono attuare anche eventuali azioni di sparo ove possibile (ricordo che la distanza dalle abitazioni deve essere pari ad una gittata e mezza della propria carabina, che per diverse si aggira sui 4,5 km) e da soggetti richiamati tra cui gli agenti della polizia provinciale, municipale, carabinieri e agricoltori ove insiste il proprio fondo e tutti in possesso di licenza di caccia. I grandi esclusi dalla legge sono proprio le guardie volontarie, che non sono citate e non sono state prese in considerazione, neanche nella attuale proposta di modifica e sono gli unici ad avere avuto i corsi per farlo. Allora per prima cosa, bisogna portare solo questa aggiunta nella normativa.
Inoltre i piani di contenimento devono essere fatti dagli uffici caccia regionali.
Gli agricoltori possono essere incaricati della difesa dei loro terreni, basta autorizzarli; una petizione Copagri, va in tal senso, sono sufficienti autorizzazioni annuali. Poi visto l’insuccesso di quanto sopra, entrano in gioco i Sindaci che possono incaricare vari soggetti tra cui le guardie volontarie munite di licenza che o per ordine del Sindaco o come ausiliari della polizia locale, possono effettuare tali operazioni alla pari degli altri. Per fare quanto sopra bisogna inoltre mettere delle risorse, le trappole,le munizioni, le licenze da caccia, i corsi, i certificati veterinari, i centri di sosta delle carcasse, tutti hanno dei costi, le ordinanze da sole non bastano e ci vogliono anche i cani che hanno solo le squadre di cacciatori, tenuto conto che il sistema dei guardiacaccia provinciali è stato demolito.
Inoltre proverei a vedere se questo animale che chiamiamo cinghiale, sia ancora geneticamente puro oppure possa essere considerato un semplice maiale fuggito da casa, che non merita alcuna tutela della legge sulla caccia, fuorchè quella di animale vivente, eliminare gli allevamenti abusivi e le reimmissione di specie non autoctona, scoraggiare il foraggiamento tuttora effettuato, ormai definitivamente fuorilegge. Inoltre bisogna mettere mano al sistema caccia, forse nessuno si è accorto che il cinghiale si è urbanizzato e per quali ragioni? Capire questo comporta riportare l’animale in ambito montano e riportare anche i cacciatori a fare questa caccia molto difficile nei tempi e modalità previste dalla norma, ma appassionante nel suo territorio e forse anche reintrodurre l'originale specie indigena, più piccola per salvaguardare, anche le specie vegetali del sottobosco quali funghi e tartufi oggi seriamente compromesse dalla grande densità della popolazione dei cinghiali e dalla mancanza di colture a perdere per il sostentamento della popolazione validamente ecosostenibile. Ci auspichiamo inoltre che gli uffici prefettizi sentano in merito, anche il parere delle guardie volontarie, visto che siamo sempre quelli non considerati, ma validamente costituiti come associazioni di vigilanza pubblica, al pari delle altre forze di polizia, ma sempre dimenticati nelle convocazioni e nelle ordinanze contingibili ed urgenti dei sindaci. 

Paci Cesare
Coordinatore Raggruppamento GEV PU

REGIME ALIMENTARE

Regime alimentare (da leggere)

Pesca intensiva e allevamenti industriali: le conseguenze delle nostre cattive abitudini a tavola.
Vale la pena dire che questo libro è uscito in lingua originale, già dal 2012.
Ho letto il testo con una piccola vena di distacco, avendo il timore di scivolare verso scelte eccessive e impensabili; mi sono trovato invece una lettura piacevole per niente logorroica, ricca di considerazioni ponderate e dati. Subito mi ha colpito una frase iniziale, di quelle che si mettono in dedica “E' nostro dovere imparare a conoscere gli alimenti di cui ci nutriamo e l'impronta ecologica che essi lasciano sull'ambiente per scegliere quelli più adatti al benessere di tutte le creature”. “Molti dei problemi del nostro pianeta… potrebbero essere eliminati o almeno attenuati attraverso il passaggio semplice ma condiviso a una scelta alimentare vegetariana , di per sé, più salutare ed etica e attraverso il ricorso a sistemi di produzione alimentare più efficienti e rispettosi della natura.” Quindi si passa a parlare di surriscaldamento e depauperamento globale, concetto di risorsa rinnovabile. Fra i gas climalteranti non ci sono solo gli scarichi dei nostri mezzi di trasporto dei nostri riscaldamenti, che danno un aumento di anidride carbonica del 35%, ma anche il metano il cui aumento è del 145% ed è dovuto per il 40% dallo sviluppo dell'industria zootecnica; mentre l'ossido d'azoto, che è 310 volte più nocivo dell'anidride carbonica, al 65% è dovuto agli allevamenti.
Di fatto gli animali non sono carne e noi alleviamo, diamo da bere, da mangiare, uccidiamo e ingeriamo 70 miliardi di animali all'anno, 10 volte la popolazione mondiale. Se un alieno vedesse la terra così com'è, non direbbe che sicuramente la razza umana è preponderante, bensì vedrebbe animali allevati.
Per questo si distruggono foreste strategiche, per far posto alle coltivazioni asservite agli stessi allevamenti, si consumano risorse idriche importanti, come la falda fossile non rinnovata, di Ogallala, nel Nebraska . Il 42% di quest'acqua viene usata per il beveraggio e per il foraggio; 1500 servono per macellare una sola mucca. Senza poi considerare che i settori dell'inquinamento sono i settori della carne, del latte, della pesca. Gli allevamenti contribuiscono al 37% con gli antibiotici, , al 50% % con l'uso di pesticidi, al 55% con l'erosione del suolo dovute alle pratiche agricole.
Il libro contiene una sostenuta mole di dati: sui consumi dell'acqua sulla produzione ittica, sui consumi di carne e derivati quali latticini, con un ampio confronto tra nutrimenti di origine animale e di origine vegetale, senza trascurarne i rischi per la salute. Un intero capitolo è dato all'informazione difettosa, in mano almeno negli Stati Uniti alle potenti lobby della carne. Un terreno delle foreste tropicali abbattute, rende al proprietario 60 dollari ogni mezzo ettaro. Lo stesso terreno tuttavia potrebbe produrre 2400 dollari se venissero raccolti in modo rinnovabile i frutti, i fiori e le erbe medicinali che vi crescono spontanei.
Infine un messaggio attualissimo “Liberatevi dai vincoli culturali e dall'influsso dei media e della pubblicità. Fate la cosa giusta impegnatevi. Siate coerenti con le vostre scelte e andatevene fieri. Mentre il corpo e lo spirito ringrazieranno assieme al pianeta”. Buona lettura!
“Rchard OppenLander è uno scrittore saggista impegnato sui temi dell'alimentazione e della sostenibilità ambientale. I suoi studi e le sue conferenze pubblicate negli Stati Uniti sono stati una fonte importante per Kip Andersen e Leegan Kuhn, gli autori di CowSiracy, l'incredibile documentario che a oggi rappresenta la sfida più forte lanciata al movimento ambientalista”

Richard Oppenlander “Regime alimentare Pesca intensiva e allevamenti industriali: le conseguenze delle nostre cattive abitudini a tavola” Chiare lettere ed. Milano agosto 2017, 16 €

domenica 6 maggio 2018

Politici: a servizio di chi?

Politici: a servizio di chi?
La solita Simona Gabanelli, non più voluta dalla RAI, dalle pagine del Corriere della sera del 1 maggio 2018 rivela l'ennesima “fuffa”.
Due senatori approfittando dell'appisolamento degli altri, inseriscono nella finanziaria del 27 dicembre 2017, un piccolo emendamento, che permette ad una società costituita da poco più di 20 giorni, di poter ricevere ben 3 milioni di euro. Amici, figli e soci ricevono questa regalia, per la promozione del digitale in Italia quando il vero piano informatico italiano non passa perché ha bisogno di almeno 50 milioni di euro. La ditta finanziata ha due partecipazione societarie una si occupa di attività editoriali pubblicitarie del settore turistico, l'altra si occupa di costruzioni di strade autostrade e piste di aeroporti, ben poco attinenti con lo sviluppo digitale. Il ministro Calenda quando si accorge del fatto, seppure imbarazzato, coinvolge la commissione Europea e ben poco ha potuto fare Cantone dell'anticorruzione, dato che questa è di fatto legge e lui si occupa di provvedimenti amministrativi. Leggetevi l'articolo è di fatto esilarante e tragico al tempo stesso.

Capitan Ventosa, di Striscia la notizia questa volta mette in evidenza la mancata trasparenza di alcuni siti di amministrazioni pubbliche.
http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/siti-della-pubblica-amministrazione-poco-trasparenti_35859.shtml. Ebbene nel filmato si mostra proprio come gli spazi web di cittadine importanti, quali Milano e Catania abbiano inserito nel programma istituzionale, un piccolo file, “robots.txt”, tale da evitare l'intervento dei vari motori di ricerca, proprio nella pagina “Amministrazione trasparente”. Tale spazio è ormai d'obbligo per tutte le amministrazioni pubbliche e per tutti i gestori seppure privati, di beni pubblici, come acqua, energia, trasporti, caccia… Se andiamo a leggere il decreto sulla trasparenza all'articolo 9 esprime: “Le amministrazioni non possono disporre filtri o altre soluzioni tecniche, atte ad impedire ai motori di ricerca web di indicizzare ed effettuare ricerche nella sezione “Amministrazione Trasparente”.
Eppure quella che voleva essere un FOIA (Freedom of Information Act in USA) italiano, la legge sulla Trasparenza appunto, sta rivelando non solo la forte opposizione delle amministrazioni, ma molti buchi neri, contro gli stessi cittadini che dovrebbero usarla. L'Agenzia delle Dogane che non pubblica in Gazzetta il concorso come chiede la legge, perché ci sono sentenze contrarie, i dirigenti che devono avere i compensi pubblicati, ora non più perché si è opposto il garante della privacy, difficoltà di ricorrere nei confronti delle amministrazioni statali, in caso di mancate risposte, se non attraverso il TAR, mentre per le altre si ricorre al responsabile trasparenza che spesse volte è lo stesso dirigente a cui hai avviato la richiesta e quindi al difensore civico; ministeri o loro emanazioni nei quali e difficile trovare gli indirizzi PEC giusti e che ancora rispondono con le lettere vedi MIBAC, gestori di beni pubblici che non sono affatto trasparenti sulla attività pubblica; basta vedere in tal senso la nuova proposta di direttiva europea sulle acque potabili, con la quale l'Europa mette in evidenza la scarsa propensione per l'acqua del rubinetto, proprio per la mancata pubblicazione/divulgazione dei dati di analisi.

E nelle Marche? 53 dirigenti della Regione Marche sono sotto indagine da parte della Guardia di Finanza per aver assunto 776 dipendenti senza concorso pubblico o con bandi “fotografia” fatti solo ed esclusivamente per permetterne l'assunzione.
Abuso di atti d'ufficio è l'accusa penale, dal momento che i dirigenti hanno contravvento, nell'assumere il personale, alla norma costituzionale che prevede l’ingresso alle dipendenze della pubblica amministrazione per concorso.
Una indagine di 18 mesi che ha rilevato fra l'altro un possibile danno alle casse eraliali della regione, di oltre 121 milioni di euro. Per questo è stata informata anche la Procura regionale della Corte dei Conti. L'azienda sanitaria regionale in una nota si è dichiarata estranea ai fatti e disposta a collaborare. Dalle prime informazioni sembra che l'indagine riguardi fatti risalenti a 10 anni fa. L'Asur in un suo documento dichiara di essere a disposizione delle autorità inquirenti, per qualsiasi chiarimento necessario.

La Regione Marche il 30 dicembre 2017 assegna alla FIPSAS (Federazione Italiana della Pesca Sportiva ed attività subacquee) 58.000,00 euro per il Progetto sperimentale di monitoraggio e immissione di specie ittiche nelle acque interne della Regione Marcheche prevede un ripopolamento effettuato con popolazioni ittiche non autoctone .
L'art. 18 della legge regionale sulla pesca esprime “Non è consentita l'immissione nei corsi d'acqua di specie o popolazioni non autoctone, con la sola eccezione della carpa erbivora e della trota iridea”. C'era stato nel 2011 un tentativo di modifica per inserire in questo articolo la possibilità di immissione anche di altre specie, ma la corte costituzionale si impone e con una specifica sentenza del 2012 ne ha dichiarato l'incostituzionalità nella parte in cui consentiva l'immissione della trota iridea non autoctona (ribadita per il Fiuli Venezia Giulia nel 2017). Infatti il dispositivo abrogato è in contrasto con l'art 117 della costituzione, in quanto la competenza ambientale è in mano allo stato, sia con la norma europea sulla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche.
Nel frattempo alcune province e università delle Marche e umbre si erano impegnate per il Progetto Life Trota, partito all’inizio del 2014 proprio per tutelare le ultime popolazioni native di trota mediterranea delle Marche. L'assessore ha contattato il ministro dell' ambiente, appellandosi alla tutela delle zone terremotate. Nel marzo 2018 viene emesso un ulteriore decreto che autorizza le gare di pesca previo uno studio, valutazione, in merito ai tratti fluviali e relative attività alieutiche.









sabato 17 febbraio 2018

Sant'Angelo in Vado, incontro sulla sicurezza urbana

Sant'Angelo in Vado, incontro sulla sicurezza urbana.

       Venerdì 16 febbraio si è tenuto nel teatro Zuccari di Sant'Angelo in Vado, in incontro sulla sicurezza urbana, promosso dall'Amministrazione Comunale, con relatori i carabinieri di Urbino, capitano Francesca Baldacci ed il maresciallo Alessandro Privitera comandante della locale stazione.
A suscitare questo intervento sono stati una serie di furti e tentativi di furti subiti dai vadesi, tra gennaio e febbraio. Tali malefatte hanno suscitato molta apprensione nei cittadini per i tempi in cui sono avvenuti, nel tardo pomeriggio e per il senso della violazione della propria intimità famigliare.
Impeccabile ed esauriente la relazione del capitano Baldacci che ha voluto presentare quanto avvenuto nella cittadina e non solo. Ha suddiviso questi delitti in 3 categorie: furti i abitazioni, furti con destrezza, frodi alle categorie deboli. Ha presentato strumenti, meccanismi, materiali usati dai malviventi dai classici piedi di porco, a trapani manuali autocostruiti. Ha riportato le modalità utilizzate, dall'arrampicata alla grondaia, ai salti da funamboli delle siepi. Ha dettagliato l'uso degli attuali strumenti informatici, quale sistema per arrivare a conoscere le abitazioni, valutare le auto presenti e studiarne le possibili vie di fuga; con google mapps e la relativa applicazione di street view è possibile arrivare a conoscere bene il luogo da colpire e le strade da utilizzare.
A tutto questo è possibile anteporre una difesa passiva effettuata con porte blindate, tamburi di sicurezza con chiavi non copiabili o addirittura munite di codice pin, applicare fermaporte e chiavistelli, grate adeguate alle finestre dei piani terra, nonché spioncino, che oggi posso essere anche elettronici e quindi muniti di apposito schermo interno accessibile a diverse stature. Ovviamente è necessario non lasciare chiavi in giro, né tanto meno sull'auto magari lasciata aperta.
Per la difesa attiva è possibile utilizzare sistemi di allarme antifurto direttamente collegati con il 112, numero al quale ci si deve riferire anche in caso di sospetti e di persone che vengono a qualificarsi a casa per qualsiasi motivo. Inoltre ha suggerito di fotografare i propri averi al fine di migliorare sia la ricerca per gli investigatori sia la possibile ricerca nelle banche dati disponibili presso il sito web dei carabinieri al fine del ritrovamento degli stessi, da parte dei proprietari.
Tra gli interventi in sala, si sono espressi i malumori di una situazione di quasi coprifuoco, insostenibile, c'è stato chi ha invocato la difesa personale diretta, chi ha chiesto la sicurezza della pena una volta catturati i responsabili. Una ulteriore proposta è venuta dal Coordinatore delle Guardie giurate del WWF Marche il quale ha presentato una recente legge sulla sicurezza delle città (n. 48 del 18 aprile 2017), la quale all'articolo 5 cita esattamente ai fini della sicurezza urbana, ai fini della "prevenzione e contrasto dei fenomeni di criminalita' diffusa e predatoria attraverso servizi e interventi di prossimita', in particolare a vantaggio delle zone maggiormente interessate a fenomeni di degrado, anche coinvolgendo, mediante appositi accordi, le reti territoriali di volontari per la tutela e la salvaguardia dell'arredo urbano, delle aree verdi, e dei parchi cittadini..."
Una proposta che prevede l'utilizzo delle guardie ecologiche, che attraverso il controllo ambientale, possono garantire anche una presenza sul territorio urbano, riferendosi direttamente ai corpi di polizia preposti.Il solo Raggruppamento GEV PU, associazione riconosciuta dal Ministero dell'Ambiente, conta ben 63 soci che potrebbero essere eventualmente utilizzati e coadiuvati da altri volontari, ovviamente dopo aver effettuato l'opportuno corso di formazione.

venerdì 12 gennaio 2018

Ennesimo scarico nel fosso del cimitero

Ennesimo scarico nel fosso del cimitero!

Giovedi 4 gennaio 2018 0re 15,10 strada del cimitero.
Un piccolo assembramento di persone si è fermato ad osservare il fosso che scende dal cimitero. C'è chi è sportivo ed è in corsa, eppure si ferma e telefona, c'è chi viene dal camposanto, prende il telefono per filmare, c'è chi sostiene: “E' l'acqua fangosa del ruscello” (ma non ha piovuto), o anche chi esprime: “Così è un disastro” ma non si fa più vedere, c'è una vicina che si lamenta del cattivo odore, c'è anche chi decide di recarsi dai carabinieri.
Sì, siamo in presenza dell'ennesimo scarico che fluttua schiumeggiando e diffondendo olezzi, lungo il fossato verso il fiume. Dopo un paio d'ore intervengono i carabinieri forestali di Macerata Feltria, ma è il caso di dirlo, tutti i corpi di polizia possono intervenire in questi casi, compresa la polizia locale, seppure impegnata per la befana di Urbania.
L'indomani all'altezza della Bataina, dove arriva il fosso, il fondo è ancora marrone e lo scarico che va a finire all'altezza del Sassone nel fiume lascia il percettibile l'odore di urina.
Aprendo il pozzetto di cemento, è evidente la chiusura mediante un secchio della linea che scende ai pozzi del Bersaglio, cui fluiva nel passato il fosso del cimitero, poi deviato al Sassone. Un secchio che è stato messo da Marche Multiservizi tre o quattro mesi fa, mi dice un vicino.
Resta il fatto che comunque tali scarichi vanno al fiume prima, raggiungendo poi i pozzi di subalveo (è il dislivello del fiume che li alimenta) dei Bensi e del Bersaglio.
Mi chiedo è così che si tutela la salute dei cittadini, senza fare alcunché se non mettere un secchio come tappo? E così che chi si dovrebbe occupare di salute nel nostro territorio, tiene alla nostra? E gli altri amministratori che non facendo granché, non fanno che confermare comportamenti che mettono a repentaglio la nostra salute e offendono la nostra intelligenza.
C'è anche a chi non importa nulla tanto c'è l'acqua della casetta di MarcheMultiservizi, ma quella è la stessa dei nostri rubinetti. Buona bevuta!!!

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         
Video effettuati il 04.01.2018 0re15.15
Foto successive effettuate il 05.01.2018 ore 16,30
 Fosso del cimitero

Fosso del cimitero

Fosso presso la Bataina

 Pozzetto ripartitore; in alto lo scarico verso il Sassone 
a lato il secchio che chiude lo scarico del Bersaglio.

 Lo scarico del Sassone

Lo scarico sullo scoglio del Sassone


Verso il fiume